Gli agricoltori del mare delle isole Kerkennah

– di Anna Folli

Il piccolo arcipelago al largo della costa tunisina.
La leggenda della maga circe. L’esilio di Annibale e di Burghiba. Una popolazione ospitale. Chergui e Garbi, le isole maggiori. Il rito dei matrimoni e la pesca con le anfore. La festa dei molluschi e quella
delle sirene.

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200703-9-3mDa lontano sono così piatte da confondersi con l’orizzonte. Solo avvicinandosi si inizia a scoprire nell’immensità blu il verde delle palme che sembrano spuntare direttamente dal mare. Sono le Kerkennah, le isole della tranquillità e del silenzio. Della natura e del riposo. Si racconta che sia stata Circe, regina di queste terre, a scegliere il loro nome. E che il primo straniero ad approdarvi fosse Ulisse, invano trattenuto dalla bellissima maga che avrebbe voluto tenerlo con sè per sempre.
Da allora nel piccolo arcipelago ad una ventina di chilometri al largo della città tunisina di Sfax, sono arrivati in molti: Fenici, cartaginesi, romani, musulmani, spagnoli e ottomani. I fenici lasciarono molti resti del loro passaggio, mentre i cartaginesi le utilizzarono come base durante le guerre puniche. Ma nessuno di questi popoli riuscì a trasformarle. Non a caso le Kerkennah sono conosciute come “le isole dell’esilio”.
Annibale cercò riparo tra queste spiagge mentre era inseguito dai romani. E in tempi molto più recenti, vi trovò rifugio il padre della Tunisia moderna, Habib Burghiba, in fuga dalla polizia francese. Ad accoglierli c’era sempre una popolazione amichevole e ospitale. La stessa che ancora oggi riceve i turisti con gentilezza e semplicità, pronta a farli partecipare alla vita del villaggio e ad invitarli nelle proprie case per condividere un pasto o addirittura a festeggiare con loro uno dei tanti matrimoni che si celebrano in queste isole. È infatti una consuetudine tunisina venire anche da molto lontano per sposarsi proprio alle Kerkennah, un piccolo paradiso rimasto intatto.
Chergui e Gharbi, le due isole maggiori collegate tra loro da un ponte, sono anche le uniche ad essere abitate. Attorno gli altri dodici isolotti vengono scelti ogni anno per svernare da centinaia di uccelli: cormorani, gabbiani reali, sterne, zafferani e beccapesci sono gli unici ospiti a godersi tanta bellezza.
Un mare incredibile, con piccole onde turchesi che si frangono sulle spiagge dalla sabbia dorata, le ha fatte paragonare alla Polinesia. E ad accrescerne il fascino esotico ci sono centinaia di palme, una delle poche ricchezze di questo angolo sperduto della Tunisia. Gli abitanti dell’isola ne sfruttano ogni piccola parte: con le foglie costruiscono le peschiere, mentre il tronco è utilizzato per costruire le barche e dalla linfa si ottiene il “legmi”, una specie di sciroppo che fermentando diventa una bevanda alcolica simile al vino. Per il resto, le attrattive turistiche vere e proprie sono molto limitate. Chi è in vena di itinerari culturali raggiunge il piccolo castello romano e il sito archeologico della romana Cercina, tutt’ora in corso di scavo. Chi preferisce le bellezze naturalistiche si spinge fino al piccolo deserto salato di Sabka, oppure alle spiagge di una delle poche zone turistiche, Sidi Fenkel, dove il mare è più profondo, incredibilmente chiaro.
Se invece amate la vita mondana e concepite la vacanza come una continua corsa tra una discoteca, un giro per lo shopping e un aperitivo in un locale alla moda, le Kerkennah sono una destinazione da dimenticare. Per apprezzarle, bisogna amare le cose semplici: godere la quiete delle lunghe spiagge frastagliate che alternano golfi e piccole baie, incantarsi davanti al passaggio lento delle eleganti feluche a vela triangolare, oppure provare a condividere con gli abitanti del luogo le giornate scandite dai ritmi della pesca.
Nelle Kerkennah, infatti, tutti pescano fin da bambini. E gli isolani sono chiamati “agricoltori del mare” perché lo specchio d’acqua che le circonda è diviso in appezzamenti come fosse un campo che viene tramandato da padre in figlio. Si pesca con le “gargoulettes”, le anfore con due manici legate come un lungo rosario a venti o trenta per volta e poi depositate sui bassi fondali. Le operazioni iniziano all’alba, in modo che questi strani contenitori rimangano sulla sabbia per tutto il giorno e polipi e seppie abbiano tutto il tempo per introdursi e farsi una tana. Solo alla luce calante del tramonto i pescatori ritornano e le anfore vengono riportate a riva per depositare il loro bottino.
L’abbondanza di molluschi in queste isole è tale che viene addirittura organizzata una festa, l’ultimo weekend di marzo, per celebrare la fine della stagione della pesca, con canti e grandi pranzi collettivi.
Grande animazione nella proverbiale tranquillità delle Kerkennah anche l’ultima settimana di luglio e la prima di agosto, quando per il Festival delle Sirene le bande folcloristiche sfilano lungo la via principale della piccola capitale: Rempla. Poi tutto torna alla tranquillità di sempre. Nell’ultima passeggiata, lungo le vie di terra battuta in cui non esiste l’illuminazione pubblica, ci si lascia guidare soltanto dalla luce delle stelle. E nel silenzio c’è sempre chi è disposto a raccontare antiche storie di spose musulmane adultere esiliate nelle Kerkennah o di bellissime isolane rapite dai bey di Tunisi e rinchiuse negli harem.
Ma alle prime luci del mattino tutto è pronto per cominciare un’altra giornata di mare.

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Un commento su “Gli agricoltori del mare delle isole Kerkennah

  1. michele palumbo 02/12/2015 at 12:12 - Reply

    sarei veramente attratto da queste isole cosìfuori dai soliti circuiti turistici.vorrei tanto passare almeno una settimana a pescare. Fatemi sapere per favore se è possibile farsi accompagnare da qualche isolano con la barca a fare qualche pescata.Grazie in anticipo.attendo notizie via E.Mail. cordiali saluti

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