Gli amici del muretto a Marina di Campo

– di Raffaele Sandolo

Un paese di riti antichi: la passeggiata sul lungomare, i saluti, le conversazioni, le amicizie che si rinsaldano.
Un angolo sereno dell’Isola d’Elba.

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200604-12-3m>Marina di Campo, nel sole di un mattino di mezz’estate, immersi nel silenzio del mare e affascinati dal paesaggio. Dal moletto, seduti su una bitta, colonnetta bassa e robusta di granito utilizzata dalle barche per gli ormeggi, guardando verso la spiaggia, si può ammirare l’ampio panorama in tutto il suo splendore. Dietro, nello specchio d’acqua di mezzo, di fronte alle Scalinate, non ci sono più i bastimenti di un tempo, dedicati al trasporto delle botti di vino e del granito ma solo pescherecci, motoscafi e panfili.
Di fronte, la bellezza di Campo, così chiamato il paese dagli elbani, si esprime con colori e profumi in un’atmosfera serena che incanta l’animo. Il mare e la spiaggia, il piano e i monti infondono serenità ed evidenziano le cime frastagliate delle Calanche, tinte di un leggero rosa. Scorrendo l’occhio lungo la linea arcuata che segue la spiaggia, dove oggi il lungomare Generale Fabio Mibelli si allunga presentando nel lato mare delle splendide piante di oleandro e un filare di pini dalle verdi chiome da cui spunta il campanile della nuova chiesa di San Gaetano. Lo sguardo si posa sull’armonia delle forme e dei colori e nascono emozioni profonde dal sapore d’antico.
Sulla sinistra si vede piazzetta Milano, ex piazza del Tembien, dove la vecchia fontana, gioia di grandi e di bambini, è stata sostituita dalla nuova fontana, sempre circolare, di stile moderno. Sulla piazzetta c’è una facciata del Residence Miramare, ex Albergo-Ristorante Principe Vittorio Emanuele e poi Albergo Miramare di Ezio Dini, che nasconde via delle Case Nuove. Nella via si trova il caseggiato che fu del Generale Fabio Mibelli, personaggio molto stimato dai campesi, che preferiva tuttavia vivere nella sua villa di Galenzana, nel silenzio della natura.
A fianco dell’Albergo s’intravede piazza della Vittoria, chiamata comunemente piazza del Monumento, dove si trovava il caratteristico Caffè-Trattoria La Serenella già Attilio di Ruggero Pisani e si trova ancora il monumento ai caduti delle due guerre mondiali con l’angelo della vittoria ad ali aperte, vanto dei campesi.
Più avanti si vede il palazzo Tesei-Del Buono, dove hanno passato giornate felici sia l’eroe Teseo Tesei che lo scrittore Oreste del Buono. Il palazzo, appartenuto alle due gloriose famiglie, precede il giardino della famiglia Conti con la villetta di stile anni Venti, dove l’ambasciatore Luciano ha spesso trascorso giorni lieti assieme agli amici politici del suo tempo.
Passata la foce del fosso degli Alzi, c’è il palazzo della famiglia Tiscornia e, di fronte, il Club del Mare. Proseguendo fino ad un centinaio di metri, imponente fra palme alte e rigogliose, si presenta la splendida villa della famiglia di Zenobia Tesei e poi l’Hotel Select, di stile moderno. Quasi di fronte, sull’arenile, c’è Il Capriccio, l’antesignano del turismo campese. La famiglia Natucci ha creato verso il 1950, con forte volontà e spirito creativo, questa prima oasi per la balneazione, affiancando le diffuse baracchine padronali d’un tempo, in legno e tinte con fantasia. Proseguendo dall’Hotel si passa sull’area del Campello, dove i giovani dell’anteguerra e del dopoguerra giocavano al calcio. Poi, passando per La Marinella, voluta dal dott. Danilo Colombi, medico condotto amato e stimato a Campo, si arriva sul terreno agricolo appartenuto a Cesare Battaglini, quindi all’Hotel Riva e al fosso del Bovalico, dove nel passato crescevano rigogliosi i giunchi che, essiccati, venivano utilizzati dai pescatori per fare le nasse.
Nella zona c’era un vecchio monumento di granito con tre bandiere in bassorilievo, dedicato ai soldati americani, francesi e inglesi caduti nel 1944 sulla costa campese. Sul luogo, antecedentemente, furono predisposti due distinti cimiteri, con solo tombe e croci, con i corpi dei combattenti sotto le due contrapposte bandiere. Oggi il monumento, fatto dall’artista scalpellino Giovanni Catta, si trova davanti al vecchio cimitero in presenza di due vecchi cannoncini della guerra 1915-18 assieme a una lapide, ivi spostata da La Foce, in memoria dei soldati senegalesi morti nell’attacco alla costa sud dell’Elba.
Immediatamente dopo il fosso si trova la villa della famiglia Nomellini, costruita nello stile tipico degli anni Venti e successivamente modificata, dove ha trascorso anni sereni, assieme ad altri amici artisti, il pittore Plinio Nomellini. Segue, dopo qualche decina di metri, la villa del senatore Braccesi e l’Hotel Montecristo. Quindi si presenta la bella pineta di Campo dove c’era il Club Mediterranée, prima organizzazione turistica internazionale interessata alle bellezze della natura dell’Elba, che portò una ventata di novità particolarmente apprezzate dai giovani.
Dal 1900 ad oggi, Campo è molto cambiato, dapprima sotto l’impulso dell’agricoltura, poi della pesca e del turismo. Sono cambiati taluni aspetti esteriori del lungomare negli ultimi cinquanta anni, particolarmente per la presenza di attività commerciali, moderni bar e nuove villette padronali.
Molto è cambiato, ma sono rimasti quasi immutati i monumenti, maestri di storia e di vita passata, che si trovano soprattutto ai lati del lungomare Generale Fabio Mibelli e permane lo spirito isolano, pratico e talvolta isolato, critico ma impegnato nella sua specifica laboriosità, spesso aperto alle gioie della vita e continuamente immerso nella cultura toscana e nazionale.
Presi da tali pensieri, lo sguardo si posa sul Club del mare, posizionato sulla spiaggia, con la sua nuova sede e il giardino dall’altra parte della strada. E’ stato per molti anni il salotto delle famiglie borghesi e, nell’ultimo periodo, frequentato da vecchi marinai e giovani velisti.
Quando il tempo è buono, soprattutto nel periodo estivo, sul muretto dietro il Club, nel tardo pomeriggio, è facile scorgere dei marinai seduti l’uno accanto all’altro. Qualche volta vengono occupate anche le due panchine di fronte.
Si possono vedere Scipione Greco, Elbano Battaglini, Flavio Zoppi, Angiolo Mattera, Fulvio Tesei, Franco Baldetti, Pasqualino Esercitato ed altri, talvolta perduti nei ricordi, altre volte attenti ai fatti del giorno. Giovanni Esercitato, con i suoi novantasei anni, ascolta silenzioso le chiacchiere dei marinai. Idilio ed Egisto Spinetti, nella loro passeggiata sul lungomare, si fermano spesso e partecipano attenti alla conversazione.
Tornano e rivivono i personaggi del passato della marineria campese. Si parla di Fausto Dini, Telemaco Mattera, Andrea Mattera, Celestino Spinetti, Enzo Battaglini, Terzo Ditel come pure di Giuseppe Spinetti, Agostino Bontempelli, Gaetano Danesi, Silvestro Bartolomei. E poi di Ezio Gimelli, Mario Dini e Ermanno Cocchi, che hanno navigato su rotte transoceaniche. Infine le parole toccano Ezio Battaglini, Michele Sirabella e Gigetto Mattera che, nel recente passato, hanno fatto parte del gruppo sul lungomare.
Gli amici del muretto raccontano le avventure nei mari lontani, sui velieri o sui transatlantici, e i momenti drammatici passati lontano dalle famiglie. In questa atmosfera ogni tanto si discute con passione e si fanno pettegolezzi. Ma poi, alla fine, tutto finisce nel nulla e prevalgono l’ironia e il sarcasmo.
Giampaolo Mattera, accompagnato dalla moglie Aurora e dai nipotini, fiancheggiando il muretto nella sua passeggiata serale sul lungomare, accenna un saluto. Mauro Dini assieme alla moglie Rita, verso il tramonto, rientra nel verde giardino della sua villetta che fronteggia il mare e, da lontano, saluta gli amici coinvolti in frenetiche conversazioni. Passano Rino Costantino in bicicletta e Claudio Baldetti a passo tranquillo, con la moglie Corinna appena uscita dal negozio dove lavora. Attraversando il ponte degli Alzi danno uno sguardo al muretto ormai silenzioso e continuano per la loro strada.
Il lungomare di Campo offre ogni giorno, al calar del sole, come pure nel dopocena, incontri di gruppi familiari e di nuovi amici. Continua la vita. Si rinnovano le amicizie vicino al mare, mentre la spiaggia si ravviva ogni giorno con riti ripetitivi. Nascono nuovi amori e cadono le prime lacrime dagli occhi di giovani innamorati. I vecchi marinai, con passo lento e talvolta appesantito, dopo aver rivissuto le emozioni di un tempo, si avviano verso casa con l’animo colmo di speranza ed aperto al domani. Il lungomare continua la sua vita anche di notte accompagnato dal ritmo delle onde della spiaggia vicina e dai teneri sussurri notturni.
I pensieri e le immagini danzano nella mente mentre dal moletto si continua ad ammirare il lungomare. Il sole s’innalza e comincia a fare caldo. Sulla riva del mare vi sono delle barche a vela pronte a prendere il largo. Non ci sono più i ragazzi che fanno le gare con piccole barche a vela, costruite con le proprie mani utilizzando le pitte, sorta di rami secchi delle palme. Schiamazzano ancora i ragazzi mentre fanno competizioni sportive nel circuito costruito sulla sabbia usando palline di vetro colorato e non più le palle marine. Rimangono i gabbiani che volano sul porto per allontanarsi, planando dolcemente, verso gli scogli alti e la collina vicina dove si trova l’antica torre a protezione del paese.
Il golfo di Campo presto si anima di vele bianche che si allontanano dalla spiaggia e vanno sulle onde di maestrale, biancheggianti, saltellanti, sussurranti. La vela tesa delle barche con i giovani al timone, mentre va ondeggiando verso l’orizzonte, saluta da lontano i bambini che giocano sul muretto lungo il viale, seguiti dal sorriso amorevole dei nonni.

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