Gli sbuffi di Stromboli

– di Adriano Cisternino

Meno turisti senza lo spettacolo del fuoco.
I francesi restano gli ospiti più fedeli, suggestionati dalle cronache di Dumas.
Vita più cara sull’isola.
Le iniziative della libreria con giardino e l’anteprima del film “Noi due”.
La discoteca sulla spiaggia.

200712-13-1mOra “Iddu” non fa più paura, se mai ne ha fatta. E un po’ ne fece quando provocò lo “tsunami” del 28 dicembre 2002 martoriando diverse case del lungomare, da Piscità a Ficogrande, fino a Scari. Fece paura soprattutto ad alcuni fra gli abituali frequentatori estivi dell’isola, che per qualche anno si sono orientati verso altre mete, altre isole, altri mari. Salvo poi a pentirsene, col tempo, ad avvertire la nostalgia del fascino irresistibile di Iddu, perché poi hanno cercato inutilmente di ritornare in quelle casette bianche con terrazzo e bisuoli (panche in muratura) nelle quali avevano trascorso l’estate per decenni.
Ma le hanno trovate occupate, perché chi le ha “assaporate” per una volta, sfidando paure ed eccessivi allarmismi diffusi all’inizio del 2003, poi non le ha più lasciate, rinnovando di anno in anno l’impegno a tornare in quelle dimore estive.
Stromboli è così, aspra e selvaggia, ma sincera e affettuosa, per cui la ami o la odi, l’accetti o la rifiuti. Non ammette le mezze misure, non tollera tradimenti e ripensamenti, tanto più per un piccolo “tsunami”, di proporzioni non oceaniche ma formato “Mare Nostrum” al quale si è abbandonata per un improvviso capriccio.
E non a caso gli ha dato sfogo il 28 dicembre. Se avesse voluto accanirsi con malvagità e ferocia l’avrebbe scatenato in estate, quando la gente è sulla spiaggia, rilassata e spensierata, e allora sì che sarebbe stata una tragedia.
Quest’anno c’è stata una colata lavica il 27 febbraio e la Protezione civile ha chiuso l’accesso alla vetta del vulcano: non si poteva andare oltre i 400 metri. Ma dal 6 agosto è stato ripristinato il “semaforo verde” fino ai 918 metri della vetta e quindi sono riprese anche le escursioni guidate al cratere dove di sera si può godere la vista delle esplosioni di lava incandescente, spettacolo unico che fa di Stromboli una meta privilegiata soprattutto degli stranieri.
In passato zampilli di fuoco erano visibili di notte anche dal mare. Lo spettacolo cominciava già con l’arrivo sull’isola, con la nave, all’alba, quando in prossimità dell’attracco ci si affacciava verso la vetta e si potevano vedere i primi zampilli di fuoco: erano una specie di benvenuto di “Iddu” ai nuovi arrivati. Stessa scena la sera della partenza, quando quelle esplosioni venivano interpretate come un “arrivederci” del vulcano a chi partiva. Poi si sono visti solo sbuffi di fumo, ma col tempo il vulcano sta riprendendo gradualmente la sua normale attività.
“Il 7 aprile la colata si è esaurita – spiega Mario Zaia, barba da profeta, decano delle guide strombolane – e non ci sono state più esplosioni, per cui vengono fuori solo sbuffi di cenere.
Ma poi il fuoco ha ripreso ad emergere per cui da sopra, col buio, lo si vede bene. Per poterlo vedere anche da giù occorre tempo”.
Detta in termini moderni, insomma, il vulcano deve ricaricare le batterie e tra non molto vedrete che saprà riproporre i fuochi d’artificio. E allora, altro che Piedigrotta!
Naturalmente senza fuoco e senza la possibilità di salire in cima, l’affluenza turistica sull’isola è calata sensibilmente.
“A luglio ed agosto – precisa Zaia – non si poteva arrivare in cima e c’è stata una flessione di circa il 50 per cento rispetto all’anno scorso. Si sa, l’escursione al vulcano è trainante.
Ma già a settembre abbiamo registrato un notevole incremento di prenotazioni, soprattutto di stranieri, con prevalenza di francesi che rappresentano da soli circa il 60-70 per cento delle presenze. I francesi amano lo Stromboli, dai tempi di Dumas.
Potessero smontarlo e portarselo sulla Manica lo farebbero subito. Poi vengono i tedeschi, che però negli ultimi anni sono in calo. In compenso abbiamo visto più slavi, ma anche gli spagnoli hanno scoperto il fascino del nostro vulcano”.
La flessione delle presenze è dovuta un po’ anche ad una certa lievitazione di prezzi negli ultimi anni, a cominciare dai fitti delle case. “E’ vero, siamo cari – conferma Zaia – ma se Stromboli è cara dipende anche dalla lunghezza del viaggio.
Arrivare fin quaggiù dal centro Europa non è semplice né economico, per non parlare dei disagi accresciuti da quando d’estate non c’è più la nave sei giorni su sette ma soltanto due. Insomma le componenti sono diverse e tutto, nel suo insieme, fa parte anche dei cambiamenti della vita sull’isola. Va bene che questa è un’isola, ma non siamo poi del tutto isolati dal resto del mondo! C’è stato, per esempio, chi si è scandalizzato perché da qualche anno su alcune spiagge sono apparsi lettini ed ombrelloni a noleggio. Le nostre spiagge, fra cale e calette, sono sempre state totalmente libere, e continuano ad esserlo. Ma se c’è anche gente che vuole il lettino e l’ombrellone perché non dovremmo darglieli?”
Il vero problema estivo di Stromboli, in realtà, sono i barconi di turisti “mordi e fuggi”.
“Questo fenomeno – spiega Zaia – è passato in pochi anni dai quattro o cinque a dieci e più barconi al giorno. Un giorno, mentre salivo sul vulcano ne ho contati quattordici, dei quali molti piuttosto grossi. Considerato che ognuno porta mediamente 300 persone, nel giro di poche ore sbarcano sull’isola tre, quattromila persone. Noi non abbiamo le strutture per soddisfare le esigenze di tutta questa gente. Arrivano, magari comprano pure, ma hanno anche bisogno di spazi, di servizi igienici, producono spazzatura e noi non siamo attrezzati per tanta gente, non ce la facciamo, è uno sforzo che non possiamo sopportare”.
Il problema è stato affrontato anche a livello politico, ma evidentemente con risultati non ancora soddisfacenti. Altri piccoli e grandi problemi emergono più o meno periodicamente, come la frequenza crescente dell’inquinamento acustico prodotto dalle “lapi”, i tricicli a motore che sono il mezzo di trasporto più usato per portare persone e generi alimentari attraverso le stradine strette e talora incassate fra i muri delle case bianche sui quali spesso trovi un gatto appollaiato.
Se ne lamentò a suo tempo anche il presidente Giorgio Napolitano che prima di salire al Quirinale amava trascorrere una fetta delle sue vacanze in quest’isola dove il profumo del gelsomino ti fa riconoscere certe strade anche ad occhi chiusi e l’assenza di illuminazione stradale consente ancora una piena visione del cielo stellato (il 10 agosto qui è un festival di stelle cadenti). L’inquinamento acustico è stato in parte contenuto dalla sempre maggiore diffusione dei taxi elettrici.
Da qualche anno si va diffondendo anche un filone di iniziative culturali, sostenute dalla “Libreria dell’Isola” che, oltre a dispensare rilassanti letture, dispone di un giardino dove col fresco della sera si proiettano film, si presentano libri, si tengono conferenze. L’estate scorsa, per esempio, Lidia Ravera, strombolana di seconda casa, indimenticata coautrice di “Porci con le ali”, ha presentato il suo ultimo romanzo “Eterna ragazza”, in buona parte ambientato proprio su questa magica isola. E c’è stata anche l’anteprima del film “Noi due”, opera prima del regista milanese Enzo Papetti, una commedia ironica sulla crisi di un uomo alle prese col proprio doppio, narcisistico e spregiudicato, che lo porta a cacciarsi in situazioni comiche e paradossali. Il film dovrebbe essere nelle sale in primavera.
E i più giovani come si divertono, visto che non c’è neanche una discoteca? Si divertono, certo che si divertono, perché la discoteca l’hanno letteralmente inventata sulla spiaggia dei Petrazzi, dove intorno alla mezzanotte, con un generatore e alcuni altoparlanti, un esperto “deejay” fa musica-house fino all’alba quando, stanchi e assonnati, i ragazzi vanno al bar del porto per mangiare il cornetto caldo, ultima emozione prima di andare a dormire, mentre il sole fa capolino dietro lo scoglio di Strombolicchio.

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