I giganti del mare

– di Mimmo Carratelli

La Capri-Napoli, la più suggestiva maratona di gran fondo al mondo, rivive in un suggestivo libro di Franco Esposito e Marco Lobasso che ne raccontano la storia, gli aneddoti, i retroscena, i personaggi, i vincitori. L’impresa di Giulio Travaglio, “il caimano di Baia”, e le bracciate della caprese Anna Mazzola nell’albo d’oro tra i “coccodrilli del Nilo”, il campione argentino Camarero, lo studente di Chicago John Kinsella, il biondone di Spalato Veljko Rogosic, l’affascinante egiziana Soheir Baki e la travolgente ungherese Magda Molnar.
Mezzo secolo di traversate.

Quelle prime bracciate di Marieh Hassan Hammad, egiziano gigantesco di un metro e novanta, i piedi come pinne, 49 di scarpe, batterono per la prima volte le onde da Capri a Napoli, 18 miglia marine (35 chilometri), inaugurando la storica maratona del mare nel golfo di Napoli e il suo albo d’oro di 45 vincitori nel corso di oltre mezzo secolo. Nata da una pazza idea di Alberto Barone, un colosso di uomo e di idee, e vivacizzata, cullata e organizzata da Lello Barbuto, indimenticabile ragazzone del giornalismo napoletano, il cuore di zucchero e la statura imponente e dondolante, la Capri-Napoli si impose subito, nell’ineguagliabile scenario del golfo, come una delle più prestigiose e affascinanti gare natatorie mondiali di gran fondo.
Uno splendido libro (“I giganti del mare”, Guida Editore), scritto da Franco Esposito e Marco Lobasso, giornalisti di due generazioni di talento napoletano, ne ripercorre le storie, i personaggi, le battaglie in una ridda di ricordi suggestivi. Fu così che Napoli scoprì e conobbe i famosi “coccodrilli del Nilo”, imbattibili maratoneti del mare, giganti grondanti grasso di foca, e i più famosi nuotatori sulle lunghe distanze, primo fra tutti l’argentino Alfredo Camarero, prodigioso domatore di onde e commerciante di pelli a Buenos Aires, e poi il messicano Tonathiu Gutierrez, un discendente acquatico degli aztechi di professione biologo, e il siriano Mohamed Zeytun che pregava Allah di scatenare bufere nel golfo perché nelle bufere lui era un asso.
Con l’ungherese Laszlo Kovacs, che dedicò la vittoria alla moglie in attesa di un bimbo, e che aveva divorato alla partenza lardo affumicato, pomodori con paprika e cento grammi di burro, furono i primi vincitori della maratona marina da Capri a Napoli. In quegli anni, il direttore de “Il Mattino”, organizzatore della manifestazione, era Giovanni Ansaldo, imponente come un bronzo di Riace. L’anno in cui andammo a Capri su una motovedetta della Marina militare ondeggiante su un mare capriccioso, ai lati dell’albero svettante della nave due alberi umani, dritti e massicci, accompagnavano il dondolio della motovedetta. Uno era Alberto Barone in abito scuro, l’altro era Giovanni Ansaldo in abito di lino chiaro. Alla Capri-Napoli ci attrasse Lello Barbuto col suo entusiasmo e le curiosità che sapeva dispensarci dopo le centinaia di telefonate in tutto il mondo per convocare a Napoli i coccodrilli, i caimani e gli alligatori del mare perché la Capri-Napoli fosse un autentico campionato del mondo.
Nel libro di Esposito e Lo Basso sfilano tutti i personaggi della maratona nel golfo da Giulio Travaglio, il “caimano di Baia”, vincitore di quattro edizioni consecutive, al biondone di Spalato con basettoni Veljko Rogosic, all’americano John Kinsella, studente universitario a Chicago dal crawl spettacolare, all’australiano Diavid O’ Brien, all’argentino Claudio Plit che venne a nuotare nel golfo per la prima volta a 19 anni e che fu col contabile californiano Paul Asmuth la “stella” degli anni Ottanta, a Damian Blaum, vincitore dell’ultima Capri-Napoli.
E poi le donne, dall’inglese Margaret Feathers, la prima vincitrice, alla suggestiva ungherese Magda Molnar che mangiava sino a cento pere alla partenza e fece innamorare un giornalista napoletano, a Gaby Vegny, la “principessa del Nilo”, di professione hostess, all’affascinante egiziana Soheir Baki, alla caprese Anna Mazzola figlia di pescatori e alle altre due italiane che hanno vinto nel golfo, la minuscola biondina di Anagni Alessandra Romiti e la piemontesina bruna Camilla Frediani.
Aneddoti e retroscena arricchiscono il racconto di Esposito e Lobasso, le serate mondane in Piazzetta a Capri (erano gli anni di “Luna caprese” di Augusto Cesareo), le partenze da Marina Grande, gli arrivi in via Caracciolo all’altezza della Colonna spezzata, le feste al Circolo della stampa. Negli anni Duemila, Elio Cotena, indimenticato campione di boxe, e suo figlio Luciano hanno riportato in auge la Capri-Napoli che era mancata per undici anni. La favola del mare continua.

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