I gioielli di Chiaia

– di Anna Maria Siena Chianese

La distruzione del Bar Guida, celebre per la marronita e punto di incontro irrinunciabile nel centro-bene di Napoli, e l’ultima “scomparsa” di una serie di negozi, botteghe, cinema che hanno impoverito la zona da Piazza Amedeo alla Riviera, a Piazza Plebiscito. Una sala cinematografica e diventata supermercato. Ma c’e chi resiste nel gusto delle vetrine, dell’accoglienza dei clienti e delle proposte commerciali. Sono i negozi dai nomi storici e delle frequentazioni fedeli da una generazione all’altra.

L’ auspicio di nascere sotto una buona stella si addice a persone e cose, a citta e quartieri: a Napoli la dolce e luminosa stella della bellezza, che ha unito colline cieli alberi e mare in un millenario dialogo di ininterrotta armonia, ha concesso l’ambiguo dono di concentrare ed esprimere le sue diverse anime in piccoli centri modellati su mestieri, temperamenti, scopi e bisogni dei suoi abitanti.

Il polimorfismo e il multicentrismo della citta, radicatisi nei millenni, hanno consentito fino a qualche decennio fa di credere che le diverse anime originarie, una per quartiere, asseriva Domenico Rea, ancora sussistessero, ancorate al fil rouge della loro nascita e della loro storia come a una cifra identitaria e differenziatrice.

Non ci soffermeremo a parlare del perche della omologazione che le diverse zone della citta hanno subito negli ultimi lustri, problema socioeconomico e antropologico prima che cittadino, culturale prima che geografico, sostanzialmente politico, ma e sotto gli occhi di tutti che il veloce uniformarsi tra loro dei diversi quartieri in un comune imbarbarimento, privo di memorie e di radici, ne ha distrutto le caratteristiche modellatesi, nel bene e nel male, sulle esigenze sociali e culturali degli abitanti, in una osmosi dal sia pur precario equilibrio.

In uno dei quartieri di Napoli, il fu quartiere di Chiaia, su via dei Mille e via Nisco, negli spazi oggi occupati dalla Upim, si aprivano decenni fa due cinema, l’Alhambra e il Corona dove, come in tutti gli innumerevoli cinema della Napoli di allora, venivano proiettati film in buona parte oggi considerati di culto. Noi della zona che frequentavamo quelle sale e gustavamo, quasi quanto il film, il gelato di marronita e panna che ci giungeva dal dirimpettaio Bar Guida ce ne scambiamo ancora, nei nostri incontri. il ricordo e la nostalgia. Adagiata su uno strato di gelato di castagna, la panna si gonfiava in riccioli candidi cosparsi di frammenti di nocciole abbrustolite, in una delicata sinfonia di sapori. La marronita di Guida era solo uno dei punti clou del Bar che si era spostato da via Nisco a via dei Mille e dell’antica latteria aveva conservato intatta la fama e la storia. Nell’era precedente la nascita del supermercato, le porte sempre aperte del nostro Bar erano la salvezza domenicale per gli abitanti della zona e introducevano alle lusinghe di insuperati sapori.

Nei decenni il Bar Guida, pur nei passaggi di mano, conservo la sua centralita nel quartiere di Chiaia, a via dei Mille, nel bel palazzo secolare che, insieme alle ville suburbane dei d’Avalos e dei Roccella, contribuisce a nobilitare il lato destro della strada verso Piazza Amedeo. Il quartiere si andava intanto modificando, perdendo via via i propri connotati storici e ambientali tra i quali, e prima di ogni altro, il rispetto dei luoghi e delle persone e la sicurezza pubblica e privata.

Piu antico dei pochi negozi storici ancora aperti nella zona, accomunati tutti dai problemi che andavano sorgendo a carico dell’ambiente, il nostro Bar sembrava apparentemente destinato, sia per anzianita che per nobilta logistica, a superare indenne gli assalti delle diverse sfortune delle quali la citta e sempre piu spesso vittima. Pure, a differenza di quanto di solito avviene agli antichi negozi della citta, oppressi da crisi economiche, dal decadimento del gusto e da un aumento sconsiderato di canoni di locazione, il Bar Guida non e morto di lenta morte naturale, ma di morte violenta per mano di ignoti, evento fino a qualche anno fa riservato a zone della citta dove le prepotenze, camuffate da diritti, vengono di solito rivendicate prescindendo da ogni codice, specialmente civile. Morto di un male fulminante per virus ancora sconosciuti, la scomparsa del Bar Guida non ha commosso, almeno apparentemente, nessuno dei suoi parenti prossimi, e ci sentiamo di considerar tali tutti i negozi storici della zona, da Piazza Plebiscito a Piazza dei Martiri, a Piazza Amedeo, a Piazza Vittoria, alla Riviera di Chiaia. In mancanza di altre partecipazioni alla scomparsa dell’antico Bar della nostra giovinezza, ecco dunque queste nostre piccole note. Siamo tra gli illusi che ritengono le testimonianze del passato, siano esse libri e statue, abiti e mode, paesaggi e musiche, capaci di rallentare il corso delle diverse e annientanti derive, tra le quali quella dalla memoria e una delle piu pericolose. Molte storie ormai dimenticate e molti splendori segreti potrebbero farci da memoria e da guida in questa nostra citta contesa da almeno due stelle, ma fermiamoci ai negozi storici del sempre piu ex quartiere Chiaia che ci hanno accompagnato negli anni, contribuendo a guidare il nostro gusto e ad appagare i nostri desideri. Molti di essi sono ancora qui, inconfondibili con quelli di piu recente generazione.

In essi, che conservano nella ditta il nome del titolare, prova di responsabilita e di onesta di intenti, tuttora ci accolgono i proprietari con signorile confidenzialita, dovuta a decenni di frequentazione. Qui non si avvicendano stremate commesse oppresse da luci accese tutto il giorno come nelle stie dei polli di allevamento, assordate da insostenibili decibel e che nessuna legge, nemmeno quella della protezione degli animali, protegge da un inquinamento acustico ed elettrico spinto oltre i limiti di guardia. Accuratamente illuminati, senza specchietti musicali a far da richiamo, da Trucchi a Gaito, ad Aldanese, dalla incantevole vetrina di merletti e piume, a Canestrelli, a Sirsan, a Gallotta, a De Simone, a Montemurro, a Portolano, a Monetti, a Marinella, a Ferragamo, a Tramontano, e un succedersi di vetrine dove la tendenza dei gusti e della moda viene consacrata con inconfondibile stile.

Ecco Celestino, che inizio noi ragazzine in erba alle seduzioni della sua innovativa lingerie; ecco Buonanno, che ha avvolto i nostri figli e nipoti nella magica morbidezza dei suoi Petit Bateau e ne conserva l’eleganza; ecco Old England, con le sue inconfondibili vetrine; ecco Argenio, che fa della sua attivita il corollario della sua speranza di civilta e di benessere, conservando nella finezza delle sue scelte la tradizione dei grandi sarti napoletani; ecco de’ Nobili con le sue gemme luminose, il curatissimo, elegante Buonfantino; ed ancora Magnifique, Rubinacci, Frette, Caggiula, tutti eccellenti nei loro generi. Molti dei negozi storici della nostra giovinezza sono ancora li, a farci da coordinate spaziotemporali non diversamente dalle musiche e dalle letture che hanno segnato il nostro percorso di vita, insieme alle vere e proprie botteghe d’arte: i fratelli Piccini, la Femme Chic, Bambi, la Maison Suisse, Cini, Peter Pan, Domus, Blasi, Knight e, ultima, Buccafusca e Unica, con la sua nuvoletta profumata di cacao, di fronte all’insuperato negozio di Radice che avrebbe potuto fornire Ermes delle sue ali e al ricordo del quale gli attuali carri armati, pardon, scarponi firmati, stanno li a pochi passi, simboli del degrado del gusto, pur se al loro novello altare si reca quotidianamente, invece di un dio dai calzari d’oro, una ininterrotta fila di strani questuanti anch’essi, ahime, firmati …

Questa sorta di rimembranza puo sembrare eccessiva per un Bar mortalmente vandalizzato, per uno dei tanti punti di riferimento perduti. Eppure, sentimentalismo e nostalgia non ci sembrano i termini giusti per definire il disagio che ancora ci coglie andando a far la spesa al vecchio Cinema Alcione, dove ci accoglievano Cary Grant e Grace Kelly in “Caccia al ladro”, reclamizzato dalle bandierine sventolanti sugli alberelli appena piantati dinanzi al Liceo Umberto.

Altrettanto dolorosa e la scomparsa nel centro antico delle piccole oreficerie, delle botteghe dei libretti di preghiera per la prima comunione incastonati di madreperla; delle pietre semipreziose, perline, coralli coi quali ricamare scialli e abiti; dei grandi paralumi di pizzo per gli antichi lumi a petrolio di porcellana adibiti a lampadari da tavolo. Tutti scomparsi per far posto ai negozi che celano dietro nomi di fantasia l’effimero del loro passaggio su questo mondo. Negozi storici chiusi, cinema spariti insieme a tanti altri segni e testimonianze della cui scomparsa quasi non ci accorgiamo piu, si portano via brani di memoria e di vita e buona parte di quella bellezza e finezza del vivere che abbiamo gratuitamente ereditato lasciandola poi disperdere ai venti dell’indifferenza e dell’incuria, a danno delle nuove generazioni.

Quanto al nostro Bar non guasterebbe, al posto di una prece, troppo definitiva, che qualcuno ne parlasse per ricordare la sua piccola storia di protagonista di un’epoca, le sue porte sempre aperte e le sue soffici, artigianali, indimenticabili marronite.

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