I piceni nel golfo di Salerno

– di Ugo Lanciotti e Adriano de Luna

La grande emigrazione dall’Adriatico in Campania voluta da Roma fu determinante per la bonifica e lo sviluppo agricolo del territorio loro assegnato, ma essi furono anche grandi protagonisti delle guerre puniche col contributo di boscaioli, che traevano il legno dalle selve e lo lavoravano per costruire le navi romane, di impeciatori (erano maestri nel ricavare la pece e nel suo utilizzo), di rematori e soldati.

I piceni vennero trasferiti dai romani in un entroterra montagnoso ed incolto ai margini della ricchissima Campania, e soprattutto vicino al mare, sopra il golfo di Salerno. La bonifica era importante per i romani perche, eliminando le barriere naturali, consentiva di aprire strade e commerci per integrare anche le popolazioni piu isolate in un unico sistema economico e produttivo. Ai piceni, affacciandosi sul Tirreno meridionale, in un’area vicina al mondo ricco di allora, si permetteva un collegamento facile verso tutte le aree del Mediterraneo controllate dai greci e dai cartaginesi.

Il mare rimaneva sostanzialmente la via commerciale di allora. Parte del legname della bonifica delle montagne veniva utilizzato nei cantieri del golfo oppure nelle urbanizzazioni ed anche come legname da combustione. Per questi lavori c’erano i piceni. Diventava una necessita sia lo sviluppo della flotta commerciale per l’incremento dei commerci, sia di quella militare per il controllo della costa troppo estesa. Lo sviluppo dell’area, tutt’altro che spontaneo, era sostenuto dalle grosse commesse dello Stato romano che aveva urgenza di navi per difendere la costa, ma anche per i commerci da proteggere sul mare. Non e dato sapere se fin dall’inizio della emigrazione furono sviluppati cantieri navali a Salerno e a Paestum, anche se Napoli ed Elea via mare non erano cosi lontane.

Fissate dai romani le grandi scelte, dal territorio da bonificare si riusciva a definire lo sviluppo dell’agricoltura e i commerci necessari. Dall’entita dei commerci e dalle commesse militari marine si intravede la dimensione e lo sviluppo dei cantieri navali. Attorno ad essi si determinavano gli insediamenti abitativi. Alla stessa maniera si stabilivano gli insediamenti attorno alle tre citta portuali per lo sviluppo del commercio marittimo. Si garantiva, cosi, l’assorbimento di grosse quantita di legname grezzo o semilavorato a sostegno del lavoro di bonifica.

Le popolazioni preesistenti, da Stabia a Sorrento fino a Paestum, non erano molto numerose, radunate in poche citta greche, di cui una divenuta colonia romana e un’altra colonia sannita, strette tra il mare ed un entroterra montagnoso incolto, toccato appena dal seminomadismo pastorale. L’assorbimento complessivo attorno al Golfo di Salerno fu di 8090mila piceni, la maggior parte impegnata in opere di bonifica agricola, in minima parte in attivita di lavoro nei cantieri edili e navali, nei commerci marittimi e nelle attivita portuali. Certamente l’urbanizzazione era di molto superiore a quella nell’intero Piceno adriatico.

La maggior parte degli elementi urbanizzati, in villaggi attorno ai centri urbani Paestum, Marcina e Salerno, lavorava nelle produzioni agricole vicino al golfo, da Sorrento fino a Paestum. I piceni portarono avanti la bonifica delle montagne dell’interno per impiantare produzioni agricole per l’autosufficienza alimentare, secondo la vecchia tradizione picena. Bonificarono intere zone dell’Appennino centrale fino ad arrivare a costruire la citta di Potenza.

Forse fu chiamata cosi a ricordo del fiume Potenza sul Piceno adriatico probabilmente dalla prima generazione di emigrati e non dai loro figli che non erano vissuti affatto sull’Adriatico. Probabilmente anche l’aumento eccessivo della popolazione nel Piceno aveva portato ad una grossa riduzione della produzione della pece a fronte di un mercato in rapida espansione. L’aumento della popolazione portava a bruciare piu legna per cuocere gli alimenti e per riscaldarsi. La cenere e basica, quindi danneggia l’humus, ottimale acido per gli abeti, abbastanza adatti al taglio e alla frantumazione, e quindi in grado di giungere alla temperatura adatta per l’estrazione della pece. Tuttavia, abbassandosi l’acidita del terreno con i grossi insediamenti umani, non era facile far ricrescere nuovi abeti per reintegrare i boschi secolari tagliati. Le informazioni date da Plinio sugli alberi della pece sono compatibili con questa ipotesi.

I monti picentini, le montagne irpine, lucane e calabresi ancora incolte avevano foreste vergini e abeti secolari per produrre la pece da compensare il calo di produzione nel Piceno e per far fronte all’aumento di richiesta sul mercato sia come tecnologia di sviluppo della produttivita agricola, sia per la coibentazione dei tetti e delle barche, sia come utilizzo nell’arte militare per la difesa delle citta assediate o contro le navi avversarie.

In due anni furono bonificati tutti i monti picentini e il golfo di Salerno in un’area che era sufficiente per tutti i piceni emigrati. Tutta l’area divenne economicamente importante poco prima dell’inizio delle guerre puniche. Il trasferimento dei piceni coincise con lo scoppio della prima guerra punica e vi ebbe la sua parte. L’aumento delle capacita produttive fu determinante per la risoluzione positiva della guerra, fornendo una produzione di legname adeguata alla flotta romana emergente del Mediterraneo.
Quante flotte andarono distrutte nel basso Tirreno durante la prima guerra punica? Quante ne furono costruite nei cantieri della costa campana e lucana? Prendendo in considerazione i numeri forniti da Polibio circa la consistenza delle varie flotte costruite in quegli anni dai romani si puo dare una valutazione abbastanza precisa della quantita di legname grezzo necessario. Pertanto riesce difficile, senza il disboscamento massiccio delle montagne dietro Salerno o della Calabria, senza il contributo dei montanari piceni capaci di disboscarle e bonificarle, credere alla costruzione di tante quinqueremi e triremi in due decenni.
Come dice Polibio, tutte le navi della prima spedizione navale in Sicilia erano state prese a noleggio a Napoli, Elea (Velia), Locri e Taranto. I cantieri navali piu sotto diretto controllo dei romani erano quelli del golfo di Napoli e di Elea, 35 chilometri a sud di Paestum. Questi probabilmente furono potenziati a dismisura per vincere una guerra che si giocava principalmente sulla superiorita della flotta.

E’ anche probabile che alcuni cantieri venissero aperti nel golfo di Salerno, sulla foce del Sarno o del Sele, in quanto molto piu vicini alle zone di approvvigionamento del legname, quando i romani iniziarono la costruzione delle quinqueremi, citta galleggianti (quasi cinquecento persone a bordo), che assorbivano qualche centinaia di metri cubi di legname grezzo. Anneo Floro parla di 160 navi costruite in pochissimo tempo. Intere selve furono tramutate in navi pronte a partire a soli 60 giorni dal taglio degli alberi. L’incollaggio con resina e pece aveva bisogno di elevare la temperatura delle parti da incollare. Era un problema in piu rispetto all’incollaggio a freddo con colla di pesce. Questo non era un problema per i piceni abituati ad estrarre la pece, ad operare a temperature superiori, a controllare la combustione senza problemi d’incendio della resina e del legname resinoso.

Per definire l’organizzazione del lavoro, sia per produrre il legname, sia per costruire le barche, si deve partire dalle attrezzature allora esistenti, l’accetta, la scure, la sega e l’ascia. Aggiungendo come mezzo di trasporto nel bosco i muli, si puo dire che il sistema di produzione e lo stesso durato fino a ottanta anni fa, prima che arrivasse nel Piceno la rivoluzione industriale (sega a nastro mossa da motore elettrico, pialla elettrica a spessore, trattore, eccetera).

Probabilmente gli Italici nella bassa Campania, nella Lucania e nel Brutium, durante la prima guerra punica non avevano legno di cedro, molto piu facile da lavorare, molto leggero, con la resina interna che lo proteggeva dall’acqua, se Polibio dice che le navi romane erano molto piu pesanti e meno veloci. Queste difficolta furono superate con maggiore manodopera e maggiore lavoro per utilizzare il materiale disponibile di qualita inferiore rispetto al cedro. L’introduzione in combattimento del ponte girevole, detto corvo, compenso la maggiore pesantezza e minore velocita delle quinqueremi romane.

Certamente i piceni emigrati in Campania, nel territorio di Salerno, secondo un preciso disegno di Roma, essendo numerosissimi al centro dell’area loro destinata e con grandi capacita tecniche e militari, furono i protagonisti nella costruzione delle navi, nella difesa dei cantieri e delle culture dalle numerose incursioni dell’epoca, ma furono anche presenti negli equipaggi della flotta romana e per i rinforzi del fronte di guerra. Fu uno sforzo grandioso che i cartaginesi non riuscirono a contrastare, pagando con la rivolta dei mercenari e delle popolazioni africane messe troppo sotto pressione per sostenere questo sforzo bellico. I piceni, oltre ai lavori di bonifica per l’autosostentamento prima dell’inizio della guerra, essendo vicini alla zona di operazione, potevano essere impiegati sia come legionari, sia come rematori, sia come boscaioli per tagliare il legname, squadrarlo e farne tavolame, sia nei cantieri navali per piegare, per rifinire, per fissare il tavolame, per riempire le fessure di canapa, per impeciare. Per fare i legionari i piceni non avevano bisogno di mesi di addestramento, come avveniva a Sparta e nelle citta greche: erano pronti ed erano professionisti dove serviva l’accetta, dove si lavorava il legname, dove bisognava adoperare la spada. Era, pertanto, sufficiente solo un minimo di esercitazione per abituarsi al lavoro coordinato ed organizzato della legione. La grande migrazione picena del 268 a.C. realizzo lo sviluppo produttivo di vaste zone montagnose, lo sviluppo dei porti e dei cantieri navali nel sud della Campania e nella vicina Lucania. Questi uomini, protagonisti della trasformazione di quel territorio, andarono a rafforzare la grande riserva di legionari professionisti, di rematori e di lavoratori temprati per la soluzione di tutti i problemi che si presentavano nelle condizioni piu estreme.

Questo fu il grande contributo alla prima guerra punica. Contributo di lavoro “specializzato”, ma anche di vite umane. Molti piceni furino tra gli oltre centomila rematori e legionari di mare inghiottiti dal Mediterraneo nelle bataglie navali.
Se ai piceni della Campania si aggiungono le altre popolazioni italiche presenti nella zona e integrate, appare evidente che la Campania era militarmente piu inattaccabile della Sicilia benche nell’isola fosse schierata la maggior parte delle legioni romane. I piceni in Campania avevano forze sufficienti per i cantieri navali e per i lavori di supporto e di difesa. Bastavano venti, ventiduemila uomini, ma per l’emergenza difensiva si potevano utilizzare tutti gli operai dei cantieri e dei lavori agricoli e si potevano armare molte legioni. Armare qualche legione era molto piu facile che armare cento quinqueremi (30mila rematori, 12mila soldati, 6mila uomini di equipaggio) e i piceni armarono ed equipaggiarono almeno un centinaio di quinqueremi delle mille utilizzate in tutta la guerra.

Anche se non si hanno dati dettagliati, si sa che il potenziale di uomini validi tra i piceni si avvicinava alle centodiecimila unita, naturalmente senza contare i piceni della madrepatria, piu del doppio. Tenendo conto del ruolo ricoperto dai piceni in un’area strategicamente importantissima spesso direttamente coinvolta (la Campania meridionale) non ci si puo discostare molto dai valori numerici sopra indicati.

Nella costruzione delle navi veniva assorbito un numero di uomini (12mila) irrilevante rispetto agli uomini (qualche volta molti di piu di 200mila) impiegati nelle operazioni militari di mare e di terra. Stando ai fatti narrati dagli storici, e certo che, con la rilevante presenza dei piceni in Campania, le pesanti incursioni dei cartaginesi di Amilcare Barca non hanno avuto tanto successo se, quasi a fine guerra, quando e arrivato l’ordine di produrre quinqueremi, i cantieri hanno lavorato a pieno ritmo ed hanno effettuato la consegna delle 200 quinqueremi nei tempi e nei modi stabiliti dal console Lutazio Catulo.

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