I portici di Cava de’ Tirreni

– di Gino Verbena

Rari nell’Italia meridionale, furono costruiti nel 1400 e accompagnano il corso principale sui due lati.
La sua lunga storia a partire dall’epoca romana. L’Abbazia della Trinità ai piedi del monte Finestra con una biblioteca di testi rarissimi.

La Sagra del Castello a fine giugno con gli sbandieratori, noti in tutta Italia, e la disputa dei trombonieri.
Le escursioni al monte Avvocata.
Le fucine della ceramica artistica.

200804-15-1m

200804-15-2m

200804-15-3mIn autunno, quando termina la lunga stagione solare e balneare di Capri e tornano grate le prime brezze fresche, riprendo le mie escursioni in montagna o le visite ad amene località di cui la bella Italia è ricca. E spesso faccio una capatina a Cava dei Tirreni alla quale sono particolarmente affezionato. Con i pullman della Sita, da Napoli, in cinquanta minuti sono lì.
La cittadina, posta sulle estreme pendici orientali dei monti Lattari, a sette chilometri da Salerno, conta circa sessantamila anime, è uno dei comuni più grandi della Campania, comprende 19 frazioni (o villaggi come dicono ancora oggi i cavesi): alcune di esse sono rimaste agricole; altre si sono trasformate in borghi turistici, con la creazione di parchi e ville residenziali. Le panoramiche alture che la circondano offrono passeggiate nei boschi con itinerari più svariati che portano, in varie tappe, anche alla lontana punta Campanella. Per riposarsi si fa capo ai rifugi o si può dormire in sacchi a pelo. La vista spazia sulle marine della costiere amalfitana e sorrentina, e si passa per località come il valico di Chiunzi, Ravello, Scala. Di lassù è possibile deviare verso il favoloso vallone delle ferriere ricco di cascatelle e di resti di fabbriche per la lavorazione del ferro o, se si scende verso Amalfi, di vecchi mulini per la creazione della pregiata carta locale (fatta a mano).

Cava ha una interessante storia alle spalle: posso, in questa sede, offrire solo una breve sintesi. Abitata fin da epoca romana, acquistò importanza nel Medioevo, soprattutto per la sua posizione tra Nocera e Salerno che le consentiva di controllare l’unica via di accesso verso quest’ultima città. Nel 1058 il principe Gisulfo II donò Cava agli abati della Trinità e la cittadina si sviluppò come importante centro commerciale con un porto franco a Vietri sul Mare.
Nel 1394 papa Bonifacio IX le concesse il titolo di città, elevando l’abate alla dignità vescovile. Si schierò, nel secolo successivo, con gli aragonesi per cui fu, conseguentemente, saccheggiata dai francesi e, nel 1495, Carlo VIII la incorporò nel demanio regio. Ceramiche, mattonelle, manufatti per l’edilizia, lavorazione del legno, attività manifatturiere, pastifici sono le attività produttive principali. Tanti pavimenti che fanno bella mostra nelle case della nostra isola provengono da Cava dove c’è la Cevi, (Ceramica Vietrese). Il socio più intraprendente, Roberto Gianani, ha una casa ad Anacapri, ed è il fondatore di questa rivista. Tra l’altro la Cevi organizza a Capri il suo ormai tradizionale meeting cui partecipano importanti imprenditori e progettisti.

Cava è caratterizzata, lungo il corso principale e su ambo i lati, da portici costruiti nel 1400, rari nell’Italia meridionale. Tipico del centro storico è il borgo Scacciaventi dove, sotto le arcate, si affacciano numerose botteghe di artigiani: attività minate, come a Capri, dalle invasioni delle griffe. Durante le giornate piovose chi non vuole restare tappato in casa può passeggiare sotto i portici, incurante del tempo cattivo, e osservare, specie nel tardo pomeriggio, la gioventù che si riversa per il corso a parlare del più e del meno annusando il buon odore delle attrezzate pasticcerie o ammirando le boutique. I giovani studenti si incontrano anche al Circolo universitario.

Nelle medesime giornate, le vie di Capri sono quasi deserte e destano un’angoscia deprimente. La manifestazione cavese da non perdere è la Sagra del castello nell’ottava del Corpus Domini, l’ultimo fine settimana di giugno. Essa commemora la vittoria del 1460 sugli angioini. Lungo il corso si snoda la tradizionale sfilata in costumi storici. Si può apprezzare l’abilità degli sbandieratori (famosi in tutti Italia); e poi la lunga teoria dei Trombonieri (tromboni erano detti gli archibugi slargati davanti) i quali, al termine della sfilata, danno vita alla disputa dei trombonieri presso il campo sportivo. A mezzanotte, realizzata grazie ai contributi dei commercianti, un’ora di fuochi pirotecnici tra i più belli della provincia attira migliaia di curiosi.
La cittadina, oltre al duomo, è ricca di edifici per il culto. Il più rappresentativo è l’Abbazia della Trinità, ai piedi del monte Finestra, nei pressi del piccolo paese di Corpo di Cava. Il monastero, già sede di un collegio, è dotato di una biblioteca di testi antichi e rarissimi, di un cimitero longobardo, di alcuni chiostri; inoltre di oggetti preziosi, mosaici, dipinti, sculture, affreschi e altre opere d’arte di notevole fattura: tra i pavimenti ce n’è uno dei fratelli Chiaiese, del Settecento, gli stessi che sono stati artefici, ad Anaca pri, del famoso pavimento raffigurante la cacciata di Adamo ed Eva dal paradiso terrestre, ubicato nella chiesa di S. Michele in via S. Nicola.

Dalla piazzetta antistante la Badia in questione, chi si vuol cimentare in una lunga passeggiata fino al monte Avvocata deve mettere in preventivo circa tre ore di cammino per un sentiero che si snoda tra castagni e altri alberi della flora mediterranea, fino a raggiungere il santuario della Vergine Maria. Lungo il percorso si trovano tre sorgenti: la prima delle quali, dall’acqua freschissima e di notevole pregio, proprio all’inizio, dove molti si dissetano o, riempiono bottiglie da portare a casa. Da qui parte anche l’itinerario per Vietri, più corto e altrettanto ricco di fascino. In settembre, sul monte Avvocata si tengono le funzioni religiose in onore di Maria. I fedeli si incamminano alle prime luci dell’alba per il lungo pellegrinaggio. Viene pure organizzato un servizio di elicotteri per i più anziani che non vogliono privarsi del piacere di essere ancora presenti sul luogo. Il sentimento religioso è molto diffuso nella popolazione nonostante il progresso che distrae dai veri valori della vita. E la gente non dimentica chi ha vissuto per questi valori, come mamma Lucia la quale, durante la seconda guerra mondiale, si è prestata in opere umanitarie facendo in modo che le salme martoriate dei giovani tedeschi fossero restituite alla loro patria. A lei la cittadinanza ha dedicato un monumento e un libro.

Sono ancora tanti i pittoreschi luoghi di Cava immortalati da pittori, del calibro di Giacinto Gigante tanto per citare uno dei grandi, i quali, a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento, hanno girato per la Campania Felix. Presso la frazione denominata Annunziata, oltre allo storico castello, esiste un’ampia pineta con un ristorante-pizzeria. Altrettanto panoramica è la vista da Alessia (altra frazione) con l’eremo del Santissimo Salvatore.
Non mi perdo una visita a Vietri, fucina della ceramica artistica. Negozi e maioliche sulle case parlano di una antica arte tramandata da padre in figlio. Sul lungomare le onde mi ricordano che è ora di tornare a Capri dove mio padre, nativo di Cava, fu dislocato nel secondo dopoguerra per espletarvi il servizio militare e, innamoratosi di una ragazza del posto, ci rimase per la vita.

Pin It

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *