I re magi sono due

– di Raffaele Rivieccio

Christian De Sica e Boldi, demenziali e sublimi, esaltano il boom dei film di Natale.
Un filone che risale a “Vacanze d’inverno” di Camillo Mastrocinque con Alberto Sordi.
Volgarità e goliardia di un’Italia festaiola, spensierata e superficiale.
Dalle commedie pecorecce al racconto cinematografico dei fratelli Vanzina, specchio fedele e grottesco di un Paese aggressivo e arrogante.
Non solo risate, ma vizi pubblici e privati degli italiani rampanti.

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200312-16-3mFilm di Natale, film d’evasione, panorami turistici, luoghi esotici o località note, belle ragazze, comici famosi, un filone fiorito in Italia tra la fine degli anni Cinquanta e gli anni Sessanta che ha segnato negli ultimi tempi un appuntamento fisso nelle sale cinematografiche per le feste di fine anno. Pellicole di poche idee, di gags e di bravate, sostenute dalla grancassa della pubblicità, rafforzate dal sex-appeal degli interpreti. Molto splendore e richiamo facile. Film di cassetta. Sullo schermo bellocci e bellone di poco spessore artistico e di rilevante spessore toracico. Un universo “spiaggiarello”. Un cinema d’evasione, superficiale, eppure, a volte, rivelatore del costume italico.
Nel 1957, Mario Camerini firmava “Vacanze a Ischia”. Il giovane Antonio Cifariello e i maturi Vittorio De Sica e Peppino De Filippo mettevano alla prova il loro fascino seduttivo tra i locali e gli alberghi galeotti di Capri, Ischia e della Costiera. Quasi l’inizio del genere. Un quarto di secolo dopo, ecco le discoteche e gli alberghi peccaminosi delle Dolomiti dove Christian De Sica e Massimo Boldi cercano di conquistare Maria Grazia Cucinotta e Megan Gale.
I fondali azzurri del cinema vacanziero “al mare” lasciano spazio ai fondali bianchi di quello “di montagna”. Per quanto questi film spesso sembrino spot pubblicitari degli enti turistici, l’ambientazione è semplicemente un elemento accessorio che comunica il disimpegno, la vacanza fisica e mentale dei protagonisti e quella intellettuale degli spettatori.
Anche a chi ama Antonioni, Bergman e gli odiosi film francesi può risultare piacevole, utile, anzi necessario farsi un bel bagno d’allegria acefala nei mari estivi o un gaudente slalom vouyeristico tra le bonone vanziniane. E’ una necessità biologica quella del riposo mentale, compito già svolto dal sogno notturno. In campo cinematografico, questo compito detergente e disinfiammante può farlo la commedia più leggera, la farsa che “più stupida è, più ci si diverte”. Altrimenti non si spiegherebbe il successo dell’ultimo De Sica-Boldi-movie “Vacanze sul Nilo”, demenziale e sublime, volgare e surreale al contempo.
Christian De Sica è un grande attore mimetico, e non è vero che imiti sempre il padre. Certo, alcuni tic, alcuni modi di fare sono ripresi da Vittorio, ma la somiglianza è più che altro fisionomica. La vera musa ispiratrice di Christian è stato il grande Alberto Sordi, del quale ha imitato spesso la recitazione e, soprattutto, ne ha ripreso spesso i personaggi meschini e cinici, sbruffoni ma umani in cui si calava l’Albertone nazionale. E infatti i due attori si incontrarono in quel “Vacanze di Natale ’91” di Enrico Oldoini, ennesimo capitolo della saga natalizia principiata dai fratelli Vanzina nel 1983.
Ma l’archetipo di questo cinema risale a molto tempo prima, al lontano 1959, quando un onesto artigiano come Camillo Mastrocinque, regista di tante operette con Totò, gira “Vacanze d’inverno” con Alberto Sordi, Michèle Morgan, Vittorio De Sica, Renato Salvatori ed Eleonora Rossi Drago. I nomi sono importanti, ma il film è un tentativo di rendere pan per focaccia alle prime pellicole “spiaggiarelle” che già stavano raccogliendo tanto successo. Se sullo schermo funzionava così bene la mondanità estiva di Capri, perché non avrebbe dovuto sfondare anche quella di una “isola” invernale come Cortina D’Ampezzo? Sempre vacanze sono. Vacanze di lusso che, al cinema, la maggior parte del pubblico, che a malapena può permettersi il biglietto, può solo sognare.
Le donne dello schermo vacanziero sono sempre bellissime, ben lontane dalle probabili fidanzate reali degli spettatori, mentre ad allietare queste vacanze di celluloide ci sono grandi e piccoli comici che movimentano ferie che per il pubblico spesso sono solo ripetitive e alienanti variazioni su temi cittadini. Questo cinema è dichiaratamente una via di fuga dalla banalità del quotidiano e, forse, dopo un breve piacere e tante risate, potrebbe anche lasciare un po’ d’amaro in bocca per la brusca ricaduta nella realtà all’uscita dalla sala.
Christian De Sica e Boldi stanno già preparando un’altra dose di questo LSD pecoreccio.
Mastrocinque segnò una strada. Il suo film, quasi ad episodi, con al centro Sordi, umile ragioniere che vince ad un concorso una vacanza al Grand Hotel di Cortina e che perde la testa tra lussi e belle donne, più, intorno, le vicende sentimentali e boccaccesche di tante altre figurine, è lo schema sul quale verranno ripetuti o fotocopiati tanti seguiti.
Ad esempio, “La settimana bianca” di Mariano Laurenti del 1980, film che riprende l’idea di Mastrocinque, ma ad un livello molto più basso, con Gianfranco D’Angelo, Enzo Cannavale, Bombolo e Anna Maria Rizzoli. In realtà, il film di Laurenti si avvicina molto di più ai coevi film-barzelletta con Vitali e la Fenech.
Di poco superiore è “La moglie in vacanza, l’amante in città”, sempre del 1980, di Sergio Martino, con Edwige Fenech, Renzo Montagnani, Barbara Bouchet, Lino Banfi, Marisa Merlini e Tullio Solenghi. Il film si svolge quasi interamente in montagna con un gran finale pochadistico in un grande albergo dove corre impazzita una giostra di corna e adulteri. In questi episodi tardivi della commedia-sexy anni Settanta non c’è coscienza storica e cinematografica della penisola. Cosa che invece mostrano di avere i fratelli Vanzina, figli genetici e adottivi del grande Steno, con il loro “Vacanze di Natale” del 1983, film che riprende l’antenato sordiano, ma lo aggiorna sull’immagine di quell’Italia becera e caciarona, volgare e rampante, qualunquista ed incredibile degli anni Ottanta, così simile e così diversa da quella del boom. I gracili amoretti vanziniani di “Sapore di mare”, ancora nostalgico e garbato, si fanno gradualmente più piccanti e “cattivisti” con il passaggio alla montagna di Christian De Sica, Jerry Calà, Claudio Amendola e Stefania Sandrelli.
E’ però con “Yuppies. I giovani di successo”, altro trionfo di cassetta dei Vanzina nel 1986, che si compie la metamorfosi di De Sica. Da bravo ma ancora incerto imitatore di Sordi e del padre, Christian trova in questa neocommedia all’italiana le corde per esprimersi al meglio in personaggi che sono beceri e volgari, ma che rispecchiano la società italiana del tempo. Il rampantismo borsistico e la cultura dell’apparire degli anni Ottanta vengono rivissuti dai Vanzina e da De Sica, Calà, Ezio Greggio e Boldi con tempismo storico eccezionale. Le tresche erotiche e le gaffes da arricchiti, il mostrarsi dietro il quale si cela il nulla passano in secondo piano rispetto alla rivelazione quasi divina del finale del film. Finale che, non a caso, si svolge tra le nevi di Cortina dove i nostri magnifici quattro stanno abbronzandosi finché passa su di loro l’elicottero dell’Avvocato, quasi una apparizione sovrannaturale. Il vero nume tutelare degli yuppies, il gran maestro verso il quale tendono le piccole caricature in auto sportiva e orologio sul polsino, viene salutato da Boldi con un “ciao, Cipollino”. In questa scena, il film passa da commediaccia superficiale a specchio grottesco ma fedele dell’Italia di quegli anni. Coscienza sociale che non è mai mancata a Carlo ed Enrico Vanzina fino ai film più recenti. I due fratelli sono i veri cantori di un Paese aggressivo e arrogante, molto vicino alla volgarità di quello raccontato da Sordi, Gassman e Tognazzi.
Christian De Sica e la montagna ci racconteranno ancora l’Italia in “Vacanze di Natale 90” di Oldoini (con De Sica, Boldi, Greggio, Andrea Roncato, Corinne Clery e la Cucinotta); e in “Vacanze di Natale 91”, sempre di Oldoini, nel quale avviene l’incontro tra Christian e il padre artistico, Alberto Sordi, coautore della sceneggiatura, oltre alla presenza di Boldi, Greggio, Roncato e Nino Frassica. E, ancora, “Vacanze di Natale 95” di Neri Parenti dove ai soliti De Sica e Boldi si affianca il belloccio d’oltreocenao Luke Perry. E infine, per ora, “Vacanze di Natale 2000” dove, oltre a lavorare in coppia con Boldi, Christian trova come comprimari Abatantuono, Nino D’Angelo e Megan Gale.
Insomma, tra i film vacanzieri di montagna e quelli marini è tutto un cinema che rappresenta un’Italia spensierata e superficiale, goliardica e boccaccesca, quella di un ventennio di regime televisivo, un’Italia “dei telefonini bianchi”, così simile e così diversa dall’Italia “dei telefoni bianchi”, quella dell’altro ventennio.

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