Il bacio di Estrella Azul nel night sulla costa

– di Roberto Gianani

Un amore splendido e crudele, un sogno e un addio, e personaggi indimenticabili nel romanzo surreale e delicato di Mimmo Carratelli.
La protagonista è la ragazza più straordinaria di una fantastica città di mare e lui un innamorato che la dipinge e la perde nella sera più dolce dei loro incontri.
Un finale sorprendente conclude la storia punteggiata da figure reali, vere o verosimili.

200606-9-1m

200606-9-2m“Ci capisci qualcosa?” dico a Chang Li.
“Lei ha bisogno d’essere corteggiata, Buc.”
“Deve andare via e niente serve. Pensa al cinema.”
“Devi corteggiarla, Buc.”
“L’ho dipinta duecentodue volte.”
“Sei brusco con lei, Buc. Devi farle la corte. Piace immensamente alle donne.”
“Non so che cosa dire, Chang.”
“Devi corteggiarla. Non devi fare altro.”
“Non è più tempo” dico.
“E’ sempre tempo, Buc. Il corteggiamento è l’unica cosa che vale fare in amore. Il resto è un impiccio gradevole, e non sempre è gradevole e diventa solo un impiccio.”
“Ha ballato per me, abbiamo raccontato le nostre storie ed Estrella Azul mi ha chiesto perché non le raccontassi di me e di lei. Non aveva proprio senso.”
“Lei ti ha corteggiato, Buc.”
“Ballando ‘Amado mio’? Dicendomi perché non ci siano innamorati?”
“Tu non hai fatto nulla.”
“Ci dovremmo legare ora che va via, Chang? Per soffrire, dopo?”
“Avete ancora tempo. Dopo è dopo, Buc. Portala a ballare.”
“Nel night della costa, vuoi dire?”
“Proprio là. E’ un bel posto e stasera c’è la luna.”
Estrella Azul accetta l’invito. Andiamo a ballare.
Il night della costa è un posto suggestivo, scavato nella roccia, con passaggi intimi da una sala all’altra, piccole sale nella roccia, in penombra, con le luci blu e piccoli divani, piccoli tavoli, e la musica diffusa dappertutto, soft, molto soft.
“E’ un posto bellissimo, non ci sono mai venuta” dice Estrella Azul.
Veste d’incanto un abito da sera, nero, a spalle nude, lo spacco seducente su un lato, le labbra di smalto blu, un trucco leggero attorno agli occhi, le ciglia con brillantini, il nasino a virgola appena incipriato.
“Vuoi farmi la corte, stasera?” dice.
Ha questa capacità di mettermi all’angolo e di smontare le situazioni piacevoli, lei, l’algida Estrella Azul, nata per il cinema.
“Ti senti in pericolo?” le chiedo.
Sorride.
“No. Ma non mi farai la corte, vero?”
“E’ possibile.”
“Non mi farai la corte, Buc.”
“Lasciamo tutto al caso”
“E’ un’atmosfera molto piacevole” dice. “Ordiniamo lo champagne.”
“Senza brindisi, Estrella Azul. Ci può venire in mente una cosa banale.”
“Senza brindisi è meglio” lei dice.
E’ come se stesse in guardia. I diffusori mandano ‘Night and day’, solo musica. Forse è l’orchestra di Count Basie. E’ possibile.
“Balliamo, Estrella Azul?”
“Sì.”
La musica stacca. Un momento di pausa, ho Estrella Azul tra le braccia. La musica riprende. Carlos Jobim e ‘Desafinado’.
“Non stai pensando al cinema, Estrella Azul?”
“No, Buc.”
“Non pensare al cinema, questa sera.”
“Non lo farò, Buc.”
“Balliamo tutta la sera, Estrella Azul?”
“Sì.”
E’ straordinariamente morbida. Si lascia condurre, sorride quando la guardo. Il suo nasino a virgola mi mette una grande allegria e gli occhi blu mandano una carezza calda e profonda.
Alternano bene le musiche. Balliamo un twist di Chubby Checker, ‘Fever’ di Peggy Lee, ‘Bewitched’ con la voce suprema di Ella Fitzegerald.
‘Oye come va’ con la chitarra di Santana ci dà una scossa e il ‘Mambo italiano’ di Rosemary Clooney, divertente, ritmato, rompe l’atmosfera romantica.
“Sei stanca?”
“Per niente, Buc. Continuiamo.”
E arriva ‘Begin the beguine’ di Cole Porter.
Ci allacciamo di nuovo, dopo le figure distanti del mambo.
“Sei molto dolce, Buc.”
“E’ la musica.”
“No. Sei tu molto dolce.”
“Questa è per te” le dico.
E’ ‘Magic Woman’. Ancora Santana.
“La conosco, Buc.”
“Sei magica, stasera, Estrella Azul.”
“E’ tutto molto bello, stasera.”
“Beviamo ancora?”
La conduco al tavolo. Beviamo.
“E’ buono” dice Estrella Azul finendo il suo bicchiere di champagne. “E’ molto buono.”
Ora so che cosa sta andando. Afferro le prime note e la riporto in pista, con forza.
“Oh, Buc” fa lei.
“Questa non la possiamo perdere. E’ mezzanotte ed è proprio la canzone che ci vuole.”
“Sì, Buc. Conosci le parole?”
E’ solo l’orchestra a suonarla, forse la fantastica orchestra di Jimmy Dorsey.
“Certo. Ora te le sussurro.”
La stringo come non ho fatto finora. Andiamo morbidamente.

Lei socchiude gli occhi.
“Sì, Buc.”
“Le parole sono queste, le ha scritte una donna messicana.”
“Dimmele, Buc.”
“E’ così che fa, Estrella Azul. ‘Bésame, bésame mucho, como si fuera esta noche la ultima vez’. Queste sono le parole.”
“Ancora, Buc, ancora.”
“Ascolta. ‘Que tengo miedo perderte, perderte otra vez’. Capisci?”
“Miedo?”
“Paura. Vuol dire paura.”
“Hai paura di perdermi, Buc?”
“Ti ho già perso, Estrella Azul. Dal primo momento.”
“Cantami ancora le parole, Buc, mentre la musica va.”
Aspetto il verso giusto.
“Ecco. ‘Como si fuera esta noche la ultima vez’. E’ così, Estrella Azul?”
La sento vibrare, abbandonata.
“Tremi?”
“Lo champagne era troppo freddo” dice.
“Stai tremando, Estrella Azul.”
“E’ anche la musica. Sono le tue parole.”
“La canzone dice proprio così, besame como si fuera la ultima vez.”
“Sì, Buc.”
“E’ l’ultima vez, Estrella Azul?”
“Domani parto, Buc. Il telegramma è arrivato.”
Ricevo la stoccata in pieno petto, ma ho avvicinato le mie labbra alle sue. Le sfioro appena. Non si scosta. Rimane in attesa.
Ho le labbra sulle sue. Balliamo così, con un bacio sospeso. Balliamo. Premo sulle sue labbra. Le schiude. Ci stiamo baciando.
E’ un bacio disperato, un bacio ed è già un addio.
“Oh, Buc.”
“Besame mucho” le sussurro. “Ancora.”
Al tavolo lei non dice più nulla. Guarda nel bicchiere. E’ vuoto.
“Ancora un po’, Estrella Azul?”
“Un po’.”
“Adesso andiamo.”
“Sì, andiamo, Buc.”
“Sei un po’ felice, Estrella Azul?”
“Sì.”
“Andiamo” dico.
“Hai gli occhi di malinconia, Buc.”

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