Il Free-Climbing un’invenzione caprese

– di Salvatore Cosentino

Prima che l’arrampicata a mani nude sulle rocce diventasse di moda in California, Michele ‘a scignitella scalava i Faraglioni senza alcuna attrezzatura per catturare le lucertole blu. La sorpresa di un gruppo di alpinisti trentini.
L’ateo di Anacapri e il fabbro ferraio che amava le cipolle amare. L’incredibile prima notte di nozze di un’affascinante inglese. Ecco alcune storie di Capri dell’altro ieri…

200607-15-1mCose di Capri, cose di una volta.
Le ricordo così come mi vengono in mente. Altre atmosfere e altri personaggi. Veri, ruspanti.
Non la passerella artificiale di oggi. Insomma, Capri prima e dopo l’ultima guerra. Personaggi da libro delle favole.
Michele ‘a scignitella, per esempio. Fu la sorpresa di una compagnia di alpinisti trentini giunti nell’isola per scalare i Faraglioni.
Quelle splendide rocce sul mare avevano una caratteristica particolare.
Ospitavano lucertole che, anziché avere il colore naturale grigio-verdognolo, erano di un blu intenso. Ogni tanto arrivava a Capri qualche naturalista che pagava sostanziose cifre per qualche esemplare. Il difficile era catturarle. Quella dei Faraglioni era una scalata difficile e pericolosa. Gli alpinisti trentini, equipaggiati di tutto punto, si accinsero all’impresa. Caricarono su una barca piccozze, chiodi, martelli e grosse funi e si diressero ai Faraglioni. Impiegarono due ore per arrivare in cima con la loro straordinaria attrezzatura.
Bene. Chi trovarono sulla vetta dei Faraglioni? Michele a scignitella che, senza alcun attrezzo particolare, ma con la sua specialissima agilità e l’abile lavoro dei piedi e della mani, si arrampicava sui Faraglioni meglio di qualunque provetto alpinista. Aveva già catturato alcune lucertole blu e le regalò agli scalatori trentini. Essi non seppero dire se, sui Faraglioni, la sorpresa di avere “conosciuto” la lucertola blu fosse superiore o inferiore alla sorpresa di avervi trovato Michele ‘a scignitella che non aveva bisogno di funi e di chiodi per issarsi su quelle rocce.
Posso dire che, in netto anticipo su tutti, Michele ‘a scignitella fu a Capri l’inventore e il primo straordinario praticante del “free climbing”, l’arrampicata a mani nude sulle rocce che venne di moda in California negli anni Ottanta.
Un altro personaggio era “Ciammurriello”, così soprannominato perché originario di Anacapri, i cui abitanti venivano chiamati “ciammurri”. Di lui si diceva che era ateo e, per di più, comunista. Era una persona gentilissima.
Portava i capelli rasati a zero sulle tempie con un ciuffo sulla testa. Una moda che, allora, si definiva “alla tedesca”. Già questo aspetto lo rendeva, come dire?, temibile.
O, almeno, una persona da evitare. Dominavano i preti e un ateo, per giunta comunista, era visto come il demonio. Del povero “Ciammurriello” si pensava che era meglio non farsi neanche sfiorare. Invece, era una persona di grande cultura.
Un altro comunista che, al tempo del regime fascista, era sinonimo di sfaticato e sovversivo, era mastu Vicienzo ‘o ferraro. Credo fosse di origine pugliese. Aveva, a Capri, un antro enorme, nero di fuliggine, e là lavorava, sempre indaffarato alla forgia, dall’alba al tramonto. Era piccolo di satura e magro come una sardina. Quando batteva il ferro sull’incudine in fondo alla bottega, confuso nel fumo della forgia, diventava invisibile. Con le sue piccole braccia usava abilmente l’enorme martello.
Mio padre, che era un fascista, l’ammirava al punto da dire: “Se tutti i comunisti fossero come lui, viva il comunismo”.
Mastu Vicienzo ‘o ferraro scoprì felicemente che cresceva a Capri una delle sue ghiottonerie, i “lambusciari”, una varietà di cipolla selvatica amarissima. Gliene portavo un paniere quando andavo da lui per fargli riparare il filo dei lunghi scalpelli che usavamo per fare i buchi per le mine.
Nel dopoguerra, Capri fu invasa da molti turisti inglesi, molti dei quali erano gay. Usavano bere cognac con ghiaccio e acqua. Un giorno, all’ora dell’aperitivo, al bar dell’albergo dove lavoravo, si presentò un giovane inglese, sui venticinque anni, in abito da sera, cosa veramente insolita a quell’ora. Era un gay? Non mi ordinò il cognac con il ghiaccio e l’acqua, ma un Martini. Questo voleva già dire che non era un gay. Disse che era appena arrivato da Londra, dove si era sposato quella stessa mattina. Mi spiegò che erano entrati in servizio degli aerei velocissimi, i Comet, e così, dopo il matrimonio, era riuscito ad esaudire il desiderio della sposina di trascorrere a Capri la prima notte di nozze.
Sposina? Quando apparve, vedemmo una bellissima donna in decolleté con lunghi capelli sciolti sulle spalle nude. Il marito ordinò un Martini anche per lei. Lei lo sorseggiò, poi si accorse di avere dimenticato qualcosa in camera e andò su a prenderla.
Passò un po’ di tempo e la bellissima inglese non tornava.
Passò più di mezz’ora. Il marito cominciò a guardare nervosamente l’orologio. A un certo punto, salì in camera. Ma la stanza era vuota. La moglie non c’era.
L’inglese scese precipitosamente nella hall. Chiese al portiere se avesse visto la moglie uscire. Quello gli rispose di sì: “E’ uscita pochi minuti fa, l’ho vista andare verso la Piazzetta”. Il marito andò in Piazzetta ma non scorse la moglie da nessuna parte. La donna bellissima era scomparsa.
Solo il giorno dopo si scoprì che stava in un albergo di Anacapri. Era successo che, andando in Piazzetta, si era fermata sotto il Campanile dov’era lo stazionamento delle carrozzelle. Un caprese, noto per le sue conquiste, l’aveva abbordata invitandola a una gita ad Anacapri dove c’era la festa di Sant’Antonio. Lei aveva accettato. Raggiunse Anacapri su una carrozzella con lo sconosciuto.
La bellissima inglese fece la sua prima notte di nozze ad Anacapri col conquistatore caprese. Dovette trovare la cosa molto più eccitante che farla col marito. Così non era più tornata in albergo. Il marito se ne tornò in Inghilterra velocemente, perché c’erano i velocissimi Comet che collegavano Napoli con Londra. Lei rimase tutta l’estate a Capri con l’amante caprese e divenne l’attrazione delle feste dell’isola.
Quando il marito tornò a Capri, cercò testimoni del “matrimonio non consumato” per ottenere il divorzio per colpa di lei. Non trovò nessuno che si prestasse a farlo.

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