Il gemello Nolano del Vesuvio

– di Mimmo Carratelli

È il vulcano buono di Renzo piano che ha completato l’immensa struttura del CIS, l’idea coraggiosa nata trent’anni fa dalla mente di Gianni Punzo e di dodici imprenditori di Piazza Mercato a Napoli, oggi straordinaria realtà e polo commerciale tra i più grandi d’Europa. La suggestione della struttura conica. Il cratere è una grande piazza all’aperto contornata da un percorso circolare di piazzette colorate con 160 negozi. All’attività di mille imprese si è aggiunto un incantevole punto d’incontro che attira trentamila visitatori al giorno.

Arrivando dall’autostrada, la suggestione che sia un vulcano costruito dagli uomini, e disegnato dalla magica matita di Renzo Piano che lo chiama “vulcaniello”, c’è. Dice il maestro: “E’ la risposta all’esigenza topografica di riconoscibilità del territorio dominato dal Vesuvio”. Non vorremmo offendere l’idea originale, ma arrivando dall’autostrada il Vulcano Buono di Renzo Piano, con la sua linea rotonda, deliziosamente ancorata a terra, può anche suggerire l’immagine di un’astronave.

Accantonata la suggestione blasfema, andiamo verso l’ultima meraviglia del Cis, un autentico distretto che sorge su quattro milioni e mezzo di metri quadrati, iniziativa coraggiosa di imprenditori napoletani capeggiati da Gianni Punzo, lui sì un vulcano di idee, sfide e successi, un travolgente capitano d’industria che ha osato l’inosabile fino a coinvolgere, oggi, mille aziende, napoletane, nazionali e internazionali, nel grandioso progetto nato trent’anni fa traslocando nella pianura nolana dodici imprenditori di Piazza Mercato a Napoli, i padri fondatori.

Una città “orizzontale” con tre quartieri: il Cis, che è un sistema commerciale vario e assortito, un polo distributivo unico in Europa, completamente autonomo con posto di polizia, una caserma dei vigili del fuoco, una caserma dei carabinieri, ufficio postale, ambulatorio, ristoranti, campi da calcio e tennis, cinque sportelli bancari, tabacchi e giornali; l’Interporto che comprende tutte le diverse modalità di trasporto delle merci e interconnessione con dogana, un polo del freddo e la prima stazione ferroviaria privata gestita dalla rete ferroviaria italiana, tredici coppie di binari, linea elettrificata; il Vulcano Buono, uno dei più grandi centri commerciali e di servizi d’Europa.

Sembra di stare in America, ma è solo la pianura nolana. Il Vulcano Buono, alto 40 metri, che quando sarà completato comprenderà una multisala cinematografica e un albergo, e al suo interno (il cratere) la grande piazza colorata del Cis, un suggestivo punto di incontro con 160 insegne di negozi, un ipermercato, venti tra ristoranti e bar, all’esterno ottomila posti auto.

Poiché è proprio il Vulcano Buono, è illeggiadrito tutto attorno da duemila alberi e da 350mila esemplari, tutti in crescita, di ginestre, rosmarino, salvia, rosa rugosa, timo e salvia, mentre i viali di accesso in pendio portano a cinque ingressi che hanno i nomi delle più famose località turistiche della Campania.
All’interno, tutto attorno alla piazza all’aperto, grande quanto piazza Plebiscito, è un rincorrersi circolare di piazzette, con un colore proprio nelle gradazioni sfumate dell’arcobaleno, sormontate dall’anello di una galleria con ulteriori servizi e strutture di acciaio “nudo” di grande fascino.

Fantasia e concretezza, attività commerciali e di svago, ospitalità elegante e tutta la gamma dei servizi possibile si intrecciano nel polo nolano con ottomila addetti, 40mila occupati nell’indotto e 30mila visitatori giornalieri, un grande volano dell’economia campana, un vanto d’eccellenza, una conquista di imprenditori audaci che hanno sconfessato la pigrizia, l’individualismo e l’atavica cautela meridionali.
Ma sì, il Vulcano Buono è proprio un vulcano, e non un’astronave, e nel suo cratere suggestivo si anima un magma di attività e persone in un’atmosfera di allegria e meraviglia.

Il gemello nolano del Vesuvio è l’ultima attrazione di una pianura risvegliata all’operosità e all’impegno. Il Cis avanza e conquista. Ha già messo piede in Cina, a Tianjin. E’ un modello esportabile, una idea che non si ferma, in continuo sviluppo. L’altra faccia di Napoli.

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