Il gentiluomo dello sport

– di Mimmo Carratelli

Vomerese, ha appena toccato il traguardo degli 85 anni, Carlo De Gaudio ha un invidiabile albo d’oro, dirigente a tutto campo e ai massimi livelli nel calcio, nel nuoto, nella pallanuoto, oggi presidente onorario della Canottieri Napoli. Il titolo di campione del mondo conquistato in Spagna nel 1982. Quel record di Fritz Dennerlein e la fantastica avventura a Montecarlo. La squadra di calcio sulla collina con Chinaglia. Audacia e fortuna di un imprenditore straripante per simpatia. Tutto cominciò con un viaggio a Buenos Aires. L’invenzione dei sacchetti a perdere.

Vomerese doc, campione del mondo, inventore a Napoli dei sacchetti a perdere, la sua industria fortunata, geniale napoletano nel dopoguerra e poi grande navigatore nelle federazioni delle sue due passioni, la pallanuoto e il calcio. E’ Carlo De Gaudio, 85 anni il primo aprile, più di ogni altra cosa un gentiluomo dello sport. L’abbiamo festeggiato tra amici, molti, e curiosi, tanti, che volevano ancora sapere del record di Fritz Dennerlein, del titolo europeo della Canottieri, delle vittoria mondiale dell’Italia di Bearzot in Spagna. Ricordi e leggende di un’epoca lontana, ma sempre affascinante. Carlo ha ancora il bel colorito bruno, ha messo su molti chili, questo era inevitabile, ed è un piacevole conversatore. Il suo garbo e una garbata “cazzimma” napoletana lo hanno innalzato a prestigiose cariche sportive fuori d’Italia, un senatore oggi nell’ambito dell’Uefa, la federazione internazionale del calcio europeo. Nato in via Kerbaker, fra la poca voglia di studiare e le difficoltà del dopoguerra, venendogli oltretutto a mancare il padre e dovendo badare da primogenito alla madre e a sei fratelli, Carlo mise a frutto la sua carica di simpatia e la comunicativa svelta trovando un lavoro al porto con gli americani.

Doveva annotare lo sbarco delle merci dalle navi, 25 lire al giorno, una fortuna. Ma già pensava in grande. Incoraggiato dagli amici del padre fermò la sua attenzione su una delle ricchezze della Campania, i pastifici. Viaggiò sui treni della Circumvesuviana sino a Castellammare per raggiungere a piedi Gragnano. Commerciante di pasta ed esperto di grano per sette anni. Poiché l’Argentina era la “fonte” del grano, si imbarcò su un poco rassicurante aereo a elica e raggiunse Buenos Aires. Qui ebbe una folgorazione. Non tanto il grano quanto la carne era la maggiore risorsa del paese sudamericano. La rapidità di ingegno gli fruttò il primo affare della sua vita. Comprò cinquecento quintali di carne argentina e li rivendette in Italia alla Simmenthal. Fu l’inizio di una fortunata “carriera” negli affari. Nel 1968 c’erano ancora i sacchi di iuta per raccogliere i rifiuti. Diventando l’agente campano per una industria pavese che produceva sacchi di polietilene, si mise poi in proprio rigenerando il polietilene di scarto e inventò i “sacchetti a perdere”, una rivoluzione nella raccolta dei rifiuti. Ebbe uno stabilimento a Napoli, uno a Nola e due a Cercola. Prendeva la materia prima dalla Montecatini. A vent’anni diventò così un fortunato industriale. Socio della Canottieri Napoli, arrivava al Circolo del Molosiglio su una Dino coupé azzurra metallizzata, auto Fiat con motore Ferrari, una chiccheria.

Ci conoscemmo nel 1960 in occasione delle Olimpiadi della vela a Napoli. Carlo era un più che trentenne dai tratti mediterranei, colorito olivastro, non alto, ma straripante di simpatia. Un conquistatore. Per le Olimpiadi a Napoli organizzò un indimenticabile ballo regale sulla terrazza della Canottieri. Erano tanti i sovrani e i principi convenuti a Napoli per la vela. Quel ballo sancì il fidanzamento di Juan Carlos e di Sofia di Grecia, così giura De Gaudio che li vide ballare con grande trasporto sentimentale. Il nuoto e la pallanuoto furono le sue prime grandi passioni sportive. Con una sortita memorabile organizzò il viaggio a Montecarlo di Fritz Dennerlein, il nostro caro angelo delle piscine, per il record europeo dei 200 delfini. Si procurò una Fiat 130 Special coupé e vi imbarcò Fritz, due nuotatori napoletani che dovevano fare da “lepri” a Fritz più una riserva di viveri. Era l’estate del 1963. Allo stadio “Ranieri” di Montecarlo, una grande folla si assiepò attorno alla piscina per il tentativo europeo che riuscì perfettamente. Una grande giornata per lo sport napoletano. Un campione europeo di nuoto non c’era mai stato. Il ritorno a Napoli fu un trionfo. Un corteo di auto andò incontro alla Fiat 130 sulla Domiziana, all’altezza di Pozzuoli.

Carlo De Gaudio diventò dirigente della Canottieri per il nuoto e la pallanuoto con uno strepitoso successo. Dopo il record europeo di Fritz, fu il protagonista di sei scudetti e della Coppa dei campioni che la Canottieri centrò dal 1963 al 1969. Carlo venne eletto presidente del Circolo giallorosso nel 1982, carica che tenne per dieci anni, poi presidente ad honorem. Con De Gaudio, la Canottieri visse un’epoca d’oro non solo sportiva. Il Circolo del Molosiglio divenne uno dei punti di riferimento più brillanti della vita mondana napoletana. Al pallone s’era avvicinato nel 1954 col mestiere pericoloso di arbitro, spesso al centro delle risse infuocate sui campi della Campania. Nel 1962, col Napoli in difficoltà, mise insieme una cordata di imprenditori cittadini per rilevare la società di calcio. L’iniziativa non andò a buon fine e allora De Gaudio, col suo gruppo degli industriali, fondò un secondo club cittadino di calcio, l’Internapoli, che giocò al Vomero, nello stadio dove nel dopoguerra aveva giocato il Napoli.

Ebbe un suo pubblico entusiasta e fu la squadra in cui giocarono Massa, Wilson, Chinaglia all’inizio delle loro splendide carriere di calciatori. Chinaglia lo prese proprio De Gaudio dalla Massese con uno stratagemma. Una mancata promozione in serie B e l’imbattibile “concorrenza” del Napoli, in una città che ammetteva un solo amore, quello per la squadra azzurra, posero fine all’esperienza di De Gaudio con l’Internapoli che visse grandi momenti di entusiasmo. I successi attrassero Carlo nelle federazioni italiane del nuoto e del calcio diventandone un dirigente di alto livello. Fu così che fu affidata a De Gaudio l’organizzazione delle quattro partite a Napoli del Campionato europeo di calcio 1980. Il presidente federale Sordillo ne fece il consigliere diplomatico della Nazionale di calcio. Ai Mondiali del 1982 in Spagna, Carlo portò una ventata di simpatia nell’ambiente azzurro piuttosto turbolento e difficile. Fece da “cuscinetto” in tutti gli attriti fra la stampa e il commissario tecnico Bearzot. Divenne, come scrissero i giornali, “il tutore di Bearzot”.

Seguì la vittoriosa finale di Madrid contro la Germania in tribuna, poi l’entusiasmo lo trascinò a bordo campo, accovacciato dietro un tabellone pubblicitario. Fu uno dei protagonisti di quella straordinaria avventura che laureò campioni del mondo i calciatori azzurri. Nel 1990, Carlo De Gaudio fu il presidente del Comitato organizzatore napoletano del Mondiale di calcio. Al San Paolo si giocarono cinque partite, compresa la semifinale che l’Italia perse ai rigori contro l’Argentina di Maradona. Carlo aveva organizzato una gran festa a Castel dell’Ovo in previsione del successo azzurro. Roberto De Simone allestì uno straordinario spettacolo, Carlo ingaggiò Lina Sastri. I vip disertarono la festa, ma Castel dell’Ovo si affollò ugualmente di un gran pubblico e la serata si concluse con i fuochi a mare. Quell’anno, la Canottieri vinse l’ottavo scudetto della pallanuoto e fu l’ultimo trionfo di De Gaudio. Il curriculum sportivo di Carlo è lungo e prestigioso. Come dirigente della Federazione italiana nuoto è stato capo delegazione alle Olimpiadi di Monaco 1972, alle Olimpiadi di Montreal, agli Europei di Barcellona e Vienna, ai Giochi del Mediterraneo di Tunisi e a quelli in Jugoslavia, ai Mondiali di Cali oltre che consigliere del Comitato regionale Federazione italiana nuoto dal 1961 al 1962, consigliere della Federnuoto 1963 e vicepresidente dal 1964 al 1976. Come dirigente della Federcalcio è stato capo delegazione alle Olimpiadi di Los Angeles.

De Gaudio è stato altresì presidente del Comitato organizzatore locale di Napoli per gli Europei di calcio 1980; vice presidente di Entente de Florence dal 1984 al 1994; presidente del Col di Napoli per i Mondiali di calcio 1990; componente della Commissione organizzazione interclub Coppe Uefa dal 1984 al 1998 e delegato Uefa per le Coppe Europee Interclub, componente della Commissione Uefa Intertoto, componente Jury d’apel della Fifa. Arbitro di calcio dal 1945 al 1955, è stato consigliere della Lega nazionale di calcio di serie C dal 1962 al 1964, consigliere della Federazione italiana gioco calcio dal 1964 al 1992, dirigente responsabile della nazionale italiana di calcio ai Mondiali di Spagna 1982 e Messico 1986. De Gaudio è stato vicepresidente dell’U. S. Calligaris di calcio nel campionato dilettanti, consigliere della Società Sportiva Calcio Napoli, consigliere delegato dell’Internapoli, campionato di serie C. Alla Canottieri Napoli ha ricoperto il ruolo di dirigente dal 1964 al 1992, poi vicepresidente sportivo, infine presidente dal 1982 al 1992. Carlo De Gaudio, commendatore della Repubblica italiana, è stato insignito della Stella d’oro CONI al merito sportivo.

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2 commenti su “Il gentiluomo dello sport

  1. Gualtiero Parisio 06/09/2015 at 12:39 - Reply

    Un padre sportivo per noi atleti della Canottieri Napoli degli anni 60 e 70, il dirigente che ci era vicino anche nei momenti importanti della nostra vita al di fuori dello sport e che ci insegnava che il vero senso dello sport è quello che porta a superare se stessi e a crescere insieme agli altri, un esempio di dirigente che ogni atleta sogna

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