Il mare bianco di Anacapri

– di Roberto Gianani

È la scultura lunga quaranta metri che Arnaldo Pomodoro ha realizzato in via Capodimonte, all’ingresso dell’hotel Capri Palace.
Il mecenate è Tonino Cacace, il capitano coraggioso che ama l’arte contemporanea e ha deciso di lasciare agli anacapresi una testimonianza vitale e perenne. È un segno d’amore, è il respiro profondo del Mediterraneo appena sotto i crinali del Solaro.

Appena sotto il Solaro, prendi via Capodimonte e arrivi al mare. È un mare bianco, un mare di scogli e conchiglie, di pesci e di reti, di gabbiani e di remi.
Remi come colpi di cuore, tuffi bianchi, spruzzi. È un fondale di pomice e sale, una tela lavorata a mano, una tessitura di pieghe in movimento. È una scia di rughe e ondulazioni, di curve e increspature. È la trama del mare, è la sua vita di graffi e ricami. È il mare di Arnaldo Pomodoro. Lui che ha paura dell’acqua “perché è un mistero che non so spiegare” l’ha disegnato e scolpito in via Capodimonte all’ingresso del Capri Palace.
Dopo Roma, Milano, Torino, Copenhagen, Brisbane, Dublino, Los Angeles, Mosca, New York. Dopo il mare di Cefalù, dopo l’Adriatico il più grande scultore contemporaneo italiano è arrivato ad Anacapri chiamato da Tonino Cacace.

L’imprenditore determinato e sensibile, fragile ed introverso, il patriota anacaprese libero ed indipendente che sull’Isola Azzurra ha rivoluzionato la cultura dell’ospitalità e l’ha resa un’arte. L’arte dell’accoglienza e della signorilità. Un albergatore fiero dei propri genitori, delle proprie tradizioni. Un uomo che ha una solida memoria storica e guarda al futuro senza dimenticare il passato.
Solo lui poteva avere l’idea di far scorrere il mare all’ingresso del suo albergo, prima appesantito dalla incomunicabilità di un muro muto e noioso.
L’amore per l’arte contemporanea per Tonino Cacace è una passione cristallina. “Bisogna lasciare una memoria, una testimonianza, il segno del proprio desiderio di aprire le porte della cultura a tutti, specie agli anacapresi”. Per aprire queste porte ha chiamato un artista dagli occhi verdi, uno scultore di collina che ama la scrittura antica, i codici, le origini, il Mediterraneo. Ha chiamato un artista che di sé dice: ” le mani sono le protesi della mia vita.

Le idee mi salvano, le devo cogliere, le devo catturare”. Uno scultore irrequieto, solitario e romantico che usa la resina e i filamenti di vetro, la creta e il caolino, la polvere di marmo bianco e gli ossi di seppia. Uno che usa le mani come carezze sull’arpa. Un maestro che si racconta come un poeta. Dice che la vita inizia dal mare, che comunicare significa avere memoria e che il tormento e il mistero lo aiutano a vivere e lavorare. Quella di Arnaldo Pomodoro è scultura pura, somma d’arte e immaginazione, stile e coinvolgimento emozionale, tratto della mano e volo del cuore. Tonino Cacace ha voluto lui al Capri Palace. Arnaldo Pomodoro è un artista che osserva e racconta. Ha guardato Anacapri, ha guardato le rocce, ha guardato le onde a Punta Carena. Ha ascoltato il vento e la musica dei rondoni sul Solaro. Ha preso appunti, ha disegnato, ha raccontato. L’artista di Morciano di Romagna ha scavato il mare con le mani, ha pescato l’osso di seppia, ha tirato le linee di una riva, e l’ha scolpito il mare. L’ha fatto bianco e immacolato, burrascoso e irrequieto, vergine e angelo, eterno e incorruttibile. L’ha fatto al Sud del Mondo, nel Mediterraneo. Quella scultura è il corridoio che porta altrove, è un cammino d’acqua e emozione che porta ad una nuova vita sulle “Rive dei Mari”.
Quei mari Arnaldo Pomodoro li ha catturati in una scena bianca. Un’intensa e profonda vibrazione che segna e insegna e ti vien voglia di nuotare a braccia piene incontro allo scorrere della vita.
“Andare verso”, verso gli altri verso il futuro, verso il Mediterraneo. Così quella scultura diventa “valore, simbolo, punto cardinale”.
Ogni tanto quel mare si tinge di rosa, si illumina di azzurro.

Riflessi d’acqua, luci di sole. Su queste rive c’è tutta l’arte di Pomodoro ma puoi leggere anche la storia di Tonino Cacace. La sua anima isolana e il desiderio del viaggio. Lo sguardo fiero del capitano coraggioso, gli occhi blu cobalto, appassionati e lontani e un’anima di miele nascosta dietro l’ombra di una malinconia non risolta. Fragile e altero, tenero e insolente, introverso e generoso.
Uno che dà e non chiede. Una sensibilità asciutta, non ostentata. Senza zucchero filato, senza concessioni alla retorica. Credo che qui, in via Capodimonte, all’ingresso del “suo Palace”, Tonino Cacace abbia voluto, lasciare molte pagine della sua vita.
Pagine importanti, pagine di quelle emozioni che si porta dietro nel silenzio dei sentimenti, nel pudore del privato, dentro una notte di mare senza sonno.
Il mare come religione della bellezza, il mare antico e irripetibile, il mare che si accende segreto e improvviso e sembra arrivarti addosso come “una emozione fondamentale, una insuperabile malinconia”.
Dell’uomo di mare Tonino Cacace ha la pelle, il solco di una ruga, i pensieri corrucciati, lo sguardo vigile agli umori del vento, il legame alle storie di domani e una cima sempre attraccata alla cultura antica dei marinai. Il viaggio dell’uomo alla scoperta di se stesso, le rotte intorno al mondo e la curiosità di scoprire. Le frequenti distanze dall’isola e la nostalgia per quell’ancora “buttata” nel porto di Anacapri. Il porto della vita, l’approdo che non si può tradire. Tonino Cacace è l’Ulisse di Joyce e il Capitano nella Linea d’Ombra di Joseph Conrad. Pagine di libri, pagine della vita di Tonino Cacace.

Arnaldo Pomodoro le ha fatte sue e le ha scolpite per quaranta metri con le mani e con il cuore. Ha scolpito il mare dei sentimenti.
È un mare che racconta, è il viaggio della cultura, è l’onda che apre le rive dell’arte e le dipinge del bianco della schiuma.
È un itinerario di emozioni che porta al Capri Palace, a una dimora preziosa. Ma va oltre, insegue il viaggio verso l’infinito.
Colti di sorpresa dal brillio delle luci del giorno, onde e conchiglie, pesci e stelle sembrano muoversi come uscite da un racconto di Josè Saramago.
Così le rive del Capri Palace diventano un luogo mobile, un luogo della creatività e della fantasia che rimane nel cuore di ognuno e resterà lì vitale e perenne a bagnare tutte le rive degli anacapresi. Perché l’arte è più forte del tempo.
Questa scultura è un altro lampo di passione nella vita di Tonino Cacace. Quel mare bianco di schiuma e conchiglie, di scogli e di sale è un omaggio del Capitano alla sua gente.
Quella scultura di Arnaldo Pomodoro fatta di mani e poesia è una navigazione di vele bianche che il capitano Tonino Cacace ha regalato ad Anacapri.
È un segno d’amore, è il respiro profondo del Mediterraneo sulle rive di via Capodimonte.
Qui, appena sotto il Solaro, il tempo è lento e il mare è “un saluto quotidiano”.

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