Il mare blu di Procida negli occhi di Mariagrazia

– di Maria Rispoli

Una ragazza dai riccioli neri della Corricella, una barca a remi, la pesca, una vita tra nasse e reti e la passione per la fotografia nata sette anni fa. Mariagrazia Piro diventa un artista delle immagini, scatti d’autore che catturano la bellezza dell’isola, la vita dei marinai procidani, i colori di un mondo incantato, il mistero dei gabbiani, gli ultimi istanti di un pesce-luna appena catturato. La mostra allestita ad Anacapri svela la sensibilita acuta e il realismo fatato di una ragazza di mare che usa l’obiettivo col filtro di un sentimento sincero per la natura che la circonda.

l mare a Procida e piu blu che altrove. Intenso. Profondo. Primitivo. Tra mille casette colorate la gente della Corricella si affaccia a respirare l’odore del sale. Sono pescatori. Hanno mani forti e una manciata di rughe. Sanno risalire il vento e parlare con le stelle. Vivono gli uni accanto agli altri in piccoli cubi pastello. Gialli, rosa, azzurri, verdi. Sovrastati da cupole bianchissime. Archi, terrazze e gradinate che guardano a sud. Tutti diversi. Tutti unici. Si racconta che in questo modo i padri ed i nonni, rientrando in porto, potessero vedere la loro casa gia da lontano.

“Un’architettura senza architetti”, come l’ha definita qualcuno. Le abitazioni sembrano sorreggersi a vicenda. E’ la forza che unisce la gente di questo straordinario anfiteatro circondato dal Mediterraneo. Si e parte di un gruppo. Orgogliosi di esserlo. Ci si conosce. Ci si aiuta. Lo spirito di appartenenza sembra inesauribile. Sono marinai. Si imbarcano per lunghe navigazioni. Sin da ragazzi hanno imparato ad essere piloti, ufficiali, comandanti, maestri di macchina. Trasportano merci da un capo all’altro del mondo. Attraversano il Corno d’Africa. Non sanno cosa riservi loro il futuro. Affrontano il pericolo delle traversate con coraggio, dignita e sacrificio.

Il mare e la sfida, il richiamo, la malia, la fortuna, il destino. E l’amico che li accompagna da quando sono nati. Nella loro vita carte di bordo, equipaggi, rollio, beccheggio. Nostalgia e liberta. Cime mollate, vele panciute di vento, qualche foto per vincere lo sconforto della lontananza. A terra, donne che sanno amare, soffrire ed aspettare. La marina e un’isola nell’isola. E fatta di paranze, gozzi e pescherecci. Le onde cullano incessanti un filare di lance. C’e il borbottio dei motori e l’affondo silente dei remi. Bitte. Ancore, nodi e catene. Lampare e pesce fresco. Insalata di dolcissimi limoni e vino frizzante. C’e una lunga scogliera a proteggere il molo dallo scirocco. I raggi riscaldano indisturbati il piccolo borgo anche d’inverno grazie al costone roccioso che difende la baia. Gli occhi della Corricella navigano cosi sempre in mare aperto. Piu su, la severita di Terra Murata, il centro storico di Procida. Il primo ad essere abitato. Le austere mura della cittadella medievale sembrano pronte a tuffarsi in quell’allegro arcobaleno di strade, casette e viottoli. Sulla seicentesca banchina le reti sonnecchiano in attesa delle prossime calate.

Seduto su una seggiola di paglia c’e chi ne cuce di nuove. Qualcuno dipinge la sua barca rovesciata come un guscio di noce. I bar e i ristorantini sono ospitati dalle grotte scavate nella roccia per ricoverare le imbarcazioni. La regina della baia e la chiesa di Santa Maria delle Grazie. Il borgo le e cresciuto tutto intorno nel corso dei secoli. Devoto e fedele. Come un faro, la sua cupola ocra e celeste si vede da ogni parte della marina.

La Corricella vive di un tempo che appartiene al passato. Ci sono le chiacchiere tra i vicoli e nelle scalinatelle. Parole semplici. Spontanee. Curiose. Dai vefi le donne guardano ancora l’orizzonte sognando il ritorno del proprio uomo. C’e lo sventolio del bucato. Le urla di gioia e la carezza del silenzio. I musi dei gattini che spuntano dagli angoli dei cortili. Il segno della croce davanti al crocifisso. Ci sono le corse dei bambini che divorano le scale ripide della Gradinata del Pennino fino a San Rocco. Gli
sguardi scugnizzi dei ragazzi. C’e la processione del Venerdi Santo preparata ed attesa per tutto l’anno. I “Misteri”, le caratteristiche rappresentazioni in legno e carta delle Sacre Scritture preparate dai giovani procidani, percorrono il paese partendo da Piazza d’Armi.

La Corricella e questo e molto di piu. Una splendida sensazione. Un’esplosione di vita e di colori. La stessa che Mariagrazia Piro riesce a catturare nelle sue fotografie esposte nella mostra personale ospitata l’agosto scorso al Centro Congressi del Comune di Anacapri. Nei suoi scatti l’anima e l’armonia dell’antico borgo di pescatori. Nuvole di gabbiani. Gocce di mare come scintille di cristallo. Gatti sornioni e pigri. Il luccichio del sole nell’acqua mossa da un sussurro di vento. La trasparenza di una medusa imprigionata nell’azzurro di una rete. Un piccolo oblo aperto sulla vastita del blu.

Un mondo di acqua e di cielo, di pesci ed uccelli. Barche, vicoli, onde e quotidianita di una baia di marinai. La giovane artista procidana ha un intenso viso mediterraneo e una cascata di meravigliosi riccioli dal colore della notte. E’ volitiva, sorridente e dolcissima. Ama la sua isola vestita di sole. Per lei rappresenta l’idea stessa della vita.

“Trentacinque anni fa non c’era l’ospedale. Sono nata in casa alla Corricella. E un posto che ti incanta. Procida e la Corricella. Li si vede l’isola antica. I procidani hanno un carattere un po’ chiuso ma non appena capiscono chi hanno di fronte sono piu ospitali e generosi di chiunque altro. A quattordici anni pescavo con le mie cugine. Ci facevamo dare le vecchie reti e le nasse. La nostra era una pesca seria sin da allora”. Mariagrazia viveva con la sua famiglia in una casetta bianca fatta di soppalchi ed archi. Suo padre faceva il marittimo. La mamma e una pescatrice e una cuoca sopraffina.

“Mia madre e molto risoluta. Mi ha insegnato ad amare il mare. Tutto quello che so lo devo a lei”. Da tre anni Mariagrazia vive a Bagnoli in una casa che guarda Nisida, ma i suoi scatti d’arte sono tutti per Procida. La sua passione per la fotografia e nata sette anni fa. Era il giorno dello tsunami. Il mare era “incazzato”. Tempo pessimo. Nessun collegamento con la terraferma. “Ho comprato una macchina usa e getta e ho iniziato a scattare”. Mariagrazia e giovane e solare. Risoluta, capace ed intuitiva. Nelle sue fotografie i gesti della gente della Corricella si trasformano in quadri d’autore. Scatti d’emozione in grado di fermare la bellezza dell’isola partenopea in immagini di alta suggestione. Momenti che appartengono alla vita dei procidani letti dall’obiettivo sensibile di una donna speciale. Ogni immagine e un rispettoso e superbo inno di lode al mare.

“E’ il mio elemento”, dice con orgoglio. Il suo rapporto con l’acqua e assoluto. “Spesso salgo sul mio gozzo e vado a pescare da sola o a fare una nuotata. Magari di sera, con la calma piatta. Amo le cose vere e leali. Le trovo in mezzo al mare con la mia barchetta a remi. Il mare mi mette serenita. Mi riconcilia con il mondo”.

A Mariagrazia non piace la folla ne la confusione. Adora sentire la voce del mare. E’ una donna autentica, caparbia e piena di dignita. Quando decide di fare qualcosa non c’e ostacolo che possa fermarla. Vive il presente con realismo ed ottimismo. E trasparente, sincera, pulita. Valori che emergono dalle sue opere fortemente sceniche nella loro nuda semplicita. Non ama il bianco e nero perche e una sofisticazione dello sviluppo, dice. “La foto per me deve essere quello che vedo. Deve avere i colori”.

Gli scatti dell’artista procidana sono esattamente questo: i colori della Corricella che diventano struggente poesia. Forti e veri. Poi, i gabbiani. “Trovo questi uccelli un po’ misteriosi. Sono sempre in movimento. Quando li osservo volare mi chiedo dove sia il loro nido”. E, ancora, le battute di pesca, il respiro dell’acqua, la lotta per la vita, la tempesta. La foto che Mariagrazia non darebbe mai via? “Quella del pesce luna nella rete, intrappolato tra la vita e la morte. Le gocce d’acqua cadono giu segnando la fine della sofferenza”.

Nell’archivio della promettente fotografa dai riccioli scuri non ci sono ritratti. “Le persone non mi ispirano. In uno scatto possono sembrare qualcosa di diverso da quello che realmente sono. Il mare e diverso. Non mi ha mai tradito”. Le sue foto colpiscono dritto al cuore. Sono scatti di sentimento. Immortala il quotidiano cogliendo accenti, sensazioni, riflessi e sfumature che agli occhi dei piu restano spesso celati, forse per la fretta e la superficialita che accompagna il vivere moderno.

E un talento grande quello di Mariagrazia che sa trasformare il bello della natura in qualcosa di davvero indimenticabile. Un’artista capace e prolifica che ci regala la sua Procida cosi come realmente e. Senza filtri. Senza maschere. Senza ritocchi. Mariagrazia e una donna in gamba. Moderna ma con la tradizione nel cuore. Rimpianti? “Nessuno. Io la vita la vivo”.

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