Il mare degli scrittori

– di Claudio Calveri

Sugli oceani del mondo a partire da Jules Verne.
La fantasia di Salgari.
La balena di Melville e l’isola di Stevenson.
Ma lo scrittore di mare per eccellenza è Jack London.
La traversata dello “Snark”.
Il marinaio di Conrad e l’arcipelago malese. Libri di suggestione che profumano di brezze marine e sartiame umido. Avventure sognate e autentici reportage.

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200512-16-3mIl mare offre infinite possibilità narrative, stimoli creativi raccolti con fervore da molti grandi della letteratura mondiale. E’ senz’altro difficile immaginare i misteri delle profondità marine in maniera differente da come furono oniricamente descritti con minuzioso surrealismo dal Jules Verne di “Ventimila leghe sotto i mari”. Parimenti la dimensione dei paesaggi marini esotici hanno preso corpo nella immaginazione comune grazie ai romanzi salgariani, crocevia di formazione e diletto per molte generazioni. Punti di riferimento la cui carica suggestiva è ancora maggiore pensando che entrambi non possedevano una conoscenza diretta delle vastità del mare.
Segnatamente, il buon Verne scorazzava più che altro tra biblioteche, trovando nella inesauribile vena della sua immaginazione i dettagli con cui raccontare l’oceano del Nautilus come i primi passi dell’uomo sulla luna, sulla falsariga dell’Orlando Furioso alla caccia del suo senno perduto. Da par suo Emilio Salgari era uso addormentarsi dopo avere generosamente irrorato le lenzuola di profumi dozzinali, dal cui miscuglio germogliava il profumo esotico e speziato di quelle isole lontane che si materializzavano nei suoi sogni di dormiente.
Cronache dal centro di se stessi, più che altro, di spessore evocativo consistente e spesso anche profetiche, verosimili ed accattivanti, dal valore transgenerazionale e metatemporale.
Per aggiungere a simili esercizi di potenza letteraria anche letture che trasudino salsedine, che profumino di brezza marina e sartiame umido, alla caccia delle emozioni catturate dai libri di Melville o dalla magia che trapela dall’ “Isola del Tesoro” di Stevenson, non resta che scorrere le pagine di Jack London nonché dello “scrittore di mare” per eccellenza, quel Teodor Józef Konrad Korzeniowski universalmente conosciuto col più celebre nome di Joseph Conrad.
Entrambi vissero il mare nella sua interezza, riportando sensazioni e suggestioni visive nelle loro opere. Entrambi animarono i loro universi di parole agli inizi del Novecento, in un tempo in cui la navigazione manteneva una sua coloritura eroica e pionieristica.
Nel caso di London – noto al grandissimo pubblico nel ruolo di cantore della corsa all’oro americana di fine Ottocento ed inizio Novecento – le stimmate dell’uomo stregato dall’oceano emergono dalle pagine del libro “La crociera dello Snark”, edito per la prima volta nel primo decennio del 1900. E’ il fedele reportage della traversata intrapresa il 23 aprile 1907 dallo scrittore, salpato da San Francisco alla volta dell’ignoto, nell’intento di percorrere un giro completo del pianeta via mare. Dall’acqua dolce dei fiumi posati nelle diroccate valli del Klondike innevato al salmastro odore dell’oceano, in compagnia di “tre motori a benzina e una moglie”, come amava ricordare London.
La crociera tocca isole dal sapore leggendario. Sulla sua mappa la rotta si dipana tra nomi celebri e oggi resi accessibili da una semplice visita ad un Tour Operator: le Hawaii, le Marchesi, Tahiti, le Samoa, le Figi, le Nuove Ebridi e le Salomone. Diciotto mesi di navigazione a vela terminati a Sydney a causa delle cattive condizioni di salute dello scrittore.
Il Pacifico dei colonizzatori esplorato in nome del desiderio di avventura a bordo di una barca a vela di 43 piedi, un ketch fatto costruire appositamente per il viaggio, con notevoli sforzi economici ed il conforto della moglie Charmain. Se London fece del suo viaggio in mare una unica significativa esperienza dai risvolti esistenziali, Conrad rese il contatto con gli oceani la costante di una vita intera. Cittadino ucraino trasferito a soli diciassette anni a Marsiglia e imbarcato per la marina francese visse poi evenienze che lo portarono a lavorare su navi della marina britannica, nei cui ranghi giunse ai gradi di capitano di lungo corso; a partire dal 1886 si guadagnò anche la cittadinanza inglese.
La sua pluriennale e poliedrica militanza di marinaio è interamente racchiusa nei molti romanzi da lui ambientati nelle colonie dell’Impero. Teatro di molti dei suoi viaggi fu infatti l’arcipelago malese, nei cui lidi trasferì l’ideale scenografia delle esistenze tribolate di Almayer, uno dei primi antieroi della letteratura mondiale, perno della sua opera prima – “La follia di Almayer” appunto – quella il cui successo lo spinse ad abbandonare la vita da imbarcato per prediligere la strada della scrittura. Dalla lettura dei suoi romanzi appare evidente come nonostante ciò il filo doppio che legava l’ispirazione dello scrittore e il regno di Nettuno persistette rinsaldandosi.
L’ingente vissuto marinaro di Teodor Korzeniowsky riaffiorò prepotentemente in altri suoi capolavori quali “Il reietto delle Isole” e “Il negro del Narcisus”. Seguirono poi “Lord Jim”, e ancora “Tifone” e “Cuore di tenebra”, e in ultimo “Nostromo”. Sono pietre miliari della cultura letteraria internazionale e classici della narrativa ancora oggi studiati come testi archetipici della stilistica moderna.
In queste opere, tutte rientranti in quella che unanimemente viene riconosciuta come la prima fase della produzione letteraria di Conrad, differente da quella successiva, meno istintiva ma più matura, il mare assurge ad elemento caratterizzante, con le sue leggi perentorie, con la ingombrante crudezza delle atmosfere, ideale contorno per le scelte difficili e spesso stringenti cui i personaggi si vedono costretti.
Non è il mare riflessivo ed intimista de “Il vecchio e il mare” di Hemigway né quello colorato di tinte epiche di “Moby Dick”, ma non perde una sua prospettiva riflessiva ed insieme adrenalinica, come può essere una esistenza in sospensione tra le onde. Rispondere al richiamo del mare significò quindi per questi scrittori raccogliere la sfida. L’uno si fece prima scrittore e da scrittore affrontò la tenzone, cercando verifiche su se stesso, l’altro fu reso scrittore dal mare e dalla esigenza di raccontare tutto ciò cui aveva assistito nelle sue peregrinazioni marinare. In fin dei conti, le due facce della medesima medaglia, fatta di tramonti sulla linea dell’orizzonte e nuvole basse sull’oceano.

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