Il marinaio con la chitarra che spiegò a Marilyn Monroe il significato di “maruzzella”

– di Pietro Gargano

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200403-14-2mLa cantina dei Savarese a Marina Grande era un’oasi di penombra nell’isola ammantata di sole. Quel giorno d’estate di fine Ottocento il chiacchiericcio degli avventori si interruppe all’ingresso di sei napoletani di rispetto. Li guidava un uomo piccolo ed educato, dagli occhi grigi e metallici come una lama. Si chiamava Ciccio Cappuccio, guappo famoso, il Robin Hood della foresta di pietra dei vichi. Eroe delinquente, nato all’Imbrecciata, Ciccio sfregiava facce di “malamenti” più di lui, amministrava una giustizia meno ingiusta di quella dello Stato, taglieggiava i ricchi e aiutava i poveri, faceva strage di donne cianciose. Quando fu confinato a Ventotene, il popolo lo accompagnò con un corteo di barche, omaggio da re. Il capintesta della Bella Società Riformata era figlio di un oste rinomato: di pesce fresco e di vino buono s’intendeva. Per non deluderlo, Savarese diede fondo alla dispensa e alle sue virtù di cuoco.
Il mammasantissima apprezzava ogni piatto con brevi cenni della testa. Però non apprezzò il conto finale e i suoi “picciotti” alla loro maniera protestarono. Nella cantina scese un silenzio impaurito. Savarese era uomo pacifico ma di ben formato cuore e orgoglioso. Si asciugò le mani, avanzò fino al tavolo di quei bizzarri vip e disse: “Io so’ Scarola e qua dentro deve pagare pure Cappuccio”. I gregari stavano mettendo mano alle “mollette”, Ciccio li fermò alzando una mano. “Pagate” disse.

Battelliere cantante, era salutato da tutti con l’esclamazione “che bella voce”

Il soprannome Savarese se l’era inventato sul momento, come sfida vegetale a Cappuccio; eppure uno Scarola tosto era esistito davvero, un capo di briganti in Lucania. Savarese fu Scarola per tutta la vita e, alla sua morte, il “titolo” passò al figlio Giuseppe.
Nato a Capri il 26 ottobre, Giuseppe-Scarola non continuò la tradizione paterna. Si guadagnò il pane facendo il battelliere nella Grotta Azzurra per i turisti. Remando cantava. Le mance aumentarono, tedeschi e inglesi e americani dissero “che bella voce”; le loro donne fecero scivolare nelle mani callose del marinaio biglietti per appuntamenti furtivi.

Dal posto fisso nell’orchestra radiofonica di Serafini al giro del mondo

Lo conobbe, non si sa se direttamente o per fama, la regina Elena che lo volle istruttore di nuoto dei principini nella tenuta di San Rossore. Pure i Savoia lo sentirono cantare e dissero “che bella voce”. In famiglia conservano i gemelli con lo stemma dei Savoia e l’orologio griffato donatogli dalla sovrana.
Inorgoglito dai complimenti, Giuseppe-Scarola prese lezioni di canto dal maestro Romeo e anche da lui di sentì dire “che bella voce”. Così il ragazzo decise di andarsene a Roma a frequentare il Centro sperimentale per la lirica.
Dissero ancora “che bella voce”. E tuttavia presto il giovanotto intuì che quel mondo di voci spinte al massimo anche quando non serviva, di capricci di divi, non era adatto a lui. Imparò a suonare la chitarra, e le sue dita rese dure dai remi sembravano carezzare le corde, con rispetto. Cantò nei locali notturni della capitale, come l’Hostaria dell’Orso. Infine fu preso da irresistibile nostalgia per l’isola e tornò. Esordì al Quisisana come intrattenitore musicale. Ecco a voi Scarola.
Mise in repertorio le canzoni napoletane più celebri e fu posteggiatore moderno, di eleganza pari alla sobrietà. Minimi gesti, ampi sorrisi, tanta musica, voce modulata mai sfoderata in tutta la potenza. Soprattutto, un naturale carisma in pedana.
Signori milionari di mezzo mondo e belle donne sfavillanti si estasiarono. Rientrati in patria, dissero meraviglie di quel bel ragazzo con la chitarra conosciuto sotto il cielo di Capri. Ne cantarono le lodi soprattutto gli americani. Stava diventando famoso quasi quanto i faraglioni.
Nel 1940, a ventidue anni, gli venne la voglia del posto fisso. Vinse un concorso all’Eiar, l’antenata della Rai, e fu assegnato all’orchestra diretta da Serafini. Vi restò pochi mesi perché arrivò la guerra. Nel 1942 sposò Carmilina; compare d’anello Pupetto di Sirignano, testimone un altro principe, Ruspoli. Vennero poi due figlie, Antonietta e Brunella; un maschio lo persero piccolo.

Baffetti e un sorriso smagliante

Scoppiata la pace, Scarola tornò alla radio, nel 1946, con un programma sulla Rete Azzurra (Radiodue di oggi): “Canta Giuseppe Scarola”, alla chitarra Gino Palumbo. L’anno dopo un impresario italo-americano, Nino Pucillo, gli offrì di esibirsi a Long Beach in due locali, “Nino’s Continentale” e “Moulin Rouge”. Scarola s’imbarcò su un piroscafo, salutò la statua della libertà e cantò. Laggiù divise il palco con Frank Sinatra.
Ebbe successo anche perché usò una mimica un po’ più spinta del solito, perché piegò la voce a un falsetto di tipo messicano, allora alla moda.
Da lì partì l’attività di giramondo invernale.

Le serate al “Gatto Bianco”

Tra un viaggio e l’altro, riempì di musica le estati capresi. Restò per dieci stagioni al ristorante “Gatto Bianco” dei fratelli Esposito, passò alla “Capannina” e alla “Pigna”.
Fu il primo a incidere “Anema e core”; gli autori Salve D’Esposito e Tito Manlio vennero a provare la canzone nuova nella sua casa a due passi dalla Piazzetta. Nel 1952 fu il primo interprete di “Quanno staje cu mme”, lanciò poi “So’ ‘nnammurato ‘e te” e “Luna caprese”, contribuì al successo di “Nu quarto ‘e luna”. Incise per la Capitol, la Rca, la Colombia: per il mercato internazionale, insomma. Su un 33 giri il suo nome appare accanto a quello di Edith Piaf, con gli stessi caratteri di stampa; su quei solchi incise “Maria busciarda”.

Cantò per re e regine, attori e attrici di Hollywood, magnati dell’industria

I giornali americani scrissero che i baffetti e il sorriso smagliante di Scarola facevano svenire le ragazze. Di certo il suo canto dolce fu ruffiano, mentre lui cesellava Kirk Douglas s’invaghì di un’attrice italiana e Veronica Lake lanciò uno sguardo fatale, dietro l’ala di capelli biondi, ad Alan Ladd. Scarola vide separazioni e tradimenti di vip. Quando l’armatore greco Stavros Niarkos veniva a Capri lo faceva cercare dappertutto, una volta lo mandò a prendere con un motoscafo a Sorrento, dove si esibiva.
Scarola cantò per la regina Elisabetta d’Inghilterra e per la principessa Margaret all’Hotel Savoy. Per i Kennedy in Florida. Per Agnelli l’Avvocato a Villar Perosa e a Saint Vincent; a casa Fiat fu affezionato. Lui, ex marinaio, si muoveva con educata eleganza tra i magnati dell’industria e i divi del cinema, tra le teste coronate e i potenti di molte repubbliche. Cantò davanti a Mao Tse-tung, il grande nuotatore della rivoluzione cinese, e a Faruk re d’Egitto in esilio. Cantò per Ford concorrente americano degli Agnelli. Per Joan Crawford ed Errol Flynn, Harold Lloyd e Greta Garbo, Charlie Chaplin e Winston Churchill, per il principe Ranieri di Monaco e Grace Kelly che di giorno, nelle viuzze capresi, celava la sua celebrità dietro un paio di occhialoni scuri e sotto un foulard annodato.
Jacqueline, futura vedova Kennedy e futura signora Onassis, Scarola l’aveva conosciuta a Palm Beach quando lei faceva la cronista mondana con quella graziosa faccia tosta. Dopo le nozze con Onassis, regolate da un contratto che prevedeva perfino tipo e durata degli scambi di sesso, Jacqueline sbarcò a Capri dal panfilo “Christine” e andò a salutarlo a casa. Veterana di Capri, Jackie era la delizia dei negozi di lusso. Si fece fare un abito di midollino bianco tempestato di coralli e conchiglie, ornato di ricami di rafia. Comprò dozzine di pantaloni bianchi e i sandali esclusivi di Canfora, in suo onore chiamati “K”; però un’estate preferì camminare a piedi nudi, per sentire il calore della strada, e da allora tutte le villeggianti esposero al sole alluci e dintorni.

In America, divise il palco con Frank Sinatra

La carriera di Scarola menestrello giramondo fu lunga, eppure ebbe tempo e modo di farsi apprezzare dalle figlie come padre generoso e gentile, e dai nipoti come nonno affettuoso.
A Dallas rappresentò l’Italia in una megafiera del turismo. Lo nominarono commendatore della Repubblica. Alle Bahamas incontrò il produttore dei film di James Bond 007. “Piacere, Broccoli” disse quello. “Piacere, Scarola” disse il caprese. “Vuole prendermi in giro?” chiese annuvolato Broccoli. Chiarito l’equivoco, divennero amici. A Marilyn Monroe, in quel di Hollywood, Scarola spiegò invece il significato della parola “maruzzella” dopo averle dedicato qualche canzone. La diva triste rise, con quella sua risata gorgogliante e indifesa. Scarola le volle molto bene.

L’omaggio di re Feisal. L’elegante uscita di scena

Quando la musica cambiò, quando lo stile caprese non fu più quello, Scarola non stette ad attendere i segni del declino e si ritirò. Nella sua isola, naturalmente. Andò a rendergli omaggio re Feisal dell’Arabia Saudita, forse l’uomo più ricco del mondo.
Un ictus non gli impedì di srotolare i ricordi di una vita da romanzo, punteggiata da applausi in tutti gli angoli del pianeta. Se ne andò il 6 settembre 1996. A Capri dovrebbero custodire il suo ricordo con maggiore cura.

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Un commento su “Il marinaio con la chitarra che spiegò a Marilyn Monroe il significato di “maruzzella”

  1. Qualche confusione con le date? Se Peppino fosse nato nell’anno dell morte di Cappuccio, lui stesso sarebbe morto centenario…

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