Il matrimonio tra la Signora Ambra e il signor Corallo

– di Benedetta Palmieri

Storia delle loro vite diverse e del felice connubio nello showroom napoletano degli Ascione discendenti di un armatore di navi coralline.

L’incontro tra la luminosa dama del Caribe e lo scarmigliato figlio del mare.
La signora Caterina suggeritrice d’eleganza.
Damigelle d’onore la tartaruga, la conchiglia e la madreperla.

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200506-10-3mLuca passeggiava sulla spiaggia quando, improvvisamente, la sua grande curiosità di bambino fu attratta da qualcosa di luccicante: i raggi del sole si erano imbattuti in delle strane pietre, facendole brillare tra i granelli di sabbia.
“Mamma, guarda come sono belle le tombe delle zanzare” disse entusiasta prendendone una in mano, come forse avranno fatto e pensato i primi uomini che raccolsero l’ambra sulle rive del mare. Come forse pensiamo tutti quando ci capita di vedere una di quelle ambre che hanno incastonati al loro interno i corpi di zanzare un tempo pungenti e formiche un tempo laboriose, di brulicanti millepiedi, lucciole e farfalle, di blatte e acari pre-ddt, di oramai innocui scorpioni, ragni e mantidi religiose.
Lo stesso avranno pensato i visitatori della bella mostra allestita nei mesi scorsi presso lo showroom napoletano di Ascione, elegantissima sede di piazzetta Matilde Serao che si affaccia nella Galleria Umberto I svelandone scorci insoliti e incantevoli.
Ma cosa ha spinto i re del corallo a questo gemellaggio con le ambre di Ambra Greco? Una delle ragioni è certamente la celebrazione, in questo 2005, dei centocinquanta anni di vita della ditta di famiglia, compleanno che ha spinto gli Ascione a organizzare alcuni eventi interessanti e di valore che contribuissero ai festeggiamenti.
E, dunque, la collezione di ambre di Salvatore Greco, davvero ricca (sembra sia la più completa in assoluto), splendida e curata con grande passione e competenza, era certamente l’ideale per coronare questo primo secolo e mezzo di storia; una storia iniziata appunto nel 1855 quando Giovanni Ascione, figlio dell’armatore di navi coralline Domenico, decise di dedicare la propria esistenza alla lavorazione del corallo.
Da quel momento, l’azienda si è sempre distinta per la gestione familiare (caratteristica che le contribuisce grande forza) e per i numerosi successi e riconoscimenti ottenuti: impossibile non ricordare ad esempio le partecipazioni all’Esposizione mondiale di Vienna, a quella internazionale delle Industrie marittime di Napoli, e ancora alle Esposizioni internazionali di Philadelphia, di Torino, di Firenze, di Barcellona, e a quella di Oporto del 1865 durante la quale le fu conferita la medaglia d’oro, primo dei tanti premi ufficiali poi ricevuti nel corso degli anni.
Ma altre ragioni d’orgoglio hanno contrassegnato la vita dell’azienda, come la scelta dell’orafo-artista Carlo Giuliano che, sul finire dell’Ottocento, adoperò i cammei di Ascione per incastonarli nei suoi gioielli in stile archeologico che tanto andavano di moda sul mercato londinese di quei tempi; o l’essere stata scelta dai Savoia per fregiare il marchio delle insegne di famiglia dopo l’unità d’Italia.
La ricerca di uno stile sempre nuovo che non rinneghi però la tradizione e la messa a punto di nuove tecniche di manifattura (tra cui quella sofisticatissima detta “all’uncinetto”, con la quale tra l’altro fu realizzato nel 1938 un prezioso sautoir per la principessa Maria Josè in occasione della sua visita a Napoli), così come l’estrema competenza anche nel lavorare altri materiali come la tartaruga, la conchiglia o la madreperla, hanno fatto e fanno di Ascione davvero un punto di riferimento in questo campo.
Attualmente l’azienda vede alla sua guida cinque fratelli che si distinguono per capacità di gestione e estro creativo: l’amministratore della società nonché presidente dell’Assocoral Mauro, il responsabile amministrativo Giuseppe, i responsabili della produzione Marco e Giancarlo, e, sola e valente signora del gruppo, la sorella Caterina che è designer e direttore artistico della produzione.
Ma vale la pena tornare ancora sul prezioso e insolito gemellaggio, su questo matrimonio misto tra l’avvenente e luminosa signora ambra, dicevamo, e il focoso e scarmigliato signor corallo. Gioielli e monili, con la loro natura straordinariamente e meravigliosamente superflua, acquistavano un fascino nuovo e differente nel poterli ammirare, raccolti nelle belle stanze di Ascione, realizzati con queste due straordinarie pietre preziose. Pietre che vengono direttamente dalla natura e dalla sua anima, dal mare e dagli alberi che hanno scelto come loro dimora le sue rive cariche del suo odore e dei suoi elementi; pietre che raccontano con le loro sfumature e le loro forme la vita di ciò che gli è stato intorno al momento della loro nascita.
L’ambra, gemma primordiale che pare risalga addirittura a centoventi milioni di anni fa circa, resina delle conifere che, scivolando sul loro tronco, inglobava insetti e foglie, petali di fiori e rametti di felce, ingrandendosi e divenendo poi al sole una pietra dura e splendente, carica di energia e suggestioni. L’ambra che un tempo impreziosiva le rive dei Paesi del Mediterraneo, dalla Magna Grecia alla Sicilia, e che poi è stata scoperta nel lontano Caribe, nella splendida Santo Domingo che ne ha svelato altri colori e altre sfumature.
E, allora, la visita alla bella mostra sull’ambra ha consentito di scoprirne la storia e la insolita e sorprendente nascita, di vedere bottigliette e anelli, ciondoli e collane, orecchini e oggetti, tutti abilmente e minuziosamente realizzati con questa pietra del colore del giorno; ha consentito di scoprirne gli usi nell’antica medicina e le leggende che la vogliono pietrificazione delle lacrime delle sorelle di Fetonte, figlio di Elios dio del Sole, che piangevano disperate il fratello fulminato dal padre degli dei Zeus.
Ma tutto questo non è ancora abbastanza, perché al fascino antico dell’ambra, si aggiungeva quello del corallo, che arricchisce il museo permanente dello showroom di Ascione. Come non rimanere affascinati anche da questo altro elemento vivo (o, per dirla tecnicamente e scientificamente, oltre che romanticamente, di origine organogena) che nasce dal mare, dall’elemento più affascinante e misterioso, dalle sue acque calde e incontaminate?
Il corallo, che è in realtà lo scheletro di alcuni organismi della famiglia dei polipi Cnidaria Gorgonacea Corallium (anche se il mito, sempre prolifico e fascinoso, vuole i suoi rami essere le pietrificazioni del sangue di Medusa che sgorgò a fiotti nel mare quando Perseo le recise il capo), nelle vetrine del museo si mostra davvero in tutta la sua estrema bellezza e in tutte le sue forme. Mostra di sé i colori e le sfumature: dal rosso mattone della varietà momo al rosso sangue quasi bordeaux di quella aka, dal rosso vivo proveniente dalla Sardegna al rosso arancio detto Sciacca, e poi a quelle più chiare e delicate, dal rosa al bianco quasi latteo.
Non è finita qui perché gli Ascione ne hanno raccolto, tra la sezione didattica e quella artistica che compongono il museo, centinaia di esemplari che presentano anche le evoluzioni degli stili e del gusto, che illustrano l’arte della lavorazione dalle sue origini ai giorni nostri. Ma un museo ha anche il ruolo di spiegare, oltre che di offrire bellezza e godimento, e questo non fa eccezione: documenti, immagini e, soprattutto, strumenti e macchinari, contribuiscono a svelare i segreti di questa pietra preziosa, della sua origine e delle sue trasformazioni, e a spiegare che cosa gli Ascione hanno saputo fare in questi centocinquanta anni di lavoro, durante i quali l’attenta professionalità si è sempre accompagnata all’enorme passione per il corallo e le sue forme.

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