Il panorama delle sirene dalla collina di Cetrella

– di Gino Verbena

Dall’altura caprese lo sguardo spazia dalle marine dell’isola alle costiere sorrentina e amalfitana, al golfo di Salerno e, in certi giorni di tramontana, alla costa calabrese.
Una salita per escursionisti esperti, tra mulattiere e sentieri.
Il giardiniere di Compton Mackenzie.
L’ antico percorso a picco sul mare delle isolane alla ricerca di fascine e legna. La chiesetta di Santa Maria, la leggenda di padre Anselmo e la devozione di Nannina Vacca.
Il bosco dell’Anginola.
L’opera appassionata degli “Amici di Cetrella”.

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200612-11-2mUna delle località più incantevoli dell’isola di Capri è la collina di Cetrella, un parco naturale dove, da certi punti, è possibile contemplare le due Marine: quella con il porto e quella con i Faraglioni e lo Scoglio delle Sirene. Inoltre, con un buon binocolo, è possibile avvicinare il monte Solaro e, dall’altro lato, il castello Barbarossa ubicato a quota inferiore, preso d’assedio ma non espugnato dal pirata saraceno Khair-ed-din.
Al di là del mare appare nitida la costiera della “Siren Land” osannata da Norman Douglas: Sorrento, Massa Lubrense, Nerano; più in là Positano, Amalfi e il lontano golfo di Salerno. Nelle giornate in cui spirano i venti freddi è visibile persino la costa calabrese.
Sulla collina, dotata di una silenziosa valletta, si perviene per una mulattiera che inizia dal viale Axel Munthe oppure con la seggiovia per monte Solaro (il punto più alto dell’isola) da cui si scende a Cetrella per un sentiero in terra battuta che mena al pianeggiante viale finale e a un tabernacolo dove una Madonnina spesso riceve dei mazzetti di fiori: in aprile le iris blu o bianche che lì attorno crescono spontaneamente, a giugno i gigli arancione della valletta, testimonianza di antiche coltivazioni.
Il noto giardiniere, Mimì Ruggiero, li curava per conto del famoso e fecondo romanziere inglese Compton Mackenzie.
Esiste anche un meno comodo ma più panoramico sentiero che si snoda tra ginestre ed altra vegetazione bassa e che costeggia le pareti del monte, a picco sul mare. Là sotto c’è la conca di Ventroso, un tempo raggiungibile per un erto cammino che sprofondava rapidamente verso la sottostante scogliera. In un’epoca di penuria di risorse, le isolane vi si recavano per mettere insieme sacchi d’erba per gli animali, fascine per il fuoco e carbone che ricavavano bruciando legna e macchia in una fornace ubicata in un angolo della scogliera. La risalita era micidiale e pericolosa, quasi una scalata; eppure quelle povere donne si azzardavano a salire dal mare al monte con scomodi e pesanti fardelli per poi ridiscendere dall’altro lato, verso il paese, e consegnare le fascine ai fornai e i carbone ai rari albergatori (locandieri) in cambio di qualche pagnotta di pane o una manciata di danaro. Gli anziani del paese riferiscono che, forse per il peso insopportabile, una giovane si lasciò involontariamente scappare il suo carico: la fascina rotolò fino ai piedi della madre che la seguiva poco dietro e che, perdendo l’equilibrio, precipitò nel vuoto terminando bruscamente la sua esistenza terrena.
Oggi, la possibilità di scendere a mare è preclusa da una frana che si è fermata sul vecchio percorso e dalla folta vegetazione che ha chiuso ogni residuo spiraglio.
La chiesetta di Santa Maria, con il suo romitorio a strapiombo su Marina Piccola, fu costruita nel XIV secolo ed ospitò alternativamente frati domenicani e francescani. Per il sapore di antichità e per la pace interiore che ispira è senza dubbio l’attrazione principale della zona. Il personaggio più noto che ha abitato e gestito l’eremo è stato, nell’Ottocento, padre Anselmo Massimino, un monaco paolotto istruito e ospitale, ma anche pronto – come si racconta – a menar calci nel sedere di qualche zotico che disertava le messe nei giorni festivi.
Quando, a fine Ottocento, il plesso ha esaurito la sua funzione di convento è stato gestito congiuntamente dal Comune e dalla parrocchia dandosi a custodi il compito di recarvisi dal paese per tenere in ordine la chiesuola, il refettorio, le celle dell’eremo, il modesto orto retrostante e l’antico cimitero che trovasi subito a destra dopo il cancello d’ingresso. Una cara figura che gli anziani del luogo ricordano è stata, fino ad alcuni decenni fa, Nannina Vacca che saliva per la mulattiera quasi quotidianamente, fino ad età avanzata, e non faceva mancare alla chiesa odorosi fiori e, all’orto, piante ornamentali e aromatiche.
Attualmente la custodia è affidata a Carmine Russo, coadiuvato dai generosi “Amici di Cetrella”, volontari di un’associazione ambientalista. Grazie a loro, la visita all’antico plesso è consentita nei pomeriggi del giovedì e del sabato. Gli stessi “Amici di Cetrella” hanno recuperato due fatiscenti fabbricati lì vicino: uno appartenente all’Istituto universitario navale e l’altro alla Fondazione Cerio e già proprietà di Compton Mackenzie. Lo scopo è di conservarvi arnesi e materiale per debellare eventuali incendi, ma anche di concretizzare iniziative offrendo, agli appassionati della montagna, servizi e possibilità di ritemprare lo spirito.
Di Compton Mackenzie ci basta dire che giunse a Capri nel 1913. Dopo avere soggiornato alla pensione Faraglioni, alla Certosa, e poi a Caterola sul monte Tiberio, aveva comprato, restaurandola, la casetta a Cetrella.
I capresi gli sono particolarmente grati per due suoi lavori in cui descrive l’ambiente intellettuale e stravagante degli inizi del 1900 e i pettegolezzi salottieri di allora: “Vestal Fire”, Le vestali del fuoco, e “Extraordinary Women”, Donne pericolose, romanzi in chiave piacevolissima grazie all’arguto umorismo dell’autore.
Prima di salire i circa trenta scalini antistanti l’eremo, si può deviare, sulla sinistra, verso il bosco dell’Anginola, ombreggiato da alti pini d’Austria che d’inverno offre funghi, castagne e cacciagione, d’estate frescura a chi vi si avventura per una passeggiata e per un pic-nic di fine settimana.
Giù, al termine del bosco, inizia il passo dell’Anginola, solo sulle prime pericoloso e scoraggiante allargandosi, dopo poche decine di metri, in un viale comodo e non privo di fascino che porta alla località denominata Torina dove si ricongiunge allo storico sentiero del Passetiello.
Concludendo, un escursionista esperto trova a Cetrella pane per i suoi denti mentre il viandante prudente può accontentarsi di cose più semplici, ma ugualmente allettanti, in quel piccolo e raccolto paradiso terrestre.

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