Il paradiso perduto

di Anna Maria Siena Chianese
È un vasto territorio di Napoli e Caserta, tra i più fecondi e suggestivi della regione, sfigurato dalla speculazione che ha portato al dissesto biologico e produttivo. La battaglia dell’associazione “Asklepios”
presieduta da Anna Lucia Cuomo che ha scelto Casal di Principe come luogo emblematico di una rivolta di idee, contrapposizioni e progetti

Il figlio di Apollo, dio della medicina e della guarigione, “anche dalla morte”, trasformato da Zeus in costellazione, è oggi nome e luce-guida, nel tentativo di “guarire dalla morte” vasti territori di Napoli e Caserta, dell’Associazione Asklepios dove la “buona volontà” evangelica si traduce in un’intensa attività spesso dialogante con analoghe istituzioni senza fini di lucro o politici, ma di promozione e tutela dell’ambiente e della salute.

1805, Jakob Philipp Hackert: Arcadian Landscape

1805, Jakob Philipp Hackert: Arcadian Landscape

Parte sana dell’umanità sorta dall’evoluzione etica della ragione umana, tali associazioni agiscono nel nome del “bene comune” della politica pensata dai greci come una religione e dai romani come espressione dei “mores” e dell’ethos di uno Stato fondato su virtù: fede, saggezza, temperanza, giustizia e quindi leggi: una legislazione che sia più idonea di quella vigente a impedire e risanare i mali che attentano alla vita del territorio.
Nel logo dell’Asklepios figura quello dell’associazione Jerry Essian Masslo, il giovane sudafricano per il cui assassinio la legge Martelli del 28 febbraio 1990 ha riconosciuto all’extracomunitario lo status di rifugiato, contro la “limitazione geografica” della convenzione di Ginevra (1951).
Membri promotori e operativi dell’Asklepios sono professionisti biologi tra i quali i dottori Vincenzo Cuniato e Maria Giancola, responsabile scientifico e segretaria, e il dottore commercialista Raffaele Mancini che cura l’attività legale e fiscale. La sinergia tra le istituzioni ha contribuito a rendere un evento il convegno del 18 giugno a Caserta di concerto con l’Ordine nazionale dei biologi alla presenza delle autorità amministrative, di cento partecipanti tra rappresentanti dei Nas, della Confindustria, dell’Arpac, del Corpo forestale, dell’Istituto zooprofilattico del Mezzogiorno in Portici, di associazioni pediatriche e di tutela dell’ambiente, dei prodotti, della sicurezza alimentare.
Le sezioni del convegno, ambiente, sicurezza alimentare, nutrizione e prevenzione, si propongono di “curare e guarire dalla morte per contaminazione luoghi e persone” e “di divulgare il problema in tutta la sua gravità”.
Ne parliamo con Anna Lucia Cuomo, biologa e presidente dell’Associazione Asklepios con sede a Casal di Principe. L’antico feudo longobardo e poi nobiliare, ducato nel 1758, poi residenza vicereale e principesca, è diventato in un riduttivo gergo mediatico sinonimo di illegalità e violenza, la scelta logistica è già un programma. Anna Lucia Cuomo ce lo conferma.
“Sì, è un luogo scelto emblematicamente, come metafora di una terra martoriata da difendere”.
Da quali attacchi e da quale nemico?
“Dalle speculazioni che hanno portato al suo dissesto biologico e produttivo. L’Asklepios si pone a sentinella del territorio e a ponte tra quanti vi vivono e le istituzioni perché un dialogo costruttivo ponga termine alla violenza e alla sopraffazione di posizioni economiche esasperate sia dei proprietari terrieri che dei lavoratori e dei produttori, che cerchiamo di sensibilizzare al problema”.
Come?
“Con l’informazione, col divenire cassa di risonanza di operatori virtuosi, col far luce sulle potenzialità di questi luoghi contro le ombre che vi si addensano da quasi quarant’anni, sugli enormi danni che continuano a diffondersi attraverso i canali di confluenza dei rami della produzione e del commercio agro-frutticolo. Fondamentale per l’educazione e la formazione dei bambini, la classe produttiva, lavorativa e dirigente del futuro, è che essi apprendano di essere un unicum con la natura. Le visite ai vivai, la messa a coltura delle piante poi travasate in terra piena, l’adozione e il controllo della crescita, la creazione di un orto dinamico hanno dato loro piena coscienza che l’incuria del territorio è la morte della terra e dei suoi prodotti e che, se la loro vita dipende da noi, la nostra dipende da loro”.
Quale è l’età più ricettiva per l’ iniziazione?
“Presso l’Istituto Quasimodo di Pozzuoli abbiamo avuto la IV e la V classe con lezioni di esperti sulla storia del territorio, dal folklore ai prodotti tipici a personaggi illustri che vi sono vissuti. Le visite guidate hanno contribuito a una presa di consapevolezza anche visiva e fisica. Al termine dell’iter didattico-progettuale, gli alunni hanno ricevuto la nomina di Cavalieri del Territorio”.
Speriamo non diventino “erranti” per mancanza di territorio … Non pensa che questo elevatissimo impegno meriti la collaborazione degli enti pubblici locali, nazionali e sovranazionali, ossia di quanti potrebbero, in poche ore, porre le basi per una bonifica da veleni di ogni genere?
“Abbiamo aperto sportelli come trait d’union tra noi e le istituzioni, riunito un pool di professionisti per la progettazione del recupero del territorio e la promozione dei prodotti locali d’eccellenza, una casella di posta elettronica per accogliere quesiti e segnalazioni. Questo primo convegno itinerante nei luoghi più critici ha voluto mettere in luce le potenzialità di risanamento biologico del territorio che, con l’aiuto delle istituzioni, potrebbe almeno in parte tornare ad essere la Campania Felix di un tempo”.
La Campania Felix, la terra dell’antica Capua degradante verso i Campi Flegrei, vera Terra dei Fuochi del nostro occidente greco in quei tempi è un “ager”, un “campus felix” nella sua rigogliosa fioritura che nel 1500 le carte geografiche raffigurano come “Terra laboris olim Campania Felix”. Oggi, in ognuno dei suoi molti cuori, essa è ferita, forse a morte.
Questa terra detta dei Fuochi a oriente, termine coniato da Legambiente in un rapporto sull’ecomafia del 2003 e adottato dal linguaggio cultural-socio-politico-mediatico, ma alla quale è forse più appropriato il nome Terra dei roghi, è ammalata della stessa malattia che insidia l’autentica Terra ardente della Campania che l’immane sacca magmatica a bassa profondità rende il sistema vulcanico più pericoloso del mondo: la mancanza di leggi, l’omertà dei poteri, la collusione degli interessi pubblici e privati. Germinate dalla parte insana dell’umanità, alcune società private chiedono per interessi personali al ministero dell’Ambiente, e forse la ottengono, l’autorizzazione a trivellazioni per centrali geotermiche, incuranti del rischio sismico e vulcanico denunziato più volte anche dal vulcanologo Giuseppe Mastrolorenzo.
Se, parlando del voluto disastro-Bagnoli, abbiamo accennato a Bilbao, qui ci sembra opportuno citare Matera, posta sotto l’egida dell’Unesco da una virtuosa amministrazione regionale e prossima capitale mondiale della cultura. Una terra non muore se non è premeditatamente lasciata morire da chi ne dovrebbe esser custode e promotore di crescita e di sviluppo: l’autorità locale e centrale che latita, intenta ai suoi personali giochi di scacchi dove lo scacchiere è la vita di luoghi e persone e gli scacchi siamo noi.
La dedizione dei volontari ai bambini dell’Istituto di Pozzuoli ci sembra confrontabile a quella della nave Caracciolo, che iniziò i bambini diseredati alle vie del mare trasformandoli in piccoli capitani coraggiosi. Ed eccoci di nuovo alla costa flegrea, di ritorno dall’altra terra avvelenata della regione dove la sfida tra luce e tenebra ha per posta la rivendicazione della felicità perduta, un’eredità che esige, in uno Stato di diritto, che legislazione e magistratura, di concerto con organi nazionali e sovranazionali, interagiscano per interrompere la catena di omertà e di tornaconti che volutamente distruggono terre che sarebbero, per qualsiasi altro Stato, gioielli della corona e fonti di reddito e di sviluppo civile e sociale.
Tre colpi di Stato si sono succeduti negli ultimi anni in Italia, contribuendo ad abbassare la vita sociale a livelli di sussistenza e ad elevare l’emigrazione giovanile a livelli emorragici che depauperano la nazione delle sue forze nuove, del suo futuro. In una repubblica che smentisce ogni giorno la sua costituzione e con essa i diritti al lavoro, all’uguaglianza, alla protezione del territorio, alla promozione delle capacità dell’uomo, la cui legislazione solo recentemente ha penalizzato, pur con indulgenze varie, il disastro ambientale, il diritto di non essere avvelenati né fatti saltare in aria potrebbe forse esserci riconosciuto da organismi sovranazionali ai quali abbiamo ceduto parte della nostra sovranità.
In mancanza di iniziative rivoluzionarie, tipiche degli Stati di polizia e dittatoriali ed impensabili in uno Stato di diritto, i nostri volontari restano teneri, indifesi nani che lottano contro veleni ben più potenti di quelli della mela avvelenata dalla strega della favola. In una regione massacrata nei suoi luoghi più nobili, i roghi accesi dalla deriva della civiltà non meritano denominazioni nobilitanti. Sono fuochi fatui di un cimitero dove giacciono etica e conoscenza, senso dello Stato e di appartenenza, progettualità economica, giustizia civile e amministrativa e un troppo lungo silenzio-assenso del diritto penale. I nostri moderni eroi credono nelle infinite vie del Signore anche se ne hanno dinanzi una sola, forse più impervia: lottare per la “certezza del diritto” che consentì a Roma di edificare un impero, “un diritto dove la giustizia non si confonda con l’omertà e senza il quale lo Stato non ha ragione di esistere”.
Di pari passo lottare perché l’oscurantismo di pretestuosi pregiudizi sulle fonti di energia e di riciclaggio pulite non inneschino la spirale perversa dell’accumulo ininterrotto di rifiuti intoccabili o da vendere a peso d’oro. Il 26 novembre del 1980, “Il Mattino” adottò da Andy Warhol l’epigrafe: “fate presto”. Che venga riadottata da noi e affissa ovunque nelle nostre terre condannate, insieme alla comunicazione che, per il mancato smaltimento e per la terra dei roghi, gl’italiani versano a Bruxelles 120mila euro di multa al giorno “Fate presto!” prima che sia “troppo tardi” per “risanare dalla morte” il nostro infelice paradiso perduto.

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