Il pescatore di Stromboli comparsa di Rossellini e amico di Raffaella Carrà

– di Antonio Brundu

Partecipò al film del grande regista col fratello Domenico che pescava polipi per “don Roberto”
Quasi tutti i suoi fratelli sono emigrati, lui non se ne andrà mai dalle spiagge nere e dal vulcano
Immortalato in un videoclip del cantante Samuele Bersani
L’abbraccio in televisione con un altro fratello, Umberto, che non vedeva da 35 anni

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200407-13-2mAppena si sbarca a Stromboli non si può fare a meno d’incontrare, sulla nera spiaggia dell’isola, i pescatori intenti a rammendare le reti e a curare le proprie barche. Fra questi vi è Giuseppe Utano, 80 anni, il più anziano, ma sempre dinamico uomo di mare, componente della numerosa ed antica famiglia stromboliana degli Utano (una fra i pochi nuclei familiari originari rimasti nelle Eolie).
“Nascìu piscaturi e muoru piscatori”, sono nato pescatore e morirò pescatore. Così Giuseppe racchiude in una frase la passione e l’amore che ha avuto e che continua ad avere per il mare e per l’attività pescatoria che ha svolto, da sempre, nella sua vita insieme ai fratelli.
Quando, recentemente, mi sono recato nell’isola dalla perenne attività vulcanica, l’ho incontrato proprio sulla spiaggia di Scari, accanto alla sua barca. Era appena tornato dalla pesca e mi ha mostrato i pesci ancora vivi e alcuni esemplari di stelle marine che si erano impigliate nelle reti.
Mi ha subito invitato, con grande spontaneità, nella sua abitazione, quale segno di ospitalità che contraddistingue, ancora, molti eoliani nonostante i mutamenti dei tempi che hanno modificato molte consuetudini che caratterizzavano la civiltà degli abitanti delle isole Eolie.
E’ nato in una famiglia numerosa, dieci figli di cui otto maschi e due femmine, quasi tutti sono emigrati nelle Americhe e in Oceania (proprio nel Museo nazionale antropologico di Wellington, in Nuova Zelanda, vi sono esposte numerose fotografie di pescatori strombolani). Giuseppe Utano, invece, nato nel 1924, ha deciso di non lasciare mai la sua isola natìa, dove ha svolto e continua a svolgere, con impegno e determinazione, la sua attività dalla quale trae forza, vigore e tanta umanità.
E’ sposato con Caterina Picone, 76 anni, anche lei di sangue strombolano autentico. Anche Giuseppe ha messo su una famiglia numerosa: dieci figli, sette femmine e tre maschi. E’ molto fiero della sua famiglia, legatissimo alla moglie e ai figli, che vivono quasi tutti a Stromboli, solo tre figlie sono partite per l’ Australia.
Negli anni del periodo neorealista Giuseppe Utano ha partecipato al set cinematografico del film “Stromboli, terra di Dio” di Roberto Rossellini, girato, nel 1949, proprio nell’isola eoliana, con Ingrid Bergman e Mario Vitale, il pescatore salernitano promosso attore da Rossellini e di recente scomparso.
Giuseppe Utano fece da comparsa nel film con altri abitanti di Stromboli, come il fratello Domenico, che allora aveva sei anni, e Mario Russo (uno strombolano che vive oggi a Toronto, in Canada). I due andavano sott’acqua per prendere i polipi che Rossellini, “don Roberto”, gradiva moltissimo.
Nel 1998, Giuseppe Utano è stato ospite nella trasmissione televisiva di RaiUno condotta da Raffaella Carrà “Carramba che sorpresa”. Riabbracciò, dopo 35 anni, il fratello più giovane Umberto (56 anni), il quale era emigrato a 17 anni da Stromboli per l’Australia. Era il 1963 e, oggi, risiede a Melbourne dove vive anche l’altro fratello Domenico.
Quando sono entrato nella casa di Giuseppe Utano vi erano molti familiari e parenti dell’Australia e di Malfa (Domenico, Ornella, Rich, Antonietta, Michelle, Daniela, Graziella e Viviana). Su una parete faceva bella mostra una foto ingrandita che ritrae Giuseppe insieme a Raffaella Carrà e al fratello Umberto.
Ma la sua figura è stata immortalata anche in un video-clip del cantante Samuele Bersani girato, alcuni anni fa, proprio a Stromboli.
Nell’incontro cordiale che abbiamo avuto, mi ha parlato a lungo della sua vita travagliata. Ma si sente contento e soddisfatto di come ha trascorso la sua esistenza e della passione che ha nutrito per il mare e per il quale ha avuto e mantiene un legame indissolubile, lo stesso che lo tiene unito alla sua isola, della quale è profondamente innamorato. “Se dovessi rinascere – mi ha detto alla fine – rifarei volentieri le stesse cose”.
Abbiamo parlato molto dell’isola e del suo fascino magnetico. Stromboli (13 kmq) è una delle sette sorelle Eolie. Rotondeggiante come una trottola (“srùmmula” in dialetto eoliano”, “stròngyle” il suo nome di origine greca. Nei primi anni del ‘900, l’isola era popolata da circa tremila abitanti, ridotti ad alcune centinaia nel dopoguerra. Ora ci vivono più di 500 residenti, di cui solo il venti per cento di origine strombolana.
La cima del vulcano, perennemente attivo, si eleva a poco più di 900 metri di altezza e la sua base si trova alla profondità abissale di duemila metri sotto il livello del mare. Le numerose spiagge di sabbia nera, inframezzate dalle rocce nere delle colate laviche, formano un lungomare lungo diversi chilometri al di sopra del quale vi sono le tre contrade di Scari, Ficogrande e Piscità con le tipiche case bianche di stile eoliano, che contrastano col nero delle rocce e della sabbia. A sud-ovest, con le coste alte, veri precipizi sul mare, sorge la contrada di Ginostra che ha trenta abitanti.
La singolare attrazione, quasi magnetica, dell’isola parte dalla cima della montagna, imponente e maestosa dove, a intervalli imprevedibili, le diverse bocche del cratere lanciano in aria fumi con scorie e lapilli incandescenti che rotolano lungo la “sciara del fuoco”, per poi sprofondare nel mare limpido ed azzurro, che li disgrega in sabbia, la quale va a formare le vaste spiagge nere anch’esse in perenne divenire.
Di notte, lo spettacolo naturale, da inferno dantesco, unico al mondo e che si ripete ininterrottamente da millenni, assume toni irreali e fantastici sullo sfondo di un cielo quasi sempre chiaro e stellato che sembra potersi toccare con le mani.

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