Il primo omaggio alla Grotta Azzurra, poi spuntò Luna caprese

– di Clodomiro Tarsia

Nell’Enciclopedia di Ettore De Mura sono dieci le composizioni musicali dedicate all’isola più famosa del mondo.

Ma c’è addirittura un’operetta, “L’isola azzurra”, di Evemero Nardella che meriterebbe di essere riesumata.

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200407-15-2mL’idea di questo articolo è nata ficcando ancora una volta il naso nel terzo volume della monumentale “Enciclopedia della canzone napoletana” di Ettore De Mura, poeta e paroliere fortunato negli anni in cui la canzone napoletana aveva ancora i suoi spazi vitali.
Don Ettore De Mura è la memoria storica di quel mondo e proprio la sua opera potrebbe far scaturire una iniziativa funzionale a Capri non solo sul piano del recupero storico, ma anche su quello artistico e culturale con una evidente ricaduta turistica e mediatica. De Mura fu uno studioso e un cultore che, personalmente, ricordo per la gentilezza d’animo e per la mitezza e signorilità, oltre che per lo scibile di cui ci gratificava.
Lo conobbi alla fine degli anni Sessanta al “Corriere di Napoli” dove veniva quasi ogni mattina, all’ora del dopo cappuccino, per parlare con Aldo Bovio. Di canzoni napoletane, ovviamente. Collaborava all’organizzazione dei grandi spettacoli musicali legati alla “Settimana motonautica” e a “Bontà di Napoli” di cui Bovio era l’inesauribile patron. All’epoca ero praticante giornalista e facevo parte di un plotoncino di giovani che Bovio, figlio del grande don Liberato, portava avanti nel mestiere. Era un direttore inflessibile, con tempestosi scatti d’ira che, però, placava subito, intenerendosi davanti al nostro sgomento. Un mastino della notizia e un accanito giocatore di scopone, ma dolce e attaccatissimo ai suoi giornalisti e, soprattutto, al giornale di cui aveva ereditato la direzione da Carlo Nazzaro.
La “squadretta” di Aldo Bovio vedeva ai posti di comando l’avvocato Antonio De Cesare, mitico capocronista; il caporedattore dal volto umano Mimì De Simone; Cesare Marcucci allo sport; Enzo Raiano agli esteri; l’elegantissimo Raffaele Garramone titolare del “pastone” politico; e Diego La Penna, Franco Avati ed Egidio Del Vecchio in cronaca. Attorno a questo nucleo di quarantenni lavoravamo noi giovani. Passano nella mia mente i nomi di Marco Ciampo, Lello Greco, Mimmo Ferrara, Ernesto Tempesta, Robertino Marra, Nino Masiello e Mino Joachim. Si aggiunsero l'”inglese” Giulio Frisoli, Guido Prestisimone, il “marciatore” Lorenzo Recchia e, qualche anno dopo, la dolce Luisina Russo.
Don Ettore, per arrivare nella stanza di Aldo Bovio, doveva effettuare un vero slalom tra noi altri, indaffaratissimi a far visionare all’implacabile direttore articoli, aggiunte, titoli, tagli e menabò da inviare in tipografia. Ricordo che De Mura era seguito immancabilmente dal maestro Mario De Angelis, sempre sorridente e paziente. Parlavano di spettacoli, di prove, di cantanti e di Festival. Le “ultimissime” le portava Enzo Berri, direttamente dalla Galleria. E così venivamo a conoscenza di schiaffi, corna, debiti e pistolettate. Come succedeva da sempre.
A volte il corridoio del “Corriere di Napoli” sembrava il foyer del Politeama. Vi passeggiavano Vittorio Vi-viani, Angela Luce, Nunzio Gallo, Lucia-no Rondinella, Mirna Doris, Mario Merola, Aurelio Fierro tampinato dalla moglie-manager Marisa, Mas-simo Ranieri, Tullio Pane, Franco Ricci, e Vincenzo de Crescen-zo, quello di “Luna rossa”, con Leonardo Ippolito, i primi a rilanciare in grande stile la sceneggiata mettendole il frac, come i due dicevano, per portarla al Poli-teama e nei teatri eleganti del Nord.
Una mattina arrivò, con il microfono della radio, un giovane e baffutissimo Pippo Baudo per un servizio in diretta. Un’altra volta, il regista Franco Rosi venne a scritturare mezza redazione per il suo film su Lucky Luciano. Ma torniamo a De Mura.
Era un poeta in vernacolo molto fecondo, un biografo dalla memoria lunghissima e uno scrittore puntuale di cose napoletane. Noi giovani lo conoscevamo soprattutto per “Suspiranno ‘na canzone”, “Sere-natella sciuè sciuè” e “Tuppe tuppe mariscià”, canzoni ultrapopolari presenate al Festival di Napoli. Il maestro De Angelis, invece, figlio di un bravo contrabbassista del San Carlo, aveva “solo” diretto e scritto musiche per le orchestre delle riviste di Macario, Tognazzi, Walter Chiari, Elena Giusti e Nuto Navarrini, e aveva firmato canzoni a Sanremo e al Festival di Napoli.
Nel 1968, De Mura stava ultimando per la casa editrice “Il Torchio” di via Sapienza la citata Enciclopedia e alla sua iscita, nel 1969, le prime copie furono per Aldo Bovio, per Frisoli e per il sottoscritto quale tardivo, ma graditissimo, regalo di nozze.
Fatta questa lunga premessa, entro senza altri indugi nell’argomento ricordando che la “Bibbia” di don Ettore elenca soltanto dieci canzoni dedicate a Capri. Ma tutte di grandissimi autori.
In ordine cronologico, la prima è “‘A Grotta Azzurra” e risale al 1889. Fu scritta da Pasquale Cinquegrana, autore di “Furturella” e dell’arcinota “A cura ‘e mammà”, e musicata da Eduardo Di Capua che ha al suo attivo “‘O sole mio” e “I’ te vurria vasà”. Cinquegrana, al cospetto della spelonca marina più celebrata del mondo, rivolgendosi ad una presunta accompagnatrice, scrisse in preda alla più viva emozione: “Chell’è ‘na grotta tutta turchina / come so’ ll’uocchie ca tiene, oj né”. Versi semplici che meriterebbero di essere ricordati su una lapide da apporre all’ingresso della Grotta Azzurra.
La seconda e la terza sono “Custantina” del 1894 e “Capri” del 1898. Portano entrambe la firma di Giambattista De Curtis, l’indimenticabile autore, assieme al fratello Ernesto, di “Torna a Surriento”.
Nel 1915, Aniello Califano (“‘O surdato ‘nnammurato”) e Rodolfo Falvo (musiche di “Guapparia”, “Dicitencello vuie” e “Uocchie c’arraggiunate”) partorirono “‘A canzone ‘e Capri”.
Per dodici anni i grandi autori della canzone napoletana tacquero. Solo nel 1927, finalmente, E.A.Mario, l’aedo del Piave, scrisse i versi di “Isola ‘e Capri”. Raffaele Chiurazzi, più commediografo che canzoniere, nel 1932 si lasciò ispirare da una “Capri gentile” che lasciò musicare al vulcanico Nicola Valente (“Torna”, “Simme ‘e Napule paisà” e “Signorinella”). Quindi, toccò all’inesauribile Libero Bovio celebrare, nel 1936, l’isola dei Faraglioni con la bella “Canzone a Capri” musicata da Ernesto Tagliaferro.
Nello stesso anno, Ernesto Murolo, il grande papà di Roberto, ed Evemero Nardella misero sul pentagramma “‘A marina ‘e Capri”. Peraltro, Nardella, ancora fresco di diploma del conservatorio di San Pietro a Maiella, aveva composto un’operetta intitolata “L’isola azzurra” che sarebbe molto interessante recuperare e riproporre proprio a Capri.
Nel 1953 vide la luce quella che possiamo considerare senz’altro l’hit delle canzoni dell’isola, “Luna caprese”, nata dalla vena romantica di Augusto Cesareo e dal talento del maestro Luigi Ricciardi. I due, nel 1955, presentarono “Marina Piccola”, ma non sfiorarono nemmeno il successo del loro capolavoro in assoluto.
L’elenco delle canzoni in vernacolo che parlano di Capri (mi riferisco, naturalmente, alla linea melodico-classica) non è, dunque, molto lungo. In compenso, gli autori sono dei veri giganti. I loro nomi conferiscono spessore e prestigio alla piccola “hit parade” che ho voluto ricordare.
Vorrei suggerire al direttore Roberto Gianani di rendersi promotore, attraverso “L’Isola”, di una iniziativa diretta a recuperare le canzoni e gli autori accennati tirandoli fuori dai cassetti dove giacciono.
Ne scaturirebbe un’operazione interessante su due fronti perché, oltre a un recupero filologio e musicale senza precedenti, renderebbe culturalmente più vivace e impegnato il cartellone estivo di un’isola che fa bene a vivere di sole, di mare e di natura, ma che non sbaglierebbe a riproporsi in una veste sempre nuova.

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Un commento su “Il primo omaggio alla Grotta Azzurra, poi spuntò Luna caprese

  1. Gino Profenna 16/07/2016 at 14:50 - Reply

    SAREBBE INTERESSANTE CONOSCERE ANCHE LE VARIE EDIZIONI MUSICALI CHE TROPPO SPESSO VENGONO TRASCURATE NELLE CITAZIONI E, VI AGGIUNGEREI ANCHE I VARI CANTANTI CHE LE HANNO CANTATE O MAGARI QUALCHE PARTICOLARE OCCASIONE. GRAZIE!

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