Il principe ischitano delle lumache che sta a guardare Miriam Bru

– di Mimmo Carratelli

Le avvincenti storie di Riccardo d’Ambra nel suo eremo gastronomico al Cretaio, sopra Casamicciola, a capo di una straordinaria famiglia.
La passione per le chiocciole dei boschi e le ricette che hanno conquistato la Confraternita mantovana.
Cucina di terra e sagre. Sulle pareti le locandine di vecchi film girati a Ischia con Burt Lancaster, una giovanissima Catherine Spaak e l’attrice preferita di Angelo Rizzoli.

200404-17-1mÈ stata una magnifica Pasqua su al Cretaio, salendo da Casamicciola sul fianco dell’Epomeo, con la vista su terrazze di uve e rocce di fichi d’India, il bosco di Castiglione e il mare d’Ischia dall’alto, la Spiaggia degli inglesi, Punta La Scrofa e il porto degli aliscafi. Festosa come sempre l’accoglienza di Riccardo d’Ambra, faccione d’amicizia, capelli rasati e grandi occhiali, nel suo “Focolare”, il tempio ischitano della cucina di terra. Schierata al completo la sua formidabile famiglia, dai fornelli ai tavoli, la moglie Loretta, veneta di Schio, e gli otto figli, un plotone di simpatia e ospitalità capeggiato da Silvia, la primogenita che ha la bellezza forte di Sigourney Weaver e trae liquori delicati dai fiori degli agrumi e dalle foglie di mirto.
Riccardo d’Ambra è il promotore di sagre che richiamano ospiti da tutta Italia, fedeli ammiratori delle sue iniziative e neofiti incantati delle scoperte che fanno. Dalla sagra di primavera a quella delle castagne, Riccardo è l’anfitrione magico. E’ un narratore fantastico di Ischia, dei segreti e dei tesori nascosti dell’isola. E’ il costante esploratore dei fossi che accolgono i conigli, dei boschi che custodiscono le erbe magiche, dei nascondigli dei funghi e delle tane dove le lumache fanno i loro pic-nic di bave. Dei molluschi a chiocciola è il sapiente conoscitore e il manipolatore artistico. Perché Riccardo d’Ambra è il principe ischitano delle lumache.
L’anfitrione premuroso punta prima a stordire con pannocchie bollite, pizze di scarola, polpettine di pane e struzzo, torte di grano biologico, poi conquista con i mezzancelli selvatici alla pecorara, che lui spiega essere pasta fresca impastata con erba dell’Epomeo, e con gli gnocchi al tufo verde, che è un pesto di pura ortica. Quando l’ospite è prossimo alla resa, presenta le sue speciali tagliatelle alle lumache. A questo punto, comincia un racconto avvincente. Perché le lumache di Riccardo d’Ambra non sono solo le delizie della sua tavola, sono storie e leggende, cultura e rapporti di amicizia. E’ il racconto del suo viaggio lungo il Po, della sosta a Mantova e della scoperta della Confraternita nazionale della chiocciola. I depositari lombardi del gusto, delle ricette e dei segreti di quelli che, senza poesia, sono definiti gasteropodi, ma sono le placide e deliziose lumache, furono conquistati da Riccardo d’Ambra, l’ischitano che frequenta il bosco più del mare. Ne nacque un sodalizio gastronomico impensabile, un gemellaggio fra Ischia e Mantova, un viluppo di menù e simpatie, di collaborazione e amicizia. Riccardo d’Ambra spiega che, a Ischia, ci sono cinquemila ettari di bosco e i boschi sono il luogo di sopravvivenza delle lumache. Le scova e le attrae nella sua cucina, e così ha sorpreso i mantovani meravigliati, oltre che gli ospiti del suo “Focolare”, proponendo insalata di ruchetta con lumache, lumaca in zuppa di zucca, lumache all’ischitana, in padella all’aglio, fritte allo zafferano, lumache funghi e polenta, impanate al gusto dell’aneto, un’erba aromatica, e torta di lumache con ricotta. E’ stato il suo trionfo.
Dopo le lumache, il cinema è l’altra passione di Riccardo d’Ambra ben visibile sulle pareti del suo delizioso eremo gastronomico al Cretaio. Ecco le locandine di film del bel tempo andato: “Il corsaro dell’isola verde” con Burt Lancaster ed Eva Bartok, girato a Ischia nel 1952 dal regista Robert Siodmak, “Vacanze a Ischia” con Miriam Bru, “Diciottenni al sole” con una giovanissima Catherine Spaak.
Riccardo d’Ambra racconta che Siodmak fu il regista che portò Lancaster sullo schermo per la prima volta in un film del 1946, “I gangsters”, e l’aveva poi voluto a Ischia scovando nell’isola una perfetta controfigura dell’attore newyorchese. Fu l’epoca leggendaria di Aniello di Scala, un erculeo marinaio del Porto capace di issare sulle sue braccia due turiste per volta e focoso amatore da prendersi l’appellativo di “Dai tu” perché ci dava con foga, le turiste straniere non le issava solo sulle braccia. Per tutti divenne Aniello Dai Tu e, oggi, ha un ristorante con questo nome sulla parte alta del Porto, nella zona dei grandi alberghi. Cucina meravigliosamente la genovese, aggiunge Riccardo d’Ambra. Ai tempi del film, Aniello si gettava dalla cima del castello in mare per 500 lire a tuffo, facendo la controfigura di Lancaster. Sbagliava apposta i tuffi perché Siodmak glieli facesse ripetere, e così, dopo dieci tuffi, intascava cinquemila lire che erano una gran somma a quei tempi. Certamente, il regista si accorse della furbata di Aniello, ma gliela concedeva per la grande simpatia del marinaio ischitano.
Miriam Bru, ricorda d’Ambra, era con Cristina Gajoni e Graziella Granata una delle tre attrici predilette dal produttore ed editore Angelo Rizzoli. A lei Riccardo guarda con nostalgia della giovinezza passata. Poi racconta di quando, nel maggio del 1960, incontrò Alfred Hitchcock a Lacco Ameno dove il regista si trattenne dieci giorni al “Regina Isabella”, ospite di Rizzoli nell’albergo creato dal produttore milanese. Hitchcock aveva un volto roseo, un sombrero per proteggersi dal sole, pantaloni di lino ed era inseparabile dalla moglie, una donna piccola ed esile. Racconta tante storie, Riccardo d’Ambra, e anche le lumache, prima di finire in padella, stanno ad ascoltarlo uscendo dal guscio, femmine curiosissime.

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