Il richiamo della riviera romagnola

– di Alessandro Bergonzoni

L’originale affabulatore bolognese svela alla sua maniera i segreti del più grande villaggio delle vacanze a cielo aperto. L’origine cinese del nome di Riccione. 150 chilometri di costa, un milione di bagnanti.
San Daletto, protettore dei piedi nudi. Una folle giornata tra gite, picnic, saune e tramonti. Le notti erotiche. Il cocomero di Eva. Il rumore del mare Adriatico. Il turista futurista.

Dove adesso c’è la grande riviera romagnola una volta esisteva forse il più enorme deposito di taxi cinesi che a quei tempi di chiamavano Risciò.
La regina Viserba ne fece costruire uno grandissimo per il figlio Gatteo che si chiamò Riscione. Ecco spiegata l’origine del nome di una delle più famose o, male che vada, conosciute località delle nostre spiagge, dove storia e leggenda si scontrano all’incrocio tra divertimento e tradizione, costume e canottiera, turismo e massa, forza lavoro e forzatura, pace e guerra, Tolstoi e cultura, insomma in una sola parola: tradizionecostumecanottieraturismomassaforzalavoroforzaturapaceeguerratolsotoicultura!
Centocinquanta chilometri di costa, più di unmilione di bagnanti, duemilioni di piedi, ventimilioni di dita, dito più dito meno, bambini che giocano chini, donne e bichini, caldo, afa, zanzare grandi e piccole (le piccole hanno la sella), meduse che appaiono e poi traspaiono, un solleone, perché tutti gli altri leoni se ne sono tornati in Africa dal caldo, le lucertole con le lenti a contatto prendono fuoco, le zebre si abbronzano solo le righe bianche e le aringhe tintarellano nel bagnacciuga, le anguille di guardano allo specchio e vedono Comacchio…
In riviera, i belli restano belli, i brutti diventano ancora più brutti, i così così si scottano.
San Daletto protettore dei piedi nudi parla con l’avvocato dei suoi stivali per dare un calcio ai problemi della vita e cioè cercare di dimagrire almeno nei fianchi e intanto il corpo di bacco beve, i pori e gli ombrelloni si aprono, la gente che non è né carne né pesce diventa uova. E questo perché la riviera è sempre una sorpresa, fin dal primo mattino: sveglia alle sei, colazione con doccia, messa nella cappella le donne, nel cappello gli uomini, pranzo nel sacco (di cemento), poi nascondino da tavolo e visita a Santa Apollinare, spuntino e se non c’è più da mangiare stra puntino e caccia al tesoro con bocce e piastrelle sul tetto dell’albergo dopo di che bagno in piscina con visita al fondale ma senza maschera, tanto posti a sedere non ce ne sono più.
Pic nic sui binari della stazione di Rimini, facendo attenzione a non lasciare gli infradito negli scambi, rientro in albergo, cena, pranzo, colazione, tiro con l’arco nella sauna, corso di nuoto nei sacchi, stile libero, farfalla, rana, orso, geko, mangusta, topo, topo di fogna gana, pantegana, doccia al mirtillo,massaggio al basilico, impacchi alla pizza, origanoterapia, buffè e lavanda gastrica attinente, spossatezza, aperitivo sulla veranda e rissa con il maitre dell’albergo per un’ape nell’aperitivo…
E quando già tutti i soli battono sul viale del tramonto, il tramonto dei soli e anche dei male accompagnati, ecco che in Romagna arriva la notte carica di eros Portos e Aramis, il rivierolo diventa da moschettiera mosca, e vola e dipende se la stagione è alta o bassa e se la preda è doppia o singola o addirittura matrimoniale, quattro stelle, cinque stelle o una cometa, luna, messa luna o l’una passata?
Poi chi vuol essere lieto scia, mentre tutti gli altri dancing in the beach; detestate ogni inverno voi che entrate, paradisi con custodi angeli di parcheggi d’anime ammassate. Prima fammi una carezza poi fammi fresco con la palma della stessa mano e fammi anche un gioco da villano. Vuoi essere il mio bagnino e salvarmi ogni volta che non tocco? Tocco o non tocco?
Adamo e Eva sulla riviera romagnola ruberebbero un cocomero e peccato che per colpa di due semi qualcuno nella vita faccia coliche letali e quali. Tanti spostati che si spostano da un posto all’altro: partenze intelligenti arrivi deficienti, perché agosto significa morte mia non ti conosco! E il mare adriatico continua a fare il suo rumore: sono passati miliardi di anni e non hanno ancora scoperto il difetto.
Arrivano le onde, le famose onde per cui, il moto diventa perpetuo, i cavalloni si ricordano dei vitelloni e allora tutto va in vacca; un mare di latte, dove si vedono i seni di poi, il futuro marino (e saluto Marino perché so che ci sta guardando), un futuro dicevo che fa si che questo mare non sia mai un mare di guai, dove galleggiano sogni e bisogni, dove i tonni escono dalle scatole ma senza romperle, in santa pace, dove il turista diventerà futurista per il semplice fatto che quest’altro anno ritornerà, lasciandosi le scapole alle spalle, e le sposate a casa, abbandonando di nuovo il corpo sull’arena, scansandosi al passaggio di certi tori, lasciandosi cullare ancora da un’onda che arriva in barca spinta da una mano jugoslava che sculaccia questo mare monello pescando in flagrante, addormentandosi sopra gli ombrelloni per la legge dell’originalità, mangiando ghiaccioli che si trovano solo nella riviera romagnola: quelli al polso, osso al posto del bacchetto tutto intorno brodo gelato…
Ecco una risposta a tutti quelli che mi chiedono che gusto c’è ad andare sulla riviera romagnola.

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