Il sentiero sospeso sul paradiso

– di Gino Verbena

È il Passetiello che, una volta, era l’unica via di comunicazione per recarsi da Capri ad Anacapri e viceversa.
Un percorso panoramico tra boschi e roccia. Due ore di camminata. Funghi e pini d’Austria. L’alternativa del Passo dell’Anginola.

200606-14-1mPrima che fosse realizzata la rotabile di collegamento tra Marina Grande e Capri e tra quest’ultima e Anacapri (1870-1874), il Passetiello, stretto e tortuoso sentiero di montagna, costituiva la principale possibilità per recarsi da un centro all’altro dell’isola. Da Anacapri per Marina Grande si poteva usare la storica scala fenicia con i suoi circa ottocento scalini.
Oggi il Passetiello è un’avventurosa passeggiata per camminatori agili e preparati. Come e dove lo si prende?
A sinistra dell’eremo, a Cetrella, c’è un’indicazione per la giusta direzione. Attraversata la collinetta di Santa Maria inizia il vero e proprio sentiero denominato Passetiello che si è provveduto a segnare con vernice rossa per tranquillizzare e guidare gli arditi viandanti. Esso, zigzagando, sembra precipitare verso la scogliera delle Sirene, a Marina Piccola. Invece, dopo circa dieci minuti, svolta verso l’interno portando, con una discesa un po’ disagevole, al bosco della Torina ricco di funghi, pungitopo, caprifogli, ciclamini selvatici e altra vegetazione spontanea. Proprio questa svolta dà il nome a tutto il percorso: là infatti c’è un alto gradino naturale di roccia di circa un metro. Pertanto, chi scendeva doveva effettuare un piccolo salto e chi vi saliva, con pesi sulla testa, doveva posare per qualche secondo il proprio carico e fare un “passo” più ampio per scalare la piccola barriera (da qui il nome “passetiello”, derivato da uno sforzo fisico più che dalla situazione geografica di passo di montagna).
Per vincere le asperità del luogo basta indossare jeans e scarpe adatte. Quelle con la suola di cuoio sono assolutamente sconsigliate.
Si consiglia altresì di fare attenzione ai sassolini che portano il piede a slittare e ai filamenti dei rovi, veri e propri lacci che, imbrigliando le scarpe, fanno inciampare. In parole povere, nel camminare bisogna guardare dove si poggiano i piedi. Quando si vuole ammirare il panorama e il bosco, si consiglia di fermarsi qualche attimo. Infine, meglio evitare la passeggiata quando il tempo piovoso o troppo umido rende scivolosa la terra battuta.
Il tempo di percorrenza, dalla chiesetta di Santa Maria ai Due Golfi, è di circa due ore. Gli anziani che cominciano ad avere problemi alle ginocchia possono farla in salita, con le necessarie soste per il riposo, dato che l’erta non dà tregua fino al culmine dell’impresa, cioè a Cetrella.
Gli eventi storici del Passetiello sono stati descritti da illustri autori, tra i quali Edwin Cerio. Basta solo ricordare che per questo passaggio scapparono i soldati inglesi inseguiti dai francesi, nel 1808, durante la presa di Capri da parte della flotta napoleonica di Gioacchino Murat.
Qualche secolo fa, i giovani capresi spesso salivano il sentiero sino ad Anacapri per conquistare il cuore delle figliole di lassù, le quali non opponevano eccessiva resistenza, fatto che scatenava la gelosia dei loro coetanei. Che esse fossero facile preda lo testimonia l’antico detto, coniato probabilmente da Francesco Alberino o da altro personaggio popolare dal cervello ameno. Dice il detto: “Chi nun tene ‘nu raccio o ‘nu pere saglie a’ Donnacapre e trova ‘a mugliere”. Cioè chi è mutilato di un braccio o di un piede, sale ad Anacapri e trova moglie. In parole povere, anche gli storpi e i mutilati si accasavano al paese di sopra le cui donne, a causa della miseria imperversante, erano meno esigenti nello scegliere un compagno per la loro vita.
C’è però un’altra possibilità per scendere da Cetrella ai Due Golfi: il passo dell’Anginola. Vi si giunge tramite l’omonimo bosco incamminandosi per il vialetto di terra battuta poche decine di metri (a sinistra) prima della breve scalinata che porta all’ingresso dell’eremo. E’ il regno di tante famigliole di funghi: porcini, chiodini, steccherini dorati e, lungo le fiancate della valletta, il prelibato pleurotus eringii (o fungo di nebbia) allo stato naturale, raro in Italia (se ne trovano in coltivazioni specializzate). Lungo la fiancata di destra, in aprile, cresce anche l’orchidea selvatica gialla, introvabile in altre zone dell’isola.
Il passo menzionato si trova proprio al termine della discesa che taglia centralmente il bosco di pini d’Austria piantati da Giuseppe Orlandi. All’inizio è abbastanza scosceso e alcune catene, rimesse di recente dall’Associazione “Capri out doors”, aiutano nella discesa. Dopo una quarantina di metri, il percorso si slarga rendendo piacevole il cammino. Ormai Anacapri è alle spalle e siamo in pieno territorio caprese.
All’altezza della località collinare della Torina, il passo dell’Anginola si congiunge al sentiero del Passetiello diventando un unico percorso che, rasentando l’interessante Villa Quattro Venti, passa accanto all’Ospedale e termina ai Due Golfi dove, presso qualche bar, ci si può rifocillare.

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