Il sogno di case e pergole di Edwin Cerio a Capri

– di Gino Verbena

Il Rosaio, la casa Romita, quella del Solitario e le altre costruite dall’architetto-scrittore in un vagheggiato villaggio collegato dalla architettura vegetale, da viti e da rose.
L’emozione di Ada Negri ad Anacapri.
Nel villino di Ceselle nacquero un romanzo di Compton Mackenzie e un’opera di Respighi. Graham Greene vi trovò la quiete e la gioia per un fervido lavoro.

Il Rosaio, una casetta anacaprese in località Ceselle, acquistata dall’architetto-scrittore (e poi anche sindaco di Capri) Edwin Cerio nel 1911, è stata sede di spiriti eletti. La zona era abitata da illustri esponenti della cultura internazionale tanto che fu denominata Piccolo Parnaso dallo stesso Cerio il quale, nel 1920, venuto in possesso di duemila metri quadri di terreno lì accanto, poteva procedere alla sistemazione definitiva del giardino, all’arredamento della casetta, alla creazione delle colonne e del bel comignolo.
Nel mezzo del giardino collocava una macina d’olio e un antico mulino di piperno. Era, questo, uno degli ultimi mulini rurali usati, fino a pochi anni prima, dalle famiglie di contadini e che, fin dall’epoca romana o preromana, sono stati utilizzati nelle campagne isolane.
Tra i suoi appunti troviamo anche notizie degli inquilini: dal 1914 al 1916 fittava il Rosaio a Compton Mackenzie che vi scriveva l’opera “Sinister Street”; dal 1919, per tre anni, al maestro Respighi e signora, entrambi compositori. Lì Respighi creerà l’opera “Boutique fantasque”.
Subito dopo, per un breve periodo, lo fittò a Francis Brett Young che vi scriverà “The Black Diamond”. Fino al 1925 vi lavorò Hugh Walpole. Ma non bisogna dimenticare che lo stesso Cerio, in quella casa, scriveva “Aria di Capri”, “L’Approdo” e “Capri nel Seicento”. Avrebbe scritto, se avesse avuto più tempo a disposizione, anche una vita romanzata sul suo “amico” Munthe.
Intanto costruiva opere d’arte come la casa Romita, la casa del Solitario e tante altre. Non a caso egli promosse il primo regolamento edilizio e fu promotore del primo congresso del Paesaggio italiano riuscendo a far dichiarare tutta Capri sottoposta alla legge tutelare delle bellezze naturali.
Le costruzioni di Cerio non somigliavano affatto ai villini idioti e di cattivo gusto che venivano su con i materiali del continente; rivelavano invece l’artista raffinato ed equilibrato il quale imprimeva alle sue creazioni una notevole impronta personale.
Nasceva uno stile che era nello spirito dell’architettura caprese e vi si identificava.
Il primo, modesto, plesso del Rosaio consisteva in una casa di contadini. Non bastava alle sue esigenze di architetto, di scrittore e di giardiniere. Del nucleo originario fece uno studio con gli accessori sufficienti per ospitare un architetto; poi nacque il Bocciuolo, una minuscola abitazione completa; infine, per i suoi bisogni primari, la Rosa, una casa più grande.
“Con i miei limitati mezzi – diceva Cerio – mi sono creato l’illusione, tutta architettonica, di abitare un villaggio le cui case sono collegate fra loro dall’architettura vegetale, pergole e rampicanti, viti e rose”.
Gli interni erano pregevoli per armonia, proporzioni, genialità di soluzioni. Le volte a crociera, a botte e a vela davano respiro e decoro difendendo gli ambienti dagli ardori del sole meglio di qualsiasi copertura. I pergolati intorno contribuivano, con la loro frescura, a rendere confortevole l’insieme. La vite e gli ulivi la facevano da padroni mentre tutti gli sforzi dell’infaticabile apostolo della bellezza caprese erano tesi al mantenimento della vegetazione spontanea esistente.
Nella casa anacaprese Ada Negri passò, con gioia ed entusiasmo, alcuni tra i migliori giorni della sua vita ispirandosi per una composizione poetica che inizia così:
Nell’alta Anacapri, sorrisa da lucenti vitiferi colli, scopersi, fra boschi d’ulivi, una casa ch’è detta Il Rosaio….
“All’ombra del cipresso nero e del minareto bianco” furono accolti e festeggiati gli scrittori che Gaspare Casella rimorchiava a Capri. Vi passarono ore liete il maestro Cilea, Gennaro Napoli, Giuseppe Brindisi, Virgilio Brocchi, Lina Pietravalle, Amalia Guglielminetti, Luciano Folgore, il poeta futurista Marinetti, Cangiullo, la Pavlova, Miassin e tanti altri. Per tre anni ci visse anche la pittrice Rosina Viva.
Nel 1948 il Rosaio fu acquistato da Graham Greene il quale, per circa quarant’anni, vi ha trascorso silenziose e tranquille vacanze durante le quali non desiderava essere disturbato.
Nell’ottobre del 1978 gli fu conferita la cittadinanza onoraria. Lo scrittore, dopo aver ascoltato le parole delle autorità presenti, tenne un breve discorso di ringraziamento che terminava con queste testuali parole: “Qui ad Anacapri in quattro settimane compio il lavoro per il quale impiegherei sei mesi altrove. Per me c’è una quiete e una gioia ad Anacapri che non ho mai trovato in nessuna parte del mondo. Ho viaggiato senza pause. Sono stato irrequieto viaggiatore in Africa, in Sud America, in estremo Oriente. Sarò sempre irrequieto, ma Anacapri, più che il mio paese natio, è la mia “casa”. E come un piccione viaggiatore ci ritornerò sempre”.
Attualmente Il Rosaio è proprietà di una famiglia di villeggianti che la possiede come seconda casa. Ma una lapide, all’ingresso, ricorda ai viandanti che lì vi ha operato il celebre scrittore inglese.

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