Il teatro a Capri

– di Marco Milano

Costanzo Catuogno ne ha scritto un libro appassionato recuperando documenti e foto, egli stesso fondatore della Compagnia “Arianis” che per 35 anni ha portato sulle scene svariati spettacoli. Le prime iniziative amatoriali di Salvatore Vuotto negli anni Venti e la filodrammatica di Salvatore Orrico.
Una storia lunga un secolo raccolta nel volume “Capri alla ribalta … nonostante tutto”. La nascita di una Compagnia junior e la battaglia per dotare l’isola di un Teatro Stabile.

200912-14-1mSono andato sino a casa sua per sbirciare da vicino i suoi preziosi scritti sul teatro a Capri. La casa di Costanzo Catuogno, fondatore, presidente onorario, capo da sempre della compagnia teatrale “Arianis”, è come lui: vissuta, affascinante, “marinara”. Pur di capire cosa stesse facendo al computer, lui, che, nonostante la barba bianca, sa usare meglio di me, ho sopportato la puzza del suo immancabile sigaro.
“Capri alla ribalta … nonostante tutto” dice Costanzo Catuogno. Cari lettori, sì, avete letto bene. Costanzo Catuogno, “il” teatro a Capri, ha scritto il suo libro. Più che un libro, la sua vita per il teatro in un viaggio, che, da buon lupo di mare, ha saputo effettuare, nonostante burrasche e mari in tempesta, portando la barca dell'”Arianis” in porti sicuri dai quali ripartire sempre sino all’attuale meritato riposo.

Costanzo, infatti, ha deciso di raccontare “La Filodrammatica a Capri” soltanto ora che, della Compagnia Arianis, è “solo” presidente onorario, ora che ha lasciato il posto di comando della Compagnia, ora che ha deciso che era il momento di guardare i suoi “ragazzi” crescere, ora che durante le prove degli spettacoli siede in poltrona, sigaro in bocca, a fare il “guru”, il “santone”, ruolo che peraltro gli si addice, ora che ha alla presidenza dell’Arianis una degna erede, Isabella Di Stefano, una donna, un’amica che da sempre riscuote successo e applausi quando calca le tavole del palcoscenico e ora che va circumnavigando il Mediterraneo con la sua barca a vela, amore secondo soltanto al teatro. “Ricostruire quasi dal nulla la storia del Teatro Amatoriale non è stata un’impresa facile – racconta e scrive Costanzo Catuogno nel suo libro.

Molti documenti, materiali o foto, sono andati distrutti o smarriti, o semplicemente mai raccolti da quanti partecipavano alle recite. Ed è appunto questa fragilità dei ricordi che mi ha spinto a cominciare a raccogliere quanto ancora esiste di questa storia che dura, pensate!, ormai da un secolo. A parte i risultati e la consapevolezza di avere contribuito a non disperdere un patrimonio culturale che pure è esistito su questa isola, la cosa che maggiormente mi ha gratificato è quella di aver dato finalmente la risposta ad una domanda personale che mi ponevo da tempo: perché ho tanto amore per il teatro”. Il viaggio di Costanzo parte dai primi del Novecento quando Salvatore Vuotto detto “Ciammurriello” mette su la prima Compagnia. E ancora gli anni Venti con una nuova filodrammatica, la “Compagnia Finamore” di Salvatore Orrico “O Calabrese”. Con mia somma sorpresa sono tanti gli spettacoli, gli eventi, gli appuntamenti dal vivo “andati in onda” sino alla fine degli anni Trenta. Così tanti che mi associo a Costanzo quando dice: “Non si capisce il motivo per il quale un’isola come Capri non abbia creduto opportuno costruire un suo Teatro Stabile”.

E poi giù, a ruota libera, come il suo stile, il suo carattere, Costanzo parla, racconta di quanto teatro si faceva anche nel dopoguerra, negli anni Cinquanta e Sessanta, mettendo in scena soprattutto il grande Eduardo tanto caro anche a lui. Il suo libro scorre come una sorta di “almanacco” del teatro di Capri. Un modo prezioso e unico come il suo autore per avere una raccolta completa dell’isola in versione “teatrale”. Un lavoro certosino, documentato che Costanzo ha svolto nello scorso inverno.

Me lo immagino, sigaro in bocca, luce accesa, che scrive sulla tastiera del computer sino alle prime luci dell’alba. E fuori lampi, tuoni, tempesta che flagellava l’isola. Costanzo è così, burberamente romantico, e solo i romantici possono innamorarsi del teatro, così come ne è innamorato lui. Lui che come ha confessato è “nipote d’arte”. Lui che ha scoperto di avere due zii “teatranti”, Luigino Ferraro fratello della madre e Giovanni Catuogno fratello del padre.
E’ nel 1974 che nasce la Compagnia teatrale “Arianis”, la sua Compagnia, la Compagnia de “‘o professore”, come è da tutti conosciuto per il suo incarico di docente all’allora Istituto Professionale “Caracciolo” di Anacapri.

In trentacinque anni di attività, Costanzo di cose da raccontare ne ha tante, di nottate passate a fare prove, preparare scenografie, decidere, litigare, credere di mandare tutto all’aria e poi no “the show must go on”, dobbiamo andare in scena … Il teatro è anche questo, non è come la televisione, fredda, finta, fasulla, e nemmeno come il cinema, finzione, “ciak” a ripetizione, effetti speciali a go-go. No, il teatro è realtà a trecentosessanta gradi, è “buona la prima” per forza, è andare in diretta non perché sei il telegiornale, ma perché il teatro è “solo” in diretta. La replica in teatro non significa che va in onda la registrazione di ieri. Significa che si torna sul palcoscenico a tentare di ripetere il successo di ieri sperando che il pubblico apprezzerà.

Insomma è emozione allo stato puro. E solo chi ama le emozioni, e Costanzo appartiene alla categoria, of course, può pensare di mettere in piedi e portare avanti per trentacinque anni una Compagnia teatrale.
Il suo libro li racconta tutti quegli anni, con dovizia di particolari, citando uno ad uno coloro i quali ne hanno fatto parte, anche solo per uno spettacolo, anche solo per una serata. Ogni commedia, ogni atto messo in scena sono impegno, passione, e Costanzo ha voluto rendere gloria a tutti quelli che hanno collaborato con lui.

Mi piacerebbe citarli tutti, ma lo spazio è tiranno almeno quanto il tempo. Consentitemi uno “strappo” per ricordare almeno alcune “colonne portanti” dell'”Arianis” oltre ad Isabella, come Elia Federico, Carmine Bozzaotre, Paolo Federico, Michele Iaccarino, Amalia Cioffi. Ma “Capri alla ribalta … nonostante tutto”, non è solo questo. Non è solo la ricostruzione del teatro a Capri o la “biografia” dell'”Arianis”.
Ho detto prima che è il “viaggio” di Costanzo Catuogno nella sua vita dedicata al teatro ed è così vasto che dedica ampio spazio anche alle sue battaglie per il teatro, alle sue speranze per un futuro dell’attività teatrale a Capri.

Impetuoso, passionale, come il suo dna, Costanzo Catuogno anni addietro scrisse una lettera d’addio.
Era il 2004 e, incavolato come un marito tradito, Costanzo scrive una lettera aperta, un “de profundis” della sua Compagnia, della sua vita, l'”Arianis”. La ragione? Capri continuava a non avere un teatro e nemmeno le strutture polivalenti esistenti sull’isola sembravano favorevoli ad ospitare la sua attività.
Fortunatamente per l’isola, per i capresi e gli anacapresi, l’incavolatura passò e l'”Arianis” è andata avanti sempre con Costanzo in prima linea. E non solo non mollando, ma addirittura iniziando a gettare le basi per il futuro, per non veder mai tramontare il teatro a Capri.

Le ultime pagine del suo libro, infatti, raccontano con intatto entusiasmo del laboratorio teatrale messo in piedi in collaborazione con il sottoscritto, il comune amico Riccardo Federico e l’Istituto “Axel Munthe” e, soprattutto, la nascita della “piccola” Compagnia, quella che ha voluto chiamare “Arianis junior”. Un prosieguo della sua “Arianis” che in trentacinque anni ha messo in scena centinaia di rappresentazioni, ha regalato al pubblico repliche su repliche, ha riscosso applausi scroscianti, veri. E non solo. Costanzo non ha voluto dimenticare di citare nel suo libro la sua grande, ultima battaglia, ora che è “in pensione” anche dal teatro: Capri deve avere un suo Teatro Stabile.

Ad Anacapri l’impegno dell’assessore alla cultura, del sindaco è stato notevole: al “Paradiso” ci sarà una sala teatrale, un posto dove fare teatro. Ma a Costanzo non basta. Insieme abbiamo pensato di lanciare una sottoscrizione con azionariato popolare per la nascita del “Teatro dell’isola di Capri”. E’ il suo sogno, vedere finalmente sull’isola un Teatro, rigorosamente con la “T” maiuscola. Un posto che, già mi immagino, Costanzo frequenterebbe sino all’ultimo dei suoi giorni, per redarguire i giovani su come si recita, sull’importanza di conoscere bene il dialetto napoletano se si vuol rappresentare Eduardo, su come il teatro “è una cosa seria, non si possono avere altri impegni”. Auguri Costanzo alla tua “Arianis”, lunga vita al teatro a Capri e buona lettura a tutti di “Capri alla ribalta … nonostante tutto”.

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