Il trionfo di Valencia

– di Mino Rossi

Tre mesi di vele per la Coppa America. Una città rilanciata sulla ribalta del mondo e una festa grande.
Le opere di Calatrava e il nuovo porto con un canale di 600 metri. La sfida di cinquecento marinai.
Le imprese di “Luna Rossa”. I mascalzoni latini. La prima barca cinese. Lo scafo sudafricano del campano Salvatore Sarno. La vela rossa dei neozelandesi e il siluro svizzero di “Alinghi”. Il successo del sindaco Rita Barberà Nolla. Il rimorso di Bagnoli.

Tangoni e boline. Ciao, ciao Valencia. Sono stati tre mesi bellissimi di vele, venti e non venti, match-races, Spithill il nostro eroe australiano su “Luna Rossa” e Francesco De Angelis lo skipper napoletano di San Pasquale a Chiaia, il siluro nero dei neozelandesi con la vela rossa, l’impero svizzero di “Alinghi” di Ernesto Bertarelli, il guidone del Circolo Savoia di Napoli su “Mascalzone Latino”, cazzate e strambate, la Coppa America che ha fatto bella Valencia.
Bulbi, rande e stralli. È stata una vertigine. È stato uno spettacolo. Boma e spinnaker, poppe e boline.
Scafi da 24 tonnellate, con alberi alti più di trenta metri e vele di 500 metri quadri, danzanti nelle partenze batticuore e poi filanti sulle onde nelle sfide corsare.
Verricelli e grinder, pozzetti, drizzisti, prodieri, un esercito di masnadieri del mare. Dodici barche di dieci paesi per giungere al duello finale.
Una passerella di assi. La pelata di Vincenzo Onorato. L’audacia di Chaoyong Wang, golden boy della finanza orientale, che ha varato la prima barca cinese di Coppa America. Gli uomini in testa d’albero. Il popolo migrante della Coppa: mogli, fidanzate, figli, amici, più di duemila persone al seguito.
Ciao, ciao Valencia col rimorso che la tua festa sarebbe potuta essere la festa di Bagnoli e il rilancio di Napoli. Ma non avevamo speranze. Il bluf degli amministratori napoletani è stato grande. A Bagnoli ci sono ancora la colmata da smantellare, gli scheletri dell’Italsider, gli inerti, le ecoballe e le balle di mille promesse. Un luogo degli dei umiliato dagli uomini.
Ciao, ciao Valencia. Ciao al ponte spettacolare di Calatrava. Ciao alla Gran Via del Marqués del Turia. Una città rilanciata dalle vele. La bacchetta magica della Coppa America ha rivelato una città che sa conservare il passato ed è già nel futuro. Ciao al cuore antico di Valencia, il Carmen, fra il vecchio teatro e il quartiere musulmano, ciao al mercato circolare di Piazza della Redonda, ciao al Caffè Sant Jaume, al Balneario e al Paseo de la Alameda.
A Napoli viviamo di fantasie, illusioni e delusioni. Valencia in tre anni ha rilanciato il suo porto, che è oggi il principale porto commerciale della Spagna, e ha creato la Nuova Marina con 676 posti barca, la nuova darsena col Balcòn al Mar e il canale di 600 metri collegato col mare aperto perché il traffico degli yacht non interferisca col movimento portuale vero e proprio.
Ciao alla spettacolare Città delle arti e delle scienze di Santiago Calatrava, il genio locale, al Museu de les Ciènces sostenuto da cinquecento alberi di cemento, a quell’edificio sorprendente a forma di occhio che è l’Emisferic, al Museo oceanografico che comprende il più grande acquario d’Europa con 500 specie di pesci.
Ciao al Palau de la musica ideato da José Paredes e ciao al fiume Turia deviato e arricchito da un grande giardino tropicale.
Il Villaggio della Coppa America è stato fantastico, creato dal nulla, sette chilometri di pista ciclabile, l’Edificio dell’orologio, lo splendido Media Center, i ventidue ristoranti, il superbo edificio “Vele e Venti” di quattro piani alto 25 metri con cinquemila metri quadrati di terrazze disegnato dalla matita di David Chipperfield.
Tutto nuovo, tutto glamour. A Napoli, ci accontentiamo delle isole pedonali che, dopo un anno, devono essere rifatte. Nel deserto di Bagnoli, volano gabbiani tristi, il ferro è arrugginito, restano le carie di fabbricati sventrati e non ancora abbattuti.
Ciao ai kiwi e ai mascalzoni latini, all’equipaggio sudafricano di “Shosholoza” armata dal campano Salvatore Sarno, al dragone rosso di “China Team” coi finti cinesi (tutti francesi a bordo), ai marinai lacustri di “+39”, la barca del Garda sponsorizzata dal Cis di Nola, a Maurizio Sarigu lo chef sardo di “Luna Rossa”, al miliardario californiano Larry Ellison di “Oracle” e al suo timoniere Chris Dickson licenziato dopo la delusione dell’eliminazione, al timoniere polacco Karol Jablonski di “Desafio Espanol”, ai cinquecento velisti della Coppa e all’alcaldesa de Valencia Rita Barberà Nolla, la vera trionfatrice, il sindaco dello straordinario successo valenciano.

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