Il viaggio di nozze a Capri di Marguerite Yourcenar e dell’americana Grace Frick

– di Ciro Sandomenico

Dopo il disperato amore per l’omosessuale André Fraigneau, che la respinge, il colpo di fulmine della scrittrice francese per la studentessa universitaria incontrata in un bar d’albergo a Parigi.
L’itinerario sentimentale delle due donne fa tappa nell’isola azzurra, d’estate.
Due folli passioni riversate nel libro “Il colpo di grazia”.
La “vita matrimoniale” di Marguerite e Grace proseguì a New York…

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200408-14-2mPer gentile concessione dell’autore e dell’editore Liguori, pubblichiamo una libera sintesi di alcune pagine del libro “Il ‘viaggio di nozze’ di Marguerite Yourcenar a Capri”.

Marguerite Yourcenar, nome de plume anagrammatico di Marguerite de Crayencour, nata in Belgio, a Bruxelles, nel 1903 e morta in America, nel Maine, a Mount Desert, nel 1987, trascorse alcuni giorni a Capri nel 1937 e vi abitò nei mesi estivi del 1938, in preda ad un profondo turbamento passionale che tentò di analizzare e risolvere scrivendo alcune pagine dense e catartiche di una tragica storia d’amore.
“Alexis o il Trattato della lotta vana”, “La Nouvelle Eurydice” e una biografia di Pindaro, editi nel 1931 e nel 1932, grazie ad André Fraigneau, consulente dell’editore parigino Bernard Grasset, aprirono alla Yourcenar la strada maestra della carriera di scrittrice. L’incontro con André non si limitò a quell’evento importante per il suo futuro di scrittrice, ma assunse un significato più rilevante nel suo immediato futuro sentimentale. Marguerite aveva allora 27 anni. L’eterosessualità repressa, e non solo come argomento letterario, era già strettamente intessuta “nella trama” della sua personalità. André, giovane omosessuale di vasta cultura e di notevole intransigenza, era bello, anzi bellissimo. Il volto da giovane dio su un corpo di efebo. Le labbra sottili, colme di alterigia, percorse a tratti da fremiti di sprezzante cattiveria. In lui si confondevano delicatezza femminile e insolenza maschile. A Marguerite apparve affascinante e irresistibile.
Non avvenne altrettanto per André che accolse Marguerite con l’abituale indifferenza riservata al sesso femminile. Certamente in quel frangente non giocarono in favore di Marguerite, esaltandone la femminilità, gli occhi straordinariamente azzurri, le labbra piene e sensuali, allora rimarcate dal rossetto, poi definitivamente abbandonato.
Accadde così che André la rifiutò con la stessa immediatezza con cui lei se ne innamorò. L’uomo altezzoso ed arrogante che si compiaceva di umiliare le donne e godeva nel farle soffrire, era in realtà attratto dagli uomini e voleva amarli e sentirsi amato.
Con Marguerite nacque una “amicizia” e si stabilì una comunione letteraria. Parigi li vide immersi nella vita notturna dei suoi ristoranti, dei suoi bar e dei suoi dancing o nei “tuguri” dove gli uomini ballavano tra loro e si incontrava solo qualche donna “evoluta”.
Andarono in Grecia dove André le svelò il fascino mitico della “patria degli Dei e dei Poeti”. In una notte di quei giorni Marguerite si offrì ad André che la respinse. Mortificata, sublimerà nella poesia la propria sofferenza. André possedeva tutto ciò che Marguerite rincorreva: la bellezza, l’alterigia, il senso ipertrofico di se steso e l’omosessualità senza ipocrisia e senza esitazioni. André trovava Marguerite “piuttosto brutta” e di lei diceva: “ama l’amore”, “cerca incessantemente di sedurre”, “ci ha provato con molti dei miei amici”.
Il pensiero di André durò a lungo e dette continuo alimento alle sue emozioni e alle sue pagine. Un giorno, rientrando a Parigi da Londra, dove si era recata per incontrare Virginia Woolf, Marguerite incrociò all’Hotel Wagram, dove alloggiava, l’universitaria americana sua coetanea Grace Frick.
Era il febbraio 1937 e il caso decise che le due donne si incontrassero al bar dell’hotel che Marguerite frequentava con assiduità alla ricerca di donne da imbrigliare nelle sue attenzioni ammalianti. L’americana era sola a un tavolino del bar e Marguerite, ad uno accanto, conversava di letteratura con un uomo. Grace non esitò ad intervenire nella conversazione.
Il giorno dopo, Grace le inviò un messaggio con l’invito a salire in camera sua per godere dello spettacolo dei tanti e graziosissimi uccelli svolazzanti sui tetti di Parigi.
Marguerite accettò senza esitare. Gli avvenimenti successivi diranno inequivocabilmente quanto scarso desiderio avesse di sottrarsi a quell’invito. Fu un “colpo di fulmine” per entrambe le donne.
L’americana era fine, intelligente e con molto senso dello humour. A giudicare dalle fotografie, non si poteva però definire una bella donna. Grace si dichiarò pronta a seguire Marguerite in un viaggio tutto mediterraneo, un viaggio d’amore e un innegabile tracciato da “viaggio di nozze”.
Capri fu raggiunta all’inizio dell’estate del 1937, ultima tappa del loro itinerario. Sull’isola affittarono “La Casarella” di via Matermania, all’inizio della strada che si allunga fino all’Arco Naturale e a pochi passi dall’imbocco in salita della strada per Villa Jovis.
Marguerite e Grace rimasero a Capri per gran parte del mese di luglio e si godettero le passeggiate più suggestive. Certamente sostarono a Tragara in qualche serata illuminata dalla luna e dominata dall’imponente presenza dei Faraglioni. Strette l’una all’altra: Grace, più alta, il braccio sinistro allungato sulle spalle di Marguerite, che allunga ed inarca il braccio destro sui fianchi della compagna.
Nei primi giorni d’agosto 1937 le due amiche lasciarono Capri per Napoli e si separarono: Grace si imbarcò per New York e Margue-rite, dopo qualche giorno, ritornò a Losanna.
L’assenza di Gra-ce era però insostenibile.
La passione per la nuova amica conosceva in quei giorni un crescendo coinvolgente, toccando il culmine. Decise allora di accettare l’invito dell’amica e, a settembre 1937, si imbarcò per gli Stati Uniti.
Raggiunse Grace a New Haven, e si trattenne con lei per tutto l’inverno 1937-38. Rientrò in Europa ai primi giorni di maggio 1938 e andò subito a rifugiarsi a Capri, nelle stanze de “La Casarella”.
Abbandonata dalla maggior parte dei residenti stranieri a causa delle tensioni internazionali, Capri era tornata ad essere “un piccolo villaggio italiano, dove ci si sente lontani da tutto, un villaggio che dopo la partenza dei battelli degli escursionisti ritorna ogni sera alla sua tranquillità un poco indolente. L’isolamento e il leggero frinire metallico dei grilli sono propizi tanto al riposo quanto al lavoro”.
“La Casarella” era in un angolino appartato, a mezza collina, silenzioso e panoramico. Benché nel 1938 Capri vivesse “uno sbalorditivo successo mondano” con l’undicesima edizione degli Internazionali di tennis, il centesimo anniversario dello “Zum Kater Hiddigeigei”, la preparazione al Quisisana del Festival del cinema, l’inaugurazione dei Giardini di Augusto, la giovane ospite francese si tenne certamente lontana da tanta mondanità e visse quei pochi mesi nell’esclusivo impegno di scrittrice.
Ma l’intreccio invitante delle strade e stradine di Capri la vide certamente in abbigliamento molto disinvolto e solo apparentemente negligente – perché in realtà era molta attenta all’abbinamento dei colori e dei tessuti, di cui amava la morbidezza avvolgente – percorrere con il suo incedere regale la salita di via Sopramonte o via delle Botteghe, via Fuorlovado e l’erta via Croce, il bel portamento altero della testa e l’eleganza del profilo sottolineati dal naso lievemente all’insù e dal piccolo mento appena sfuggente, sul viso la luce trasparente degli occhi blu.
I ruderi tiberiani e augustei furono per lei richiami avvincenti: resti di una residenza imperiale che evocavano le architetture di Villa Adriana a Tivoli e saranno alimento al suo classicismo e fonti di emozioni immediate per le future “Memorie di Adriano”.
A Capri presero però essenzialmente corpo le voci contrastanti e inquiete dei suoi tormenti passionali e delle sue angosce sentimentali. Era “sotto il colpo” di due amori folli. Da una parte la passione per André Fraigneau, insensibile al suo incalzante corteggiamento perché attratto dagli uomini, e dall’altra l’amore a prima vista nato per lei nella giovane americana Grace Frick.
Nel giro di poco più di un mese stese la prima versione de “Il colpo di grazia” i cui protagonisti, Eric von Lhomond, Conrad de Reval e Sophie sua sorella, impegnati nella lotta al bolscevismo e direttamente coinvolti in operazioni di guerra in territorio baltico, vivono i loro drammi personali.
Sophie è innamorata di Eric, ma Eric ama Conrad e rifiuta Sophie. Le analogie con la situazione reale vissuta in quel momento da Marguerite sono fin troppo evidenti: una donna, Sophie come Marguerite, follemente innamorata di un uomo che ama solo gli uomini, Eric come André, e che come lui è di una bellezza altera, “il profilo sottile” e “l’arroganza dei rari sorrisi”. Ad Eric attribuì una propria malinconica considerazione: “Perché le donne si innamorano proprio degli uomini che non sono loro destinati lasciandogli solo la possibilità di scegliere tra lo snaturarsi o l’odiarle?”.
“Il colpo di grazia” fu l’atto finale del tormento passionale della Yourcenar, il momento liberatorio e risolutivo, il distacco definitivo da un destino sentimentale contrario, finalmente libera d’essere coinvolta nell’abbraccio amoroso di Grace.
All’alba del 15 ottobre 1939, Marguerite Yourcenar è sul piroscafo “California” partito da Bordeaux e diretto a New York. Non fugge tanto dall’Europa in guerra quanto dai luoghi dove è stata preda dei tormenti di una passione offesa e mortificata, perché rifiutata, per andare incontro a un altro amore di cui sente impellente il bisogno e intuisce la concretezza: quello di Grace Frick. Le due amanti occuperanno un appartamento a New York in Riverside Drive. Avrà inizio una convivenza cui gli anni, più ancora che l’intensità degli affetti, conferiranno tutta la fisionomia di un “matrimonio”.
Grace morì nel 1979, vinta dal cancro.
Marguerite è affranta e prostrata; ma se da un parte si addensa il grigiore della tristezza, dall’altra si riespande il piacere della libertà.
Da qualche mese le è vicino un giovane americano omosessuale, di bell’aspetto, Jerry Wilson.
Prima di morire, Grace che conosce la facilità d’infiammarsi d’amore di Marguerite ne percepisce immediatamente i precoci segni della nuova passione.

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