Il volto di Ischia

– di Anna Folli

L’umanità, le emozioni, i mestieri, la realtà immediata dell’isola “raccontata” in un bel libro dagli scatti del fotografo Oscar Pantalone. Candore e ironia disarmante accompagnano la sorpresa di un viso di donna, di uomini semplici, di ragazzi sognanti.
L’editore Riccardo Sepe Visconti sottolinea i pregi dell’opera.

Al posto di semplici didascalie, le parole di celebri poeti e scrittori che aderiscono all’immagine fotografata. La carriera artistica dell’autore cominciò dal rapporto col nonno materno che gli trasmise la sensibilità per le arti figurative.

200708-8-1m

200708-8-2m

200708-8-3m“Nella vita professionale di ciascun uomo – racconta l’editore Riccardo Sepe Visconti nella sua bella introduzione a “Il volto di Ischia” – accadono raramente ma immancabilmente degli incontri speciali che a me piace definire magici. Questo, direi, è ciò che è avvenuto quando Oscar Pantalone e io ci incontrammo”. È nato così questo prezioso libro di ritratti fotografici. Da una serie di incontri: non soltanto quello di Sepe Visconti con Oscar Pantalone ma anche, e forse soprattutto, dalle decine di appuntamenti ideali che Pantalone ha avuto con la gente della sua isola. Tutto, infatti, in questo volume pubblicato dalla casa editrice “Officina Ischitana delle Arti Grafiche”, è affidato alla poesia degli incontri. Alle tante immagini che parlano di un’umanità semplice, di piccoli protagonisti ripresi negli atteggiamenti più diversi. Delle loro vite di lavoro, ma anche di scambi, di amicizie tra persone che convivono negli spazi ristretti di un’isola. “Questo libro racconta la storia di Ischia e dei suoi abitanti, dei loro riti, dei sogni, dei piccoli segreti – racconta ancora Sepe Visconti. – E lo fa con un linguaggio universale e diretto, il solo possibile: il linguaggio delle emozioni”.
Oscar Pantalone, giovane ma ormai affermato fotografo ischitano, in questo libro si è fatto artista di strada per catturare con un insieme di realismo e di vibrante ricerca intimista, l’espressione di un volto, l’immediatezza di uno sguardo, la naturalezza di un gesto. Nessuna delle persone fotografate è messa in posa. Al contrario tutti sono assolutamente naturali, senza atteggiamenti costruiti. E questa capacità di rapportarsi al soggetto che di volta in volta viene fotografato, mettendosi al suo stesso livello, è un’altra delle qualità di Oscar Pantalone, una caratteristica molto rara anche tra i fotografi più quotati. Qui non esistono ruoli o situazioni precostituite. E infatti nell’introduzione, a proposito delle persone fotografate, Riccardo Sepe Visconti parla di “candore” e “di un’ironia disarmante”. Ed è esattamente così. Ognuno di questi uomini e di queste donne è profondamente se stesso, nella sua immediatezza, con la sua sensibilità e le sue emozioni.
D’altra parte, la propensione artistica nella vita di Oscar arriva da lontano. Il padre musicista lo avvicina al pianoforte. Il nonno materno gli trasmette la sensibilità per le arti figurative. E lui, ancora ragazzo, sperimenta varie forme d’arte, a partire dalla musica jazz. Finché l’incontro con l’obiettivo trasformerà la sua vita, diventando, da hobby, passione e impegno assoluto. Addirittura un modo per conoscere e appropriarsi della realtà.
Se all’inizio, nella nuova attività, tutto a Pantalone appare degno di essere fotografato, dall’edificio al paesaggio, dal volto umano ad un particolare architettonico, una ricerca sempre più approfondita lo porta a orientare la sua scelta verso le immagini in bianco e nero che, nel suo obiettivo, acquistano un’eleganza più nitida, più precisa. È lo stesso Pantalone a dichiarare che, “eliminando l’impatto visivo ed emotivo dei colori, si può giungere ad una lettura più profonda delle immagini”.
I suoi maestri sono Henri Cartier Bresson e Sebastiao Salgado, così diversi ma così simili nella geniale pregnanza delle loro immagini. Stimolato da questi modelli di assoluta eccellenza, Pantalone acquista una crescente padronanza della tecnica fotografica e, nello stesso tempo, un’espressione più libera e spontanea.
Le sue immagini trovano una nuova armonia nelle mille sfumature del bianco e nero, diventano un prolungamento di sé e della sua capacità di catturare la realtà. “Dimenticando se stessi – teorizzava Cartier Bresson – si arriva alla semplicità d’espressione”. E questo riesce ad ottenere Oscar Pantalone nei suoi reportage di paesaggi urbani: da Milano a Mosca, da Tenerife a Londra, Matera e Parigi, le sue foto possiedono una luce così calibrata e particolari architettonici così essenziali, da sembrare elementi grafici.
Di ogni città, Pantalone cattura un elemento peculiare: Milano viene celebrata nell’impegno dell’attività umana, Mosca è la capitale fotografata in una ragnatela di ghiacci, di Parigi sceglie gli scorci più suggestivi e caratteristici, ma anche la sua effervescente umanità.
Ogni scatto è una piccola storia. E se all’inizio la figura umana non è esibita, ma fa semplicemente parte di un contesto più ampio, la crescente empatia con i soggetti che fotografa, porta quasi inevitabilmente Pantalone al ritratto. La rappresentazione umana richiede un’affinità e, naturalmente, una particolare e istintiva partecipazione.
Questa abilità, Oscar le manifesta già in “Espressioni”, una collettiva di giovani artisti del 2001. E poi, in modo ancora più convincente, in questo suo primo libro fotografico: “Volto d’Ischia”. Successivamente ci sarà anche la personale “Gli altri dell’isola” dove, invece che nella rappresentazione dei singoli individui, a prendere il sopravvento sono le tematiche sociali dell’immigrazione e dell’intercultura a Ischia.
Ma sempre, nei ritratti di Oscar Pantalone, c’è un continuo scambio tra osservazione visiva e percezione psicologica. Di ogni personaggio, cattura l’anima e racconta una storia. Può essere la ragazza in bicicletta, che sorride con gli occhi, oppure il pittore dal berretto di lana che mostra orgoglioso il suo Pinocchio. Sono il vecchio dall’espressione amara, oppure il pescatore con coppola e barba bianca o il ragazzo rasta, che si ammira anche in copertina. Sono i tanti bambini catturati dall’obiettivo, con lo sguardo sognante e il sorriso contagioso, oppure il vagabondo che irride alla macchina fotografica. Foto di uomini e donne che lavorano, pensano, si divertono, colti in momenti di malinconia e di disperazione, oppure di spensierata allegria.
Guardando le loro espressioni, mentre sono ripresi dall’obiettivo, è possibile leggere la storia della popolazione di quest’isola in continua evoluzione. Ci sono ancora i volti dei pescatori segnati dalla fatica e percorsi come un paesaggio da mille rivoli di rughe, ma c’è la moltitudine di visi sorridenti di bambini e ragazzi che con la loro giovinezza rappresentano il futuro dell’isola. Nessuno di loro ha un nome, fatta eccezione per il fotografo e l’editore del libro (se siete curiosi di scoprirli, li trovate rispettivamente a pag. 148 e a pag. 151). Al posto delle didascalie, Sepe Visconti ha scelto le parole di alcuni celebri scrittori e poeti, che aderiscono all’immagine fotografata. Ci sono i versi di Pessoa, Nazim Hikmet e Alda Merini, brani di Marguerite Yourcenar e Truman Capote, pensieri di Ennio Flaiano e Albert Einstein.
Ognuna di queste frasi è tanto più illuminante di semplici nomi che non direbbero nulla a chi non vive a Ischia. Ma che tutti insieme, invece sanno raccontare la storia, l’umanità, la vita di tutti i giorni dell’isola campana. Non c’è spazio a niente altro, perché sono le foto stesse a raccontare l’antica storia degli abitanti dell’isola. Una frase firmata da Flischer Leonore all’inizio del libro, “La magia non ha mai fine”, più che un commento e meglio di qualsiasi didascalia, esprime lo spirito di questo affascinante volume.
“La fortuna di questi laboriosi ischitani – scrisse il poeta e narratore danese Hans Peter Holst, che nel 1841 trascorse un lungo periodo a Casamicciola – sta nella loro capacità, superiore a quella degli abitanti di ogni altro luogo della terra, di ridurre e ridimensionare i propri bisogni”. Evidentemente oggi non è più così. Il turismo, che ha portato a Ischia agi e benessere, ne ha trasformato anche il modo di vivere rendendolo più simile a quello del continente. Ma accanto ai ragazzi orgogliosi sulle loro moto rombanti, Pantalone ha saputo fermare per sempre, in uno scatto, anche quei volti che ancora rappresentano l’anima più segreta di un’isola proiettata verso il futuro. Ma ancora magicamente legata alle sue radici.

200708-8-4m

Pin It

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *