Innamorarsi di un palazzo a Venezia

– di Franca Coin

L’ho guardato a lungo da una panchina due alberi davanti al Canal Grande colpito come un faro dal sole.
È Palazzo Barbaro. L’acquisto del primo piano e la scoperta di una storia affascinante.
Il soggiorno di Henry James e Cole Porter. Le scoperte inaspettate e i sondaggi della Soprintendenza.

Una panchina proprio davanti al Canal Grande, posta esattamente tra due fragili alberi a uno o due metri dall’acqua, era per giorni il mio posto preferito per guardare indisturbata la parte opposta del Canale. Da questa panchina ho osservato la luce in vari momenti del giorno: al mattino il primo sole verso la chiesa della Salute, a metà del giorno con il sole a picco sull’acqua, alla sera dietro il ponte dell’Accademia.
A un certo punto il sole è come un faro su Palazzo Barbaro: ne esalta i marmi, il perfetto equilibrio delle proporzioni, la magia dei riflessi. E’ il luogo più in armonia con il naturale evolversi del diluire della luce.
Il primo piano nobile di Palazzo Barbaro è quindi diventato mio prima ancora di essere acquistato da mio marito. E’ stato il mio primo grande amore per Venezia. Nessun altro luogo mi aveva conquistato, attratto, senza nemmeno conoscerne la storia.
La storia l’ho scoperta dopo e così è cominciata la mia avventura. La leggerezza dell’innamoramento si trasformava piano piano
in angoscia per il peso meraviglioso di questa storia, fino a sentirmi, al momento del restauro, inappropriata e bisognosa di totale aiuto per non incorrere in interventi o pesanti o troppo moderni per una vita attuale o comunque non in sintonia con la delicatezza del palazzo.
Sopraffatta dai secoli di storia di Palazzo Barbaro, mi sono totalmente affidata agli esperti. Il travaglio passava da momenti di terrore a gioie improvvise come quando, guardando una parete all’ingresso dopo la scala gotica – le cui colonnine, diverse per forma e dimensione, provenienti da chissà quali incursioni dei vari Barbaro -, si scopre uno sfiatatoio, prova di un probabile camino.
Si comincia quindi un attento, preciso, delicato intervento di sondaggio del muro esterno verso il rio dell’Orso che divide per pochi metri Palazzo Barbaro da Palazzo Franchetti. Appare, dopo un tempo interminabile, nel mezzo di due finestre laterali, una bifora assolutamente inaspettata, di bellezza unica, probabilmente chiusa perchè nel 1798 fu introdotta una tassa sulle finestre in quanto simbolo di ricchezza.
Durante i sondaggi con la Soprintendenza scopriamo sotto il pavimento di seminato veneziano di antica mirabile fattura che una serie di colonne sostiene la sala da pranzo confinante con la scala gotica che porta al secondo piano nobile. Proprio a quel piano dove alla fine dell’Ottocento abitarono Henry James, Sargent e più tardi anche Cole Porter con la sua corte. Una ricca famiglia di Boston, i Curtis, acquisì il palazzo nel 1876 e lo rese famoso e internazionale, salvandolo non solo dall’abbandono ma facendolo ritornare allo splendore dei tempi passati.
I Barbaro erano filosofi, condottieri, matematici, diplomatici, scienziati, politici e mecenati; uno dei più famosi nel XVI secolo fu Daniele, diplomatico, filosofo, traduttore del “De architectura” di Vitruvio, che fece progettare da Andrea Palladio la villa Barbaro a Maser affrescata da Paolo Veronese.
Palazzo Barbaro riprese la sua “tradizione intellettuale” a fine Ottocento quando era frequentato da artisti, musicisti, scrittori e divenne tanto famoso che la mecenate bostoniana Isabella Stewart Gardner ne ricostruì una copia a Boston.
Abitare nel terzo millennio con tali storie alle spalle, scoprire all’Hermitage di San Pietroburgo un piccolo capolavoro – evidentemente dipinto da campo San Vio, dove ho potuto ammirare il palazzo dalla mia panchina -, sapere che Monet ha dipinto la Salute seduto sui gradini di Palazzo Barbaro, avere un sussulto di emozioni in capo al mondo vedendo la copertina di un libro con la riproduzione della facciata ripresa dal ponte dell’Accademia, ritornare oggi da New York e vedere che la Delta Airlines, in servizio diretto a Venezia, distribuisce ai passeggeri una mappa della laguna con la veduta in prima pagina dell’elegante e armoniosa facciata di Palazzo Barbaro, ebbene è sicuramente un grande privilegio, ma anche una grande responsabilità.
Però la storia non finisce qui. E’ stata restaurata la facciata di tutto il palazzo con spese notevolissime, mentre le finestre del secondo piano nobile, venduto anni fa e mai restaurato, sono pietosamente e vistosamente rabberciate con assi e chiodi, gli affreschi sono fortunatamente custoditi alle Gallerie dell’Accademia. Forse l’abbandono di questo nobilissimo piano costringerà Palazzo Barbaro a un ulteriore oblio?

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