Invito al tango

– di Rosanna Di Giaimo

Un nome magico, El Arrabal, da sobborgo di Buenos Aires al restaurant-concert di Cordoba.
Le parole di Estrella Iturrios, Gabriel Ordonez e Gustavo Gonzàles, ballerini e istruttori.
La storia di un ballo che ha conquistato il mondo. Le suggestioni di Borges e la frase famosa di Discepolo: “un pensiero triste che si balla”.

El Arrabal: sobborgo di Buenos Aires. Qui, nell’800, si ritrovavano emigranti di tutto il mondo, schiavi liberati e Argentini. El Arrabal: povere case e bordelli ritagliati tra i vicoli del porto, tra miseria e solitudine, speranza e voglia di stare insieme.
I suoi poeti e narratori parlano di un quartiere di città che fa da “scenario di amore e disamore, paradiso e inferno, muri e balconi, coraggio e paura, prostituzione, vino, cocaina”; un palcoscenico sul quale nasce, vive e dal quale si diffonde, in tutto il mondo, quello che Jorge Louis Borges definì “una ventata, una follia che sfida gli anni frettolosi”: il tango.

El Arrabal è, oggi, il nome di un Restaurante Concert, rintanato in quella periferia di una città, Cordoba, che tanto richiama la cultura spagnola e di cui, dal 500, conserva gelosa memoria. Il colore ell’arredamento è il porpora, i profumi sono quelli delle empanadas, le note quelle del bandoneòn, l’atmosfera è di intense suggestioni.
E’ trascorso del tempo, ma il tango è vivo in tutta l’Argentina, non solo a Buenos Aires.
A El Arrabal mi reco con il professore Javier Folco, impegnato all’Istituto italiano di cultura di Cordoba. Ci accolgono con calore Estrella Iturrios, Gabriel Ordoñez e Gustavo E. González ballerini apprezzati e stimati istruttori.
“Il tango è insinuaciòn – esordiscono è un rapporto speciale tra corpi che non appartiene a nessuna altra danza. Ti fa sentire battere il cuore dell’altra persona. L’uomo invita la donna solo con lo sguardo”. E ritornano i versi di Borges: “l’uomo impastato di polvere e di tempo, dura meno della tenue melodia, che è solo tempo”.
Ci spiega Gabriel: “Tutto nasce nel cuore e va portato ai piedi, il passo base è solo una esigenza didattica: la danza non si inculca, è già lì, si tratta solo di farla venire fuori. Non si può insegnare a sentire il tango. Il tango è musica, è ballo. La coppia si districa in sintonia con l’orchestra e bastano un abbraccio e la musica”.

Le lezioni sono frequentate da uomini e donne, giovani e adulti, e non manca qualche turista di passaggio. “E’ un linguaggio universale che non ha patria ma che, tuttavia, è argentino” sostiene con enfasi Gustavo Gonzales. E a ricordarne le origini bisogna proprio dargli ragione. Sono, infatti, i gauchos della pampa a portare la payada, una forma di poesia popolare, a compagnia di chitarra. Poi si aggiunge il ballo, la habanera, una danza spagnola diffusasi a Cuba, portata dai marinai sulle sponde del Rio de la Plata: è un andamento lento, una camminata dove l’uomo avanza e la donna indietreggia, il gioco dell’amore. Ed è la milonga, cui si aggiunge, in seguito, il candombé, danza nera, in cui le coppie ballano abbandonandosi a sensuali movimenti pelvici. Tutto si fonde nel tango. Ed è la storia di un ballo, nato nei poveri bar
e nei vicoli, che in poco meno di un secolo valica i confini latinoamericani e approda in Europa e negli Stati Uniti. Diventa spettacolo, fa il suo ingresso nelle grandi sale e, spesso, si modifica nei gesti.

“Questo non piaceva a noi Argentini perché sentivamo snaturata quella danza che invece si praticava in piccoli spazi e con movimenti misurati. Inoltre, per noi, non era spettacolo, ma vita. Poi, i grandi interpreti, compositori, ballerini e cantanti, hanno valorizzato questa cultura facendo sì che si riappropriasse della sua essenza”, precisano i nostri interlocutori che citano Carlos Gardel, Julio De Caro, Osvaldo Pugliese, Juan D’Arienzo.
“Abbiamo, però, capito che una cultura è divenire e abbiamo imparato ad apprezzarne le contaminazioni.
Così anche l’introduzione di nuovi strumenti, accanto a quelli tradizionali, che erano il pianoforte, la chitarra, il flauto e poi il bandoneòn, ha avuto un significato importante. Basti pensare che Astor Piazzolla sperimentò il tango jazz e, con l’introduzione della tastiera, dell’organo, del basso, della batteria e del sintetizzatore, ha dato vita al tango contemporaneo.

Così come è interessante la sperimentazione dell’elettrotango che il gruppo dei Gotan Project sta portando avanti da un po’ di anni e che ha affascinato molto i giovani”. A El Arrabal c’è anche una sezione di tango per i gay. “Non è una moda – sottolineano Gabriel ed Estrella – Ci piace pensare che il tango sia aperto a tutti.
I ruoli si interscambiano, ovviamente.
Del resto, il ballo si praticava tra uomini. La danza è un momento dove la coppia guarda dentro se stessa esplorando reciprocamente la profondità delle sensazioni. Il tango è una danza sensuale e non sessuale”. Antiche e note musiche si succedono mentre sorseggiamo un bicchiere di Rosso Malbec. Poi su tutti scendono le note di “Libertango” di Astor Piazzolla, “un pensiero triste che si balla”, come diceva Enrique Santos Discepolo. Qualcuno avanza sensuali passi, ritorna alla mente “Tango” di Borges: “Confuso, irreale passato, forse vero, un assurdo ricordo d’esser morto, battendomi, a un cantone del sobborgo”.

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