Kamaran, un paradiso a portata di mano

– di Adriano Cisternino

A poche ore di volo da Roma un piccolo arcipelago nel Mar Rosso davanti alla costa occidentale dello Yemen, di fronte all’Eritrea.
Lingue bianche di spiaggia e una sola isola abitata, lunga diciotto chilometri e larga sette. L’incredibile villaggio offre alloggio in capanne, ma è fantastica la cucina di Frau Magda, che ha sposato in seconde nozze uno yemenita. La corrente elettrica è fornita da un gruppo elettrogeno che alle dieci di sera stacca per ricaricarsi durante la notte. Mare incontaminato e fondali di struggente bellezza con una straordinaria varietà di pesci.

C’è chi dice che ricordano le Maldive, chi paragona i fondali a quelli della Polinesia. Nell’uno o nell’altro caso, il raffronto lascia pochi dubbi sul seducente richiamo delle isole Kamaran, paradiso naturale di mare incontaminato che, rispetto ai citati termini di confronto, ha per noi il grande vantaggio di trovarsi a poche ore di volo da Roma, più un piacevole trasferimento in macchina di mezza giornata (divisibile anche in due tappe) attraverso cittadine deliziose (come Tula) e splendidi paesaggi rocciosi.

Non molti (ancora) le conoscono e c’è da augurarsi che rimangano a lungo semisconosciute, anche perché – va detto subito – non sono quanto di più comodo esista sul piano del comfort che molte località esotiche offrono con chiari intenti seduttivi. Insomma se vi aspettate comodi lettini con ombrelloni e magari un cameriere in livrea che serve cocktail ghiacciati, fermatevi pure qui nella lettura. Siamo su ben diversi parametri. Qui – è bene che si sappia – siamo in un’ottica spartana, essenziale. C’è quanto basta per sopravvivere (e che sopravvivere!…), per cui niente televisione, niente computer, niente aria condizionata, niente discoteche, niente luci fino a tarda notte, perché la corrente è fornita da un gruppo elettrogeno che alle dieci di sera si spegne per poi ricaricarsi tutta la notte e funzionare alla meglio il giorno dopo. E allora, in caso di necessità, fuori le torce a batteria (per chi è stato previdente e se l’è portate da casa), ma si sta molto meglio senza, perché questo è uno dei rari posti dove – al riparo dall’inquinamento luminoso – la sera si può finalmente ammirare un po’ di cielo stellato, possibilità ormai negata da noi (specialmente in città), tutt’al più praticabile ancora su qualche isola tipo Stromboli. Ma in un simile contesto -almeno questo ve lo possiamo garantire – i telefonini in linea di massima funzionano, quindi la comunicazione con i parenti in Italia per tranquillizzarli e spiegare che qui è tutto un altro vivere è assicurata.

Dunque, siamo nello Yemen, straordinario paese dal fascino fiabesco, che conquistò Pasolini, con la sua incantevole capitale Sana’a, eletta dall’Unesco patrimonio universale dell’umanità.
Per chi non le avesse ancora individuate, le nostre isole si trovano nel mar Rosso, quasi all’estremo sud, sulla costa occidentale dello Yemen, di fronte all’Eritrea. Ma più che di isole dobbiamo parlare di un piccolo arcipelago di lingue di bianca spiaggia corallina che emergono dal mare. Soltanto una di esse presenta dimensione e caratteristiche tali da poter essere abitata. Diciotto chilometri di lunghezza per sette di larghezza, quest’isolotto piatto è a venti minuti di barca dal porto di Al Salif sulla terraferma. Una semplice scala a pioli metallica un po’ traballante consente l’accesso all’isola. Ma il trasbordo non è difficile. Ciascuno pensi a sé, perché ai bagagli pensa il personale del piccolo villaggio che sorge a pochi metri dal mare. Già, il villaggio … Della luce abbiamo già parlato. In realtà si tratta di un corpo centrale in muratura col tetto di paglia, che racchiude il salone centrale che funziona da bar-ristorante, la cucina e i servizi. E le stanze? Le stanze, o più genericamente gli alloggi, sono costituiti da una dozzina di capanne di forma circolare con tetti a punta. In realtà sono capanne (cinque-sei metri di diametro, alte altrettanto) fatte di tronchi d’albero intrecciati con corde vegetali e ricoperti di stuoie di paglia e da uno spesso strato di sterpi secchi che ne garantisce in qualche modo l’impermeabilità e soprattutto una certa freschezza che non guasta, specialmente nelle ore in cui il sole picchia. L’accesso a questi “tucul” è una porta protetta da una consistente tenda di tessuto rosso. L’arredamento. Due (o tre, anche quattro) letti, piuttosto alti (settanta centimetri), costruiti con un robusto scheletro di legno ed una rete di fibre vegetali intrecciate su cui poggia un materasso leggero e colorate lenzuola. Due comode sedie di tela un po’ sgangherate, un cesto di paglia per la spazzatura, una lampadina centrale con interruttore e presa di corrente (a lamelle, tipo americano) completano l’arredamento. E’ tutto. Anzi no. Perché per difendersi dalle zanzare, che non mancano in certe notti di calma piatta, vengono montate zanzariere sotto le quali si resta abbastanza protetti.

E’ poco? E’ molto? E’ quello che il villaggio offre sul piano delle strutture di base. Poi c’è la cucina, altro argomento delicato, specialmente per noi italiani, spesso troppo legati alle nostre tradizioni gastronomiche cui facciamo fatica a rinunciare quando andiamo in vacanza all’estero. Ebbene qui possiamo cominciare a sorridere senza troppe riserve, perché in cucina comanda Magda, una giunonica signora tedesca dal sorriso accattivante e dal piglio energico, che ha saputo fondere abilmente la speziata cucina yemenita con i gusti europei, tenendo conto che i clienti sono per lo più occidentali. Oltretutto lei si rifornisce quotidianamente dai pescatori dell’isola per cui si mangia pesce tutti i giorni, cucinato benissimo, magari condito con gustose salsine locali e contornato da abbondante ed ottimo riso. Il tutto corredato da insalate di pomodori, cetrioli, cipolle, che però la prudenza consiglia di evitare perché l’acqua in cui si lava la verdura può provocare qualche scomodo problema intestinale. Si può conciliare prudenza e golosità sbucciando pomodori e cetrioli.
Frau Magda ha sposato in seconde nozze Mohammed, simpatico yemenita, proprietario e gestore del villaggio (www.kamaran.net), ma non ha dimenticato la cultura (soprattutto gastronomica) europea, per cui talvolta si lascia andare anche ad un piatto di spaghetti cotti (importantissimo) al punto giusto, il che non meravigli più di tanto perché la nostra affabile padrona di casa è anche autrice di un libro di ricette “euroyemenite”, che la dice lunga sulla sua passione per i fornelli. Insomma, è appena il caso di concludere che, gastronomicamente, alle Kamaran si casca più che bene.
Ciò di cui si sente la mancanza, invece, è un buon bicchiere di “falanghina” fredda per innaffiare tanto ben di dio, o anche una birretta gelata. D’altra parte siamo in un paese mussulmano dove l’alcool, si sa, è vietato.
A meno che non vi portiate da casa una piccola riserva “per uso personale”, cosa di cui nessuno può rimproverarvi. Frau Magda è disposta anche a tenerla in frigo per servirvela fredda al momento opportuno.
Quanto alla frutta, banane, pere, arance, manghi ed altri frutti tropicali abbondano (i frullati di mango sono una delizia…). Talvolta il pasto si conclude anche con dolci al sesamo che sono deliziosi. Caffè (nescafè) e tea sono sempre disponibili al banco self-service.

Sistemato vitto e alloggio, veniamo al nocciolo dell’argomento. Nel senso che non siamo qui certo per mangiare e dormire, ci mancherebbe! Siamo qui per il mare (e che mare!….). Uscire la mattina dal tucul e tuffarsi direttamente in quell’invitante specchio d’acqua verde (anziché andare sotto la doccia) è una pratica che molti turisti sperimentano e poi non abbandonano più per tutto il soggiorno.
Naturalmente si va in acqua almeno con maschera e tubo (meglio ancora con pinne, o con la muta) ed è come tuffarsi in un gigantesco acquario tropicale, perché ci si ritrova d’incanto su fondali ricoperti da un tappeto corallino di straordinaria bellezza e circondati da centinaia di pesci di varia forma, grandezza e dai colori incredibili, a tinta unita, bicromatici, zebrati. Si incrociano splendide razze, se si è fortunati anche tartarughe. Un po’ più al largo si possono incrociare delfini di passaggio che improvvisano giochi d’acqua. Insomma lo spettacolo è di quelli che ti fanno dimenticare la cosiddetta civiltà e ti riconciliano con madre natura. I veloci gozzi sono disponibili ogni giorno per brevi gite sugli isolotti vicini dove – previa protezione solare cinquanta! – si trascorrono ore ed ore in acqua. Al momento del languorino i marinai vanno a comprare un paio di grossi pesci dalle barche dei pescatori e li arrostiscono su un fuoco a legna acceso lì, sulla spiaggia.
Da bere ce n’è abbastanza nella piccola ghiacciaia portatile. A distruggere gli avanzi organici pensano i gabbiani immediatamente o i pesci col tempo. L’inor-ganico (plastica, ecc.) viene rigorosamente raccolto e portato via.

Interessante anche una visita al villaggio di pescatori sul porticciolo, all’altra estremità dell’isola principale, mezz’ora di pick-up. Ci si rituffa in pieno nella civiltà yemenita, fra donne interamente coperte di nero che tessono parei e gruppi di bellissimi bambini che ti vengono incontro sorridendo incuriositi, le femminucce ancora (per poco) a viso scoperto con lineamenti dolcissimi.
Tutto questo (e altro ancora…) sono le isole Kamaran dove ci si dimentica dei pantaloni lunghi e delle braccia coperte per le donne occidentali, dove il bikini viene accettato (o tollerato) per il semplice fatto che, a parte Mohammed e poche unità di personale, gli yemeniti non ci sono. E gli ospiti, anche se vengono da Sana’a, sono per lo più europei che lavorano nella capitale, cui non sembra vero (specialmente alle donne) abbandonare tante noiose precauzioni sull’abbigliamento e ritrovare libertà dimenticate.

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