La bagnante bionda di Renoir a Capri

– di Giuseppe Aprea

Il soggiorno nell’isola del pittore francese con la modella Aline Charigot che divenne poi sua moglie e che posò per il dipinto della “Baigneuse blonde au bord de la mer”. Una copia dell’opera nelle collezioni della Fondazione Agnelli. La gita alla Grotta Azzurra e le impressioni dell’artista sui giorni capresi. Il ricordo di Joseph Bourgeois, sergente della Guardia di Napoleone che fu sindaco a Capri.

200905-14-1mNel 1881, l’anno in cui compie il suo primo viaggio in Italia, che lo porterà anche a Capri, Pierre-Auguste Renoir sta per chiudere la sua esperienza impressionista. Di quel periodo, e degli anni immediatamente successivi, egli stesso scrive significativamente: “Ero arrivato alla conclusione che non sapevo dipingere né disegnare. In una parola, ero in un vicolo cieco”.
Nel lungo giro attraverso la penisola, ad emozionarlo sono soprattutto gli affreschi di Raffaello alla Farnesina (“Il trionfo di Galatea”) e le pitture pompeiane del Museo archeologico di Napoli, che si reca più volte a studiare da vicino. Da queste esperienze Renoir trae l’impulso per un maggior rigore nel tratto e nella composizione. Ne nasce un tipo di pittura che l’artista definisce “aspra”: attenzione al disegno, modellati ben definiti, tonalità più chiare e delicate. Abbandona quindi progressivamente i soggetti abituali, le scene di vita quotidiana a Parigi, e si dedica ai ritratti, ai nudi, alle nature morte. Sceglie di indagare la natura delle cose nella loro essenza primordiale, nella loro “mitica” nudità.
Insieme al pittore, nel viaggio attraverso l’Italia, c’è l’ultima delle sue modelle, Aline Charigot, che è anche la sua compagna. Si sono incontrati due anni prima per caso in una “crémerie de la rue Saint Georges”, a Parigi: lei ha vent’anni, lui quasi il doppio. Arrivano a Capri in dicembre, provenienti da Sorrento e ne ripartono, passando per Napoli, diretti prima in Calabria e poi in Sicilia, dove Renoir esegue un malriuscito ritratto di Wagner, nel gennaio del 1882.

A Capri l’artista dipinge (almeno) due quadri: una “Baia di Capri” e una “Baigneuse blonde au bord de la mer”, la Bagnante bionda sulla riva del mare. L’opera è oggi custodita allo Sterling and Francine Clark Institute di Williamstown, negli Stati Uniti d’America.
Ecco la lettera “mai scritta e mai spedita” del pittore francese alla moglie di Georges Charpentier, suo collezionista: “Ile de Capri, Décembre 1881. Cara signora Charpentier,mi chiedete che cosa sia venuto a fare in Italia ed io vi rispondo che è stato per vedere Raffaello. Cosa che forse avrei dovuto fare molto tempo fa. Ora, finalmente, so che Raffaello non cercava l’impossibile, come faccio io; non dipingeva all’aperto, però aveva studiato il sole, perché i suoi affreschi ne sono pieni! Io invece, a forza di vedere l’esterno, ho finito per prestare troppa attenzione ai piccoli particolari che il sole lo offuscano, invece di esaltarlo.
“Vi scrivo da Capri dove siamo da un po’ di giorni: una piccola isola ideale, secondo me. Aline se ne innamora ogni giorno di più, soprattutto dopo che le hanno giurato e spergiurato che il terremoto, che c’è stato in primavera, ha colpito solo Ischia che è un’isola più grande di questa e non molto lontana da qui. Qui a Capri sembra che non sia successo nulla; sembra anzi che non accada quasi mai nulla. L’ultima cosa importante che la gente ricordi è l’arrivo dei nostri soldati molti anni fa, nell’otto, e la brutta figura che fecero gli Inglesi. C’è persino qualcuno che parla la nostra lingua e un vecchio qui mi ha parlato di un sergente della Guardia di Napoleone, un còrso, che dopo Waterloo si ritirò qui per il resto della sua vita. Ma abituato com’era a guardare tutti i giorni in faccia il pericolo, non si ritirò in campagna a coltivare l’orto e si buttò in politica. Fece il sindaco di Capri il nostro Joseph Bourgeois! E sembra con buoni risultati. “L’isola è piccola piccola, come ce l’aspettavamo, ma piena di charme.

A noi, che passiamo molto tempo vicino al mare (alloggiamo all’Hotel du Louvre, che ne dista poche decine di metri), sembra che i suoi abitanti facciano due soli mestieri: gli uomini sono tutto marinai, le donne invece filano la seta o fanno le tessitrici, anche se non per conto loro, ma di mercanti che vengono da Napoli. Figuratevi dunque la felicità di Aline: è a casa sua! Non ce n’è una, qui – le Carmela, Angelina, Lucia – con la quale non abbia scambiato qualche parola, quanto meno un saluto, un sorriso. Un’isola popolata di grisettes non ce la saremmo mai immaginata. “A me pare, invece, di rivedere le antiche botteghe delle pitture pompeiane del Museo Archeologico di Napoli: la stessa luce, gli stessi colori, gli stessi volti. Che rivelazione per me che ho sempre amato quel tipo di pittura che appare eterna ma non lo proclama! Si sente che i maestri dell’antichità non avevano la preoccupazione di partorire il grande capolavoro… Un mercante o una cortigiana sentivano il bisogno di farsi decorare la casa, chiamavano il pittore e lui cercava onestamente di rallegrare la parete nuda e… ça c’était tout!

“Ma vi dico anche, mia cara signora, che dopo aver visto Venezia (di cui vi ho già scritto), poi Roma, Napoli e infine essere giunto in quest’isola, ho finalmente capito che gli italiani non hanno nessun merito a fare una grande pittura. Gli basta guardarsi intorno. In Italia le strade sono piene di divinità pagane e di personaggi biblici: ogni donna che allatta un bambino è una Madonna di Raffaello! E poi c’è il sole, che splende eternamente, e riempie della sua luce ogni cosa.
“Tuttavia, se vogliamo dirla tutta, bisogna che vi racconti che, per un po’, qui nell’isola di sole non ne abbiamo visto granché, Aline ed io… Se fossi venuto per dipingere il mare in tempesta non avrei avuto che da mettermi al riparo dalla pioggia e dal vento, magari alla finestra della nostra camera d’albergo, e scegliere i colori adatti. Il bianco, e poi il grigio con riflessi azzurri della spuma dell’onda che s’infrange sulla riva. Ma non era quel che cercavo. In più, nessuna barca ha potuto avvicinarsi alla marina, né tantomeno prendere terra; perché la mareggiata è durata quattro giorni. Ma siamo rimasti senza notizie dalla Francia per sei! “Avant’ieri abbiamo finalmente visitato la Grotta Azzurra. E’ una grande grotta marina, con una piccolissima entrata cui si arriva in barca, dopo un piacevole tragitto su di un mare dal colore cangiante, dove non c’è sempre solo del blu, ma a seconda dei riflessi anche del rosa, e del grigio, e del verde. La grotta è di una trasparenza straordinaria e di un azzurro che nessuno di noi possiede sulla sua tavolozza. E’ assolutamente magnifica, ne ho già scritto a Chocquet. Spero che voi la vediate, un giorno.

“Subito dopo mi sono messo al lavoro. Se riuscissi a renderli almeno in parte, i colori di Capri, vedreste il vento fermarsi, mentre sta soffiando. Mi sembra, comunque, di avere messo a frutto i miei studi di queste ultime settimane, ma potrei sbagliarmi. Gli uomini sono fatti per illudersi. Ho dipinto questo mare e questa luce. Dentro di esso ci ho immerso la mia Galatea (questa, dicono, è terra di nereidi e di sirene…): Aline, la mia dolce, piccola Aline. Non ha il carro a forma di conchiglia, né i delfini che le fanno da destrieri. Ma il sole le colora d’oro i capelli e le arrossa le guance. Ha il corpo di una ninfa innamorata, o anzi quello della Madre Terra: sulla pelle c’è il giallo e il turchino del mare di Capri.
“La vedrete voi stessa molto presto, la mia baigneuse. E giudicherete. “Molti saluti a voi e al signor Charpentier. Renoir”.
Aline Charigot , la bagnante bionda di Capri, diventa la moglie di Auguste Renoir nel 1890, poco dopo la nascita del loro primo figlio, Pierre. Al ritorno in Francia, Renoir vende la “Baigneuse blonde au bord de la mer” al collezionista e gioielliere Henri Vever. Nel giugno dell’anno seguente (1882), su richiesta del famoso mercante d’arte Durand-Ruel, ne esegue una replica. E’ quella, oggi, di proprietà della Fondazione Agnelli.

(Tratto da “L’aria blu. Lettere da Capri mai scritte, mai spedite”, Edizioni La Conchiglia)

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