La balena di Montecarlo

– di Bob Reed

Lo scheletro del grande cetaceo si trova nel Museo oceanografico, con l’annesso Acquario di novanta vasche, orgoglio del principato.
Il secondo stato più piccolo del mondo è in continua espansione.
Un quartiere galleggiante fra le prossime meraviglie. La suggestione del labirinto di stradine nella città vecchia. La sorpresa della nuova stazione ferroviaria in un tunnel lungo tre chilometri. La famosa curva del Tabaccaio dove ruggiscono le auto di formula uno e le colonne rosa dell’Hermitage.

Quando arrivi a Montecarlo le suggestioni sono sempre le stesse, la derapata di Michael Schumacher alla curva del Tabaccaio, l’incastro secco della pallina della roulette nel numero fortunato, il ricordo dei capelli biondi di Grace, l’eco del mercato all’aperto a Condamine nella zona del porto, le boutiques dell’Avenue des Beaux-Arts, il giardino giapponese allo Sporting, le colonne di marmo rosa dell’Hermitage, la Rocca, le passeggiate del principe e delle principesse per il Boulevard du Larvotto. E i primi incontri avvengono sempre là, ai tavolini del Café de Paris.

Si va e si torna a Montecarlo e c’è sempre qualcosa di nuovo, l’attesa del nuovo porto di Fontvieille con una diga maestosa lunga 352 metri e dell’isola artificiale che ospiterà il quartiere galleggiante di dodici ettari. Montecarlo si rinnova di fronte al suo mare di barche. E’ l’evoluzione costante del secondo stato più piccolo del mondo, dopo il Vaticano. E’ l’impulso dato dal principe Alberto col suo scatto di principe sportivo, all’attivo quattro olimpiadi invernali sul bob, una Parigi-Dakar, i giri del mondo. E, davanti al mare del Principato, Alberto non può che essere un principe marino. Tutti ricordano la sua immersione da sub per depositare la statua del delfino Mimo nelle acque del Larvotto. La sua passione e il diletto dei turisti è il Musée oceanographiques et aquarium, fondato nel 1910 da Albert I, l’attrattiva delle attrattive di Montecarlo, ospitato in un grande palazzo bianco sul mare che richiese l’impiego di centomila tonnellate di pietra della Turbie e occorsero undici anni di lavoro per tirarlo su.

Le sale del Museo, su due piani, sono imponenti e raccolgono una collezione eccezionale di fauna marina e lo scheletro di una balena di venti metri. L’Aquarium è nei sotterranei del palazzo. Oltre le vetrine delle novanta vasche si possono ammirare le specie più rare di pesci provenienti da tutti i mari del mondo. Le vasche sono alimentate con acqua marina. L’Aquarium comprende anche laboratori scientifici di ricerca. In una sala apposita, vengono proiettati i documentari di Jacques-Yves Cousteau.
Il Museo oceanografico fa il paio con il Jardin exotique, abbarbicato al fianco di una rupe, novanta metri sopra il livello del mare, e perciò definito “il giardino sospeso”, da dove si gode l’intera vista di Montecarlo. Lo adornano settemila specie di cactus e piante grasse e offre lo spettacolo imprevedibile delle Grottes de l’Observatoire abitate dall’uomo preistorico. Per ammirarne il fascino misterioso, le stalattiti e le stalagmite, bisogna però inerpicarsi su 558 scalini. Ma, almeno, si può raggiungere il Giardino in ascensore, dal porto.

Un’altra attrattiva di Montecarlo, che non è solo barche e casinò, è la più completa collezione mondiale di bambole e di bambole meccaniche, al Musée National, lasciata da Madame de Galea insieme a una serie di mobili in miniatura. La suggestione maggiore è rappresentata dagli stupendi vestiti delle bambole.
Poi c’è da godere il grande contrasto fra la città vecchia e la nuova. Nella prima si passeggia in un labirinto di stradine pedonali di ciottoli bianchi fra case graziose non più alte di tre piani. Nella seconda vince la vertigine dei grattacieli, i larghi viali di palme e le superstrade.

Se a Montecarlo arrivate in treno, scoprirete subito l’ultima meraviglia del Principato, la stazione ferroviaria sotterranea (tre chilometri di tunnel), lunga cinquecento metri e alta tredici, con tre binari, ascensori, tapis roulant e scale mobili, ricavata nel vallone di Santa Devota.

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