La bellezza delle elbane una tentazione per i pirati

– di Mimmo Carratelli

La disavventura di Emilia d’Hercole, la casetta di Agnese di Marcuccio, i guai di Donna Tessa Chimenti con la dogana.
Immagini di sode lavoratrici e “scatti” cinematografici di autentiche star dal ascino moderno.
Scene di mare, le prime gambe al sole, la prima gonna sopra il ginocchio e la prima donna in posa davanti all’obiettivo nel 1883.
L’abile lavoro dei fotografi e le “modelle” sicure e affascinanti. Visi severi, occhi di coraggio, sorrisi suggestivi.

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200504-15-3mDonne belle, del passato e di oggi, donne di Rio nell’Elba, isolane di fascino, tradizione, lavoro, pazienza, tenacia, occhi belli, visi ovali luminosi, capelli acconciati con grazia, sguardi d’amore. Materassaie, fornaie, filatrici, sarte, ricamatrici di una volta, emigranti, e donne gagliarde e istruite di oggi, spigliate, da adocchiare alle cale di Ortano, Nisporto, Nisportino, giovani con la pelle al sole e gli sguardi vivaci.
Storie e foto di isolane celebri, meno celebri, straordinarie sono contenute nel bel libro di Lucia Paoli, “Donne di mare e di miniera”, edito dal comune elbano dopo che si tenne sull’isola, nell’estate del Duemila, la Mostra “Un secolo di donne, gente di Rio” curata da Daniela Scalabrini Moneta.
Un volume suggestivo non solo per i racconti, ma anche per le immagini che propongono le fotografie delle donne di Rio dal 1883 al 1986, una galleria di volti, di pose, di gruppi che colpisce per la modernità dei visi e la gamma delle bellezze non solo contadine, tipiche, severe, come i ritratti di Luigia Alessi del 1883, che emigrò in Sudamerica, di Rosa Paoli e di Caterina Bartoli Giannelli immortalate da fotografi esperti.
Incanta la passerella fotografica delle elbane di Rio. Si rimane soggiogati dalle foto antiche scattate nei laboratori con le macchine a soffietto, come lo Stabilimento artistico fotografico di via Camerini, “si conservano le negative”. Una grande forza femminile, occhi di coraggio e tenacia, capelli ben curati, rigorosi vestiti d’epoca si propongono dalle pagine del libro. Ci si può innamorare di molti volti fascinosi, remoti e più recenti. Quasi un invito a sbarcare all’Elba per andare incontro alle fanciulle di Rio, eredi di una bellezza tipica, resistente, che le opportunità moderne di trucco, spavalderia e lavoro hanno accresciuto.
La prima storia di una donna di Rio nell’Elba che si conosca è quella di Emilia d’Hercole. Sicuramente bella e appetitosa se Sinam Bassà detto il Giudeo, capo della flotta musulmana, in realtà un grandissimo pirata, di quelli che assaltavano l’isola d’Elba, la rapì e “con lei giacque”, come sicuramente si disse a quei tempi, “ricavandone” un figlio.
Il ragazzo fu oggetto di una lunga contesa fra la madre che, ritornata all’Elba, voleva tenerlo con sé e il padre-pirata che glielo voleva portar via. Intervenne di persona il famoso e famigerato capo dei turchi Kair ed-Bin Barbarossa che sbarcò all’Elba e minacciò una carneficina se non gli avessero consegnato il ragazzo preteso da Sinam Bassà. Il ragazzo fu consegnato all’esimio capo pirata per evitare la strage minacciata.
Emilia d’Hercole per queste traversie si meritò la considerazione e qualche privilegio dal principe di Piombino che il Granduca di Toscana Cosimo dei Medici non riconobbe, tal che Emilia gli rivolse la seguente supplica che ha rivelato la sua storia: “Emilia d’Hercole da Rio sua serva indegna già rapita da quel famoso pirata detto il Giudeo del quale fece un figliuolo, qual poi Barbarossa rivolse, supplica che si voglia degnare sgravarla d’un obbligo qual tiene di scudi quattro sopra d’una casa che lei gode in Ferraio come bisognosa e povera che ‘l suo marito possa cavar qualche barcata di legna per sostentamento dei suoi figliuoli”.
E’ una storia e una supplica di metà del 1500. Altre se ne conoscono grazie al “Libro delle Suppliche” conservato nell’Archivio storico di Portoferraio. Agnese di Marcuccio, “povera e priva di suo marito, qual è nelle mani de Turchi”, chiese al Granduca “voglia farli elemosina d’una casetta nel Porto di Ferraio” in considerazione “delle ruine fatte nell’isola da l’Armata Turchesca” che l’aveva lasciata senza casa e col fardello di “sostentare sé e i suoi figliuoli, quali sono cinque”.
Donne di grande dignità e fermezza quelle di Rio nell’Elba, donne di minatori, ma anche di marinai e agricoltori, nei tempi lontani. Donna Tessa Chimenti, vedova, con grande tenacia inoltrò una supplica dietro l’altra dopo che i doganieri le avevano sequestrato, nel suo viaggio da Porto Ferraio a Rio, la cavalla e “tre staia di grano, otto libre di lino, tre pezzi di cacio, un rotolo di telo in un pezzo, quattro fazzoletti vergati in una federa, sedici cartine di belletto, due coltelli da spada, un piatto di stagno, un gomitolo d’accia, trentaquattro tovagliolini nuovi attaccati insieme”. La tenacia di Donna Tessa vinse dopo tre anni di suppliche ricevendo infine dal Granduca l'”Habbi Gratia”.
Toste erano le donne di Rio nell’Elba contro la burocrazia dell’epoca e la dogana ai confini tra i paesi dell’isola. Tosta fu Donna Bastiana di Giorgio da Capoliveri, sorpresa “fuora dalla terra di Ferraio” con un paniere in capo che conteneva “picce otto e pani quattro” che stava portando da Ferraio e Capoliveri “senza licenza”. Irriducibile nelle suppliche fu Donna Nicoletta di Polito da Capoliveri, vedova, che la dogana bloccò “per essere stata trovata a portare via da Porto Ferraio in Capoliveri picce 26 di pane”, multa e confisca dei beni. Né si arrese facilmente Donna Fiammetta di Jacopo da Porto Ferraio, vedova anche lei, incappata nelle multe e nelle confische della dogana. Piccole cronache dell’Ottocento.
Le donne del Novecento hanno pose e fascino da autentiche star, come Maria Bartoli dal viso intenso e i capelli raccolti come li farebbe oggi un abile parrucchiere, e l’intrigante Mercedes Gemelli dallo sguardo malizioso, seduta appena su una siepe di arbusti. Le immagini delle donne degli anni Venti non è esagerato definirle fatali, anche per l’abile lavoro dei fotografi. Suggestiva la foto delle tre ragazze, tra le quali Lauretta Cignoni e Gilda Specos, ferme davanti all’obiettivo nell’atto di suonare mandolini.
In pose cinematografiche si propongono Caterina Coli Chiassoni, il viso chiaro e grandi occhi, la bocca seducente e la linea nuda del collo; Luigetta Alessi, capelli ondulati e una collana sul collo da cigno; Mida Moretti nello “scatto” che è quasi un fotogramma di pellicola sentimentale; Iole D’Arena, la pettinatura d’attrice e lo sguardo perso in un sogno d’amore.
Gilda Fontana è una giovane donna sbarazzina, il viso bellissimo valorizzato da un elegante cappellino di lana. La eleggeremmo Miss del libro per il suo magnifico “primo piano”, una rassomiglianza pronunciata con Rossana Podestà, bellezza adolescenziale cinematografica fra gli anni Cinquanta e Sessanta. Metta Di Natale sta appoggiata languidamente a una pietraia. Caterina Bellini si è fatta ritrarre in riva al mare con ombrellino e vestitino appena sotto le ginocchia e Fanda Verdura mostra la prima gonna sopra il ginocchio.
Le fotografie degli anni Trenta sono maggiormente all’aperto, scene di mare, donne in acqua coi cappelli e i lunghi costumi da bagno e le prime gambe al sole, ma dal ginocchio in giù. Le donne di Rio degli anni Quaranta hanno volti hollywoodiani, come Lidia Di Biagio dai grandi capelli e dal sorriso smagliante, come Teresa Cacialli dal volto luminoso.
Nelle immagini degli anni Cinquanta, ecco una ragazza sulla Vespa, e poi Ettorina Tamagni in posa affascinante sulla roccia di un rio, Angela Contestabile in un vestito d’organza e cappellino e un passo di danza, Livia Marenghi con la cascata di capelli ricci vicino a una fonte.
Il libro di Lucia Paoli è come una passerella di miss. Ci si può invaghire di Creusa Giannelli, donna in nero e misteriosa degli inizi Novecento, e di Corinna Attoni, viso forte e conquistatore, di Alfonsina Galli coi capelli ondulati al vento e di Lina Colli, occhi immensi e il viso da Claudette Colbert, la diva di Hollywood.
Rivela il libro che delle donne di Rio nell’Elba si parlò per la prima volta come destinatarie di disposizioni legislative a tutela della morale e del comportamento composto e in difesa da violenze e soprusi. Proponiamo a parte due singolari disposizioni.

PAROLE PROIBITE
“Della Pratica del Sposo con la Sposa. Qualunque sposo converserà con la sposa prima l’habbi dato l’anello e fattone autentico instrumento o scritto, incorra in pena di lire cento da pagarsi di fatto per i doi terzi alla Camera del signore Illustrissimo e per l’altro terzo al Commissario exatore e doppo la pagata pena debba il predetto fra giorni tre seguenti contrahere Matrimonio con parole de presenti e pubblica Dattione del’Anello, sotto la medesima pena”.

LE FEMINE APPARTATE
“Del Condurre e tenere Femine dà Partito. Per che spesse volte le femine dà partito che si conducheno nelle terre nasce disordine e scandolo, però ordiniamo che non sia persona alcuna di Rio o Forestiero che ardisca le femine condotte da altri levare o contrattare, ma libere siano lasciate a chi l’haverà condotte e se alcune cercasse farle fuggire o contrattare, incorra in pena di scudi dieci… Non possino tali femine stare pubblicamente nella terra di Rio, se non in luogo che sia più che serà possibile remoto dall’habitationi delle persone di bona vita”.

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