La Carta di Montecristo

– di Sandro Tesoro

Un’oculata apertura alle visite della più solitaria e selvaggia isola dell’arcipelago toscano, legata alla leggenda del conte nel romanzo di Alexandre Dumas, superando restrizioni troppo rigide. l’iniziativa scaturita dall’intesa fra il parco nazionale dell’arcipelago, il comune di Portoferraio, il Corpo forestale della sede di Follonica e la Provincia di Livorno. La roccia di granito in mezzo al mare, rifugio di uccelli migratori e odorosa di resine e oleandri, è abitata solo dal custode e dalla moglie e, a turno, da due agenti della forestale.
L’attracco di Cala Maestra e la Villa Reale del viaggio di nozze di Vittorio Emanuele ed Elena del Montenegro.

Un mistero in mezzo al Tirreno, a sud dell’Isola d’Elba, una roccia di granito con sporgenze vertiginose sul mare, sedici chilometri di costa impervia, un paesaggio montuoso su 10,39 chilometri quadrati con le tre vette del Monte Fortezza (645 metri), della Cima del Colle Fondo e della Cima dei lecci. È l’Isola di Montecristo, rifugio e riposo di uccelli migratori, profumata di resine e oleandri, legata alla leggenda di Edmond Dantès, il personaggio creato da Alexandre Dumas. Il mistero è la sua solitudine sulla distesa d’acqua, la solitudine del custode e di sua moglie, il susseguirsi settimanale dei due agenti del Corpo forestale per la vigilanza, le leggende dei fantasmi, dei monaci, dei draghi, dei pirati che l’abitarono.
L’Isola di Montecristo è la più solitaria e selvaggia dell’arcipelago toscano. Cala Maestra è l’unico approdo possibile, su fondali sabbiosi, con l’unica costruzione dell’isola, la Villa Reale che, nel 1896, fu meta del viaggio di nozze di Vittorio Emanuele III ed Elena del Montenegro. A Cala Maestra c’è un piccolo molo di dieci metri con pochi anelli d’attracco. Un sentiero con gradini, fra gli alberi, porta alla Villa Reale. Nell’isola vi sono sorgenti d’acqua freschissima.
Un faro è posto sullo Scoglio Africa, una delle “formiche”, piccoli scogli, dell’isola di Montecristo. Una volta riservata solo alle visite degli studiosi, l’isola è ora aperta a un turismo selettivo che vi può sostare per non più di sei ore, proibito il pernottamento.
Da questa primavera, Montecristo è uscita dalle nebbie delle sue leggende per risplendere ancora, non solo risvegliata dalla primavera, ma soprattutto perché è andato a segno un interessante progetto, accarezzato per molti anni.

Dopo l’accordo fra il Parco nazionale dell’arcipelago toscano, il Comune di Portoferraio, il Corpo Forestale dello Stato con sede a Follonica e la Provincia di Livorno, si è pervenuti all’elaborazione, con conseguente approvazione, della Carta per Montecristo.
Con tale documento si vuole dare inizio alle visite di studenti delle scuole inferiori e superiori, principalmente di Portoferraio e dell’Arcipelago toscano, che hanno seguito i programmi di educazione ambientale. Inoltre 100 posti sono a disposizione di residenti di Portoferraio, Elba e
Arcipelago toscano che seguiranno un programma formativo e informativo di educazione ambientale.
Si è definita anche la partecipazione di gruppi formalmente riconosciuti per la ricerca scientifica.
Il documento soddisfa le linee indicate dal prestigioso Diploma del Consiglio d’Europa, Riserva Naturale Biogenetica, di cui l’isola è insignita sin da venti anni: “Riserve naturelle de l’île de Montecristo”.
L’insieme dettagliato è documentato dalla delibera del Parco nazionale n. 13 del 19 marzo 2008 con l’allegata Carta.

La presenza di persone sull’isola segue determinate regole in cui convivono le esigenze di conservazione ambientale e di conoscenza dell’isola nei suoi aspetti naturalistici e storico-religiosi, vista positivamente dagli esperti dell’Associazione Amici di Montecristo.
Si auspica, per il prossimo futuro, una sempre maggiore apertura a favore di studenti, turisti, ricercatori, studiosi, come pure di naviganti e pescatori in applicazione di linee rigide, ma non vessatorie, aperte soprattutto alla sicurezza, al miglioramento ambientale e alle esigenze di cultura e lavoro.
Per l’isola di Monecristo, si attende una maggiore attenzione per le escursioni, per la ricerca storico-naturalistica, per la sicurezza delle barche da pesca e per la difesa dell’ambiente mare, nell’ambito dello sviluppo ecosostenibile.
L’isola del tesoro, che sollecitò la fantasia di Dumas, potrà chiamarsi “l’isola dei tesori”.
Montecristo è detta anche l’Isola del Drago, quello ucciso nella leggenda di san Mamiliano.
Sono da apprezzare i continui sforzi della direttrice del Parco Franca Zanichelli e del sindaco di Portoferraio Roberto Peria assieme ai responsabili del Corpo forestale di Follonica e della Provincia di Livorno.
Ogni angolo, ogni scoglio, ogni cala e caletta, ogni vallata, ogni montagna, ogni luogo storico o monumento religioso dell’isola si apriranno alle attenzioni dei visitatori finora soggetti a molte restrizioni (non più di 50 visitatori al giorno, mille all’anno).
Potranno essere visitate, senza guida naturalistica, Cala Maestra con il Magazzino dei pescatori e il Museo (ex Villa Reale) mentre, accompagnati da guida naturalistica, potranno effettuarsi altri percorsi da definire nei dettagli.

Le aspettative di molti riguardano l’antico Monastero, la Grotta del Santo (San Mamiliano), il Monte della Fortezza e le diverse cale e calette, come pure l’esclusività della flora e della fauna.
L’isola di Montecristo, che dalla fine dell’ultima guerra ha avuto pochi visitatori, rinasce a nuova vita e potrà così integrarsi nella cultura dell’Arcipelago toscano, a disposizione degli amanti della natura e dei sui tesori storico-religiosi. La suggestione delle visite all’isola di Montecristo sono fuori di dubbio. Le condizioni estreme, che ne hanno impedito il soggiorno di una comunità, hanno favorito lo straordinario prosperare della flora e della fauna.
Animali caratteristici sono la vipera di Montecristo e un anfibio che si ritrova anche nei mari della Sardegna. Il clima è mite e ventilato.
Sembra che la scrittrice inglese Agata Christie avesse pensato di ambientare sull’isola di Montecristo uno dei suoi più celebri “gialli”, “Dieci piccoli indiani”, ripiegando poi su una anonima
isoletta britannica. La vicenda dumasiana del Conte di Montecristo è stata oggetto di tredici adattamenti cinematografici e teatrali. Il film del famoso regista francese Claude Autant-Lara è del 1961. Di recente, Gino Landi ha curato la regia di un musical ispirato al Conte.

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