La Cina è più vicina

– di Mimmo Carratelli

Sette secoli dopo il veneziano Marco Polo, l’imprenditore napoletano Gianni Punzo giunge nelle terre di kublai khan e si ferma a tianjin, la quarta Città cinese aperta al mondo. Qui realizza il sogno di esportarvi il modello-Cis, il più grande e autosufficiente sistema commerciale d’europa sorto a Nola trent’anni fa e in continua espansione. Un’area di sette milioni di metri quadrati ospiterà una “copia” della grande città d’affari napoletana.

Se i calcoli sono esatti, laggiù dovrebbe essere l’Anno del Cane.
Laggiù, intendo, sulla via di Marco Polo nelle città che si chiamavano Canbalu, Caragian, Caygiagui. Se ne andò il giovane veneziano, a 17 anni, per steppe, montagne e deserti, un viaggio di tre anni e mezzo, lungo dodicimila chilometri, fino alla corte di Kublai Khan. Era il 1271. E laggiù era il regno di mezzo, Zhong-guo, la Cina.
Sette secoli dopo, un cavaliere napoletano, un cavaliere della Repubblica, con naso da condottiero e occhi di mercante, inforca un destriero alato dei tempi moderni, sorvola i paesi che Marco Polo percorse su cammelli, cavalli e carrozze, sorpassa la Turchia e la Persia, l’immensa India e il golfo del Bengala e, inseguendo un sogno, sbarca a Tianjin, città cento chilometri a sud-est di Pechino, porto fluviale creato dai Ming, non lontano da una baia suggestiva, e scalo commerciale aperto all’Occidente nel 1858.
Remoti i tempi di Kublai Khan, il viaggiatore napoletano del terzo secolo giunge in Cina e non viene incantato da “le più care cose e di magiore valuta che ‘n terra del mondo” dalle quali fu affascinato Marco Polo, ma incanta a sua volta i cinesi.
Incontra il molto onorevole Dai Xiang Long, sindaco di Tianjin, quarta città cinese (5 milioni di abitanti), e fra inchini e tazze di tè presenta il suo gioiello, la città orizzontale alle porte di Napoli, un milione di metri quadrati per metà coperti dai capannoni e dagli uffici di 326 imprenditori di 90 settori merceologici con 15 chilometri di strade alberate e fasci luccicanti di binari più la suggestione nascente di un Vesuvio in acciaio e vetro (il Vulcano Buono) destinato ad ospitare una galleria commerciale con 200 insegne, un ipermercato, un grande albergo, una multisala cinematografica e venti punti di ristoro.
Non è Disneyland. È il Cis di Nola, il più attrezzato e vasto sistema di esposizione e distribuzione merci d’Europa, la più straordinaria bancarella mondiale con clienti in tutto il pianeta. Il sogno del cavaliere napoletano è di “mettere il Cis sul vagone dell’Interporto e portarlo in giro per il mondo”. L’ha portato in Cina con la fantasia del cuore e l’intuito imprenditoriale della mente.
Tianjin è una provincia cinese in crescente sviluppo con 13mila chilometri quadrati, attorno alla città, che ospitano imprese francesi, inglesi, giapponesi, statunitensi e, più di recente, russe e italiane. In questo luogo aperto al mondo il cavaliere napoletano piazzerà la sua bancarella planetaria, una vetrina commerciale di oltre 25mila metri quadrati che proporrà il tessile, la moda, l’oreficeria, la ceramica e i cammei della creatività campana, il primo piccolo passo del cavaliere nella terra di Marco Polo. Il successivo, su un’area di 7 milioni di metri quadrati, realizzerà il suo sogno di esportare in Cina il modello-Cis, cioè la città d’affari orizzontale di Nola, completa e autonoma, col grande mercato all’ingrosso, l’interporto e il centro servizi a forma di vulcano per la vendita al dettaglio, fantastico esempio di associazionismo e di un sistema commerciale autosufficiente con l’integrazione di tutti i supporti necessari, una banca propria, l’ufficio postale, il posto di polizia, bar e ristoranti e, soprattutto, quel fascio di binari per i treni dei containers in partenza per tutto il mondo.
La Cina è più vicina dopo il viaggio del cavaliere a Tianjin. Ma il miracolo nolano sarà globale. Tutto il mondo sarà più vicino. Il cavaliere ha una ricca agenda di viaggi. Abu- Dhabi in Dubai è la prossima tappa. Nola e il Cis si moltiplicheranno nel mondo.
Il cavaliere si chiama Gianni Punzo, napoletano di Posillipo, 67 anni, da trenta a cavallo della tigre nolana, la più straordinaria e audace iniziativa imprenditoriale italiana alle porte di Napoli. Era un ragazzo di via Firenze, nel quartiere San Lorenzo, oltre la Ferrovia, e cominciò con un negozio in Piazza Mercato, per anni conosciuto come il figlio di Raffaele al tempo dei “pannizzari”. Ne ha fatto di strada. Più di Marco Polo.

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