La Cina è vicinissima

– di Mimmo Carratelli

In agosto, e nell’anno del Topo, l’Olimpiade più attesa svelerà le meraviglie di Pechino. Il secondo aeroporto più grande del mondo darà il benvenuto agli ospiti olimpici. I Giochi saranno uno spot sensazionale per quattro miliardi di telespettatori nel mondo. Le due fantastiche Torri Pendenti e il nuovo Teatro nazionale in un edificio a forma di uovo.
Ventimila cantieri, cinquemila chilometri di nuove strade e 120mila nuovi alberi. Il sorriso del presidente Hu Jintao e quello più affascinante delle attrici Gong Li e Zhang Ziyi.

La data è nota. 8 agosto 2008. Il grande giorno di Pechino nell’anno 2552 dell’era buddista. In Piazza Tienanmen l’orologio elettronico scandisce il tempo che manca ai XXIX Giochi olimpici assegnati alla capitale cinese.

Dall’8 al 24 agosto lo scenario più sensazionale accompagnerà l’Olimpiade più attesa, la scoperta di un mondo vecchio e nuovo, il comunismo a braccetto col capitalismo, la Città Proibita circondata dai grattacieli e dalle ultime meraviglie del pianeta.

Pechino, quindici milioni di abitanti, rivoluzionata per i Giochi (43 miliardi investiti nei 26 impianti olimpici), interi quartieri abbattuti e ricostruiti (qualche tangente sui lavori, in carcere il vicesindaco Liu Zhihua), 147 chilometri di sette linee metropolitane, presenterà il secondo aeroporto più grande del mondo, le Torri Pendenti, due mostruose e altissime costruzioni che ospiteranno la tv di Stato, il Nido, tutto in acciaio, che è lo stadio dei Giochi, e il Cubo con le piscine olimpiche, più il sensazionale Uovo in titanio e vetro, alto 46 metri e lungo 216, sede del nuovo Teatro nazionale che riflette le sue luci su un grande lago artificiale azzurro. “Un mondo, un sogno” è lo slogan dell’Olimpiade cinese che attirerà quasi due milioni di visitatori e mobiliterà 80mila poliziotti, 33mila agenti del traffico, 70mila volontari e 80mila taxi. Nei ventimila cantieri olimpici sta lavorando mezzo milione di operai.
Pechino sarà la vetrina delle meraviglie. Commossi, gli Stati Uniti hanno cancellato la Cina dall’elenco dei dieci Paesi più cattivi del mondo.

L’Olimpiade (302 gare in programma) sarà l’immenso spot propagandistico (quattro miliardi di telespettatori) a sostegno degli scambi commerciali cinesi da cento miliardi di euro l’anno solo con l’Europa. Il nuovo aeroporto, costruito in tre anni, col tetto a schiena di drago, 175 scale mobili, 445 ascensori, 473 tapis roulant, 64 ristoranti, 94 negozi, rappresenterà il colossale benvenuto agli ospiti olimpici (10.708 gli atleti).
A Pechino l’Italia avrà un posto privilegiato, la sede di Casa Italia, quaranta ettari a nord-ovest della città, che non sarà solo il luogo di eventi sportivi ma reclamizzerà il made in Italy.

Mostruosamente moderna e assillata dallo smog, Pechino, ridisegnata dall’architetto tedesco Albert Speer junior, si presenterà al mondo nella sua veste sgargiante di capitale del nuovo secolo con un quartiere degli artisti, il quartiere delle banche, il mercato della seta, i vicoli delle pipe, dei barbieri, del riso, cinquemila chilometri di nuove strade, tre milioni di auto, 120mila nuovi alberi, più la serie dei ristoranti inventati dall’architetto francese Philippe Starck. Pechino riconoscibile e irriconoscibile, tra passato e futuro. Sorride il presidente della Repubblica popolare Hu Jintao, ingegnere idraulico, sessantasei anni, giovanilissimo, viso e fisico meno appesantiti dei suoi predecessori, un volto della nuova generazione politica cinese, capelli folti e neri, riga a sinistra, grandi occhiali con montatura leggera. Molto conservatore e non si sa quanto liberale che sogna “una società armoniosa”, un po’ complicata da realizzare con un miliardo e trecento milioni di cinesi da accontentare. Ma la Cina sorride soprattutto con le sue attrici più famose e affascinanti, Gong Li (“Lanterne rosse”) e la più giovane Zhang Ziyi (“Memorie di una geisha”), e con Li Yuchun, protagonista di un reality, che raccolse 400 milioni di sms dai suoi fans. In ogni caso, innamorarsi a Pechino sarà facile, occhi lunghi e frangette di capelli neri da corteggiare.

In Cina questo è l’anno del topo, furbo e veloce come i cinesi dell’anno olimpico. Il topo fu il primo a presentarsi a Buddha battendo sul tempo il bue, la tigre, il coniglio, il drago, il serpente, il cavallo, la pecora, la scimmia, il gallo, il cane e il maiale. Un autentico topo olimpico. Lui ha già vinto.

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