La città sommersa

– di Giorgio De Flammineis

Il sorprendente fondo marino di Baia.
La villa dove Nerone fece uccidere la madre. La residenza degli imperatori romani rivelata da una mareggiata di scirocco. La Via Erculea a sei metri di profondità. Le ostriche di Lucrino.
L’imponente attrezzatura del Portus Julius che ospitava la flotta di Roma e il grande deposito idrico che riforniva le navi.
Le terme e un vero complesso di residenze estive. In corso di delimitazione una nuova estensione dell’area marina
protetta. La regolamentazione degli accessi affidata a un consorzio di centri d’immersione. In sospeso l’interessamento dell’Unesco, un danno da rimediare.

200804-14-1m

200804-14-2m

200804-14-3mDal 29 settembre al 6 ottobre 1538 qualcosa di veramente importante avvenne nei Campi Flegrei non solo dal punto di vista geologico, ma anche storico e sociale: nel corso delle ultime due notti, dopo un settimana di movimenti tellurici, sorse una nuova montagna, il Monte Nuovo appunto, una deposito di materiale eruttivo di circa 140 metri.
Monte Nuovo non solo ha praticamente dimezzato l’estensione originaria del lago Lucrino e modificato la conformazione delle rive del lago d’Averno, ma ha “svuotato” una camera magmatica esistente nel sottosuolo che con la pressione raggiunta prima dell’eruzione aveva innalzato il terreno da Pozzuoli a capo Miseno di circa undici metri, per poi farlo di nuovo sprofondare, definitivamente questa volta, sotto il livello del mare.
E così è scesa sotto il livello del mare tutta la fascia costiera esistente intorno al Lacus Baianus, una ridente stazione di cura e soggiorno, diremmo oggi, molto ambita dalle più facoltose famiglie patrizie romane che hanno gareggiato dal I secolo a.C. fino al IV d.C. per potervi far costruire ville altamente sfarzose ed alla moda. Era diventato costume dell’epoca arricchire le dimore sia con piscine termali realizzate in saloni affacciati sul golfo, sia con peschiere, cioè capaci vasche di acqua di mare ove mantenere vive le specie ittiche maggiormente gradite ai proprietari che potevano così ostentare pesce sempre fresco nel corso dei ricchi banchetti.

È sott’acqua la villa ove Nerone fece uccidere la propria madre Agrippina, dopo aver fallito un primo tentativo durante una navigazione della donna tra Miseno e Baia, così come è sul fondo la villa dei Pisoni, villa confiscata ed annessa al demanio imperiale, dopo la scoperta della congiura ordita da Calpurnio Pisone contro Nerone il quale, per evitargli l’onta di una condanna, gli suggerì il suicidio. Per il povero Pisone non vi fu possibilità di chiedere un giusto processo, attendere il terzo grado di giudizio o presentare ricorso alla corte europea di Strasburgo.
Spesso il mare ha contribuito a segnalarci ciò che suo malgrado aveva conservato nei fondali per lunghissimi anni: le statue di un ninfeo ritrovate casualmente nel 1969, affioranti a pochi metri da Punta Epitaffio di Baia dopo una violenta mareggiata di scirocco, hanno fatto scoprire l’edificio che le ospitava, una residenza pubblica destinata dagli imperatori romani per le loro villeggiature (come villa Rosbery per i presidenti di oggi) e testimoniano la diffusa consapevolezza di poter soggiornare in quei luoghi mitologici e leggendari narrati da Omero e da Virgilio. Tra di esse vi sono infatti le statue di Omero e del suo nocchiero Bajos che offrono la coppa di vino a Polifemo per ubriacarlo ed accecarlo.

Bajos morì inspiegabilmente durante un turno di guardia notturno all’imbarcazione di Ulisse ancorata nella rada e lasciò il suo nome all’insenatura, Baia, che è diventato nome comune a tutte le insenature. Oggi una splendida ricostruzione del ninfeo con tutte le statue originali ritrovate e restaurate è ospitata in una sala del Museo dei Campi Flegrei nel castello aragonese di Baia.
Dal palazzo imperiale di punta Epitaffio in direzione Pozzuoli si dipartiva la via Erculea, anzi si diparte perché è tutt’ora visibile sul fondo di circa sei metri. La strada fu costruita lungo la costa meridionale del lago Lucrino, specchio d’acqua “lucroso” per chi lo deteneva in concessione, tale Sergio Orata, che, mediante forniture gratuite di meravigliose e succulente ostriche da lui allevate nel lago, destinate ai potenti di Roma, ottenne da costoro anche la licenza di sfruttamento delle acque sorgive del litorale baiano, per realizzarvi impianti termali all’avanguardia per tecnologia e proprietà terapeutiche.

Insieme con la via Erculea è sprofondato nei fondali marini il Portus Julius, una imponente struttura realizzata da Roma nel 37 a.C. per alloggiare la propria flotta militare nei laghi Lucrino ed Averno prima del trasferimento a Miseno avvenuto meno di un secolo più tardi. L’avvistamento del Portus Julius lo dobbiamo ad alcuni voli di ricognizione da parte dell’aviazione americana nel 1946, grazie soprattutto al pilota e subacqueo Bucher che dall’alto scattò una serie di fotografie che inequivocabilmente mostravano la planimetria delle strutture portuali.
Con la necessità di un porto più grande per la sempre più possente flotta romana, si attrezzò il porto di Miseno con depositi, scuole di formazione militare (Miles schola da cui Miliscola), perfino un teatro oggetto oggi di scavi per consentirne la fruibilità.

Resta sulla terraferma, e non ingoiata dal mare, la Piscina Mirabilis, un meraviglioso lavoro di scavo nel tufo per realizzare una cisterna per rifornire di acqua proveniente dalle fonti di Serino le navi da guerra. Dopo aver attraversato Nola, Napoli, la collina di Posillipo, Pozzuoli, Baia, mediante un acquedotto di circa 96 chilometri, le acque raggiungevano Miseno e rifornivano il più grande deposito idrico realizzato dai romani:
70 metri per 25, e 15 di altezza, per una capacità di 12mila metri cubi, come un’immensa cattedrale scavata nella collina. Ad essa furono aggiunte altre cisterne inizialmente a servizio di ville private e acquisite dal demanio militare per le esigenze della flotta: quella cosiddetta Cento Camerelle, che riforniva la villa dell’oratore Ortensio, e quella della grotta della Dragonara, probabile riserva d’acqua della villa di Lucullo.
Baia fu luogo simbolo di molli riposi oziosi, di lussuosi svaghi e teatro di amori, leciti e non, particolarmente travolgenti come quello in tempi successivi tra Boccaccio e Fiammetta che riecheggiava quello più antico tra Properzio e Cynthia, entrambi finiti tra le sofferenze maschili e che fa scrivere ad entrambi : perir possa il tuo nome o Baia.

Con la scusa delle cure termali, tutti da Roma vi si trasferivano e con vari pretesti rimandavano il ritorno nella capitale per godersi il clima, il paesaggio naturale, il vino saporoso di terra vulcanica, le ostriche di Lucrino, gli spettacoli artistici rappresentati sui palcoscenici realizzati nelle terme imperiali o in quelle delle piscine private. Era talmente alto l’orgoglio di Roma e dei suoi più augusti rappresentanti che si diffuse il prestigioso costume di arricchire le già fastose costruzioni con esatte riproduzioni delle più famose statue greche. Sorse così a Baia, nei pressi dell’attuale porto, accanto alle Terme, una fabbrica di sculture che replicava gli originali manufatti bronzei greci risalenti al IV sec a.C., mediante fedelissimi calchi in gesso.
Ai giorni nostri, questo patrimonio archeologico e culturale inizia a diventare oggetto di attenzione, restauro e conservazione da parte degli enti pubblici. Nel 2002 il ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio, di concerto con i ministeri per i Beni e le attività culturali, delle Infrastrutture e dei Trasporti, delle Politiche agricole e forestali, e d’intesa con la Regione Campania, ha istituito il Parco Sommerso di Baia equiparato ad area marina protetta, comprendendo lo specchio d’acqua antistante il litorale di Lucrino tra gli stabilimenti industriali e la punta Epitaffio.

La gestione provvisoria del Parco sommerso è stata affidata alla Soprintendenza per i Beni archeologici di Napoli e Caserta, perché si presenta come un vero e proprio museo sottomarino, con ticket d’ingresso per i visitatori. La sua estensione attuale è superiore alla superficie degli scavi archeologici di Pompei.
È in corso di delimitazione una nuova estensione dell’area marina protetta che, dal faro del Castello di Baia, giunge fino ad oltre capo Mise no, perché anche sui fondali di tutto questo tratto costiero sono numerosi i ritrovamenti di resti archeologici.
Trattandosi di beni di considerevole valore, la regolamentazione degli accessi si è resa necessaria. Attualmente il Consorzio di centri d’immersioni Assodiving Flegreum è l’unico operatore autorizzato ad accompagnare subacquei nel percorso archeologico dell’area marina protetta.

Una sola giornata di immersione non è sufficiente per gli appassionati di subacquea per gustare tutti gli spettacoli archeologici e naturalistici che i fondali del parco riservano. A soli sei metri di profondità si rivelano innanzi al vetro della maschera colonnati, mura, pavimenti marmorei o a mosaico, intorno a cui evoluiscono leggiadre e numerose specie ittiche in rapida moltiplicazione riproduttiva. Oppure vale certamente la pena tuffarsi poco oltre per raggiungere una sorgente vulcanica sottomarina di acqua a 80 gradi contornata da fumarole di emissioni gassose in un contesto archeologico costituito da una ventina di pilae a base quadrata di sette metri, realizzate in opus reticolatum e latericium, probabili pilastri di un camminamento di pertinenza portuale sopraelevato.
Davanti a Bacoli, purtroppo troppo vicino c’è la rotta del metrò del mare, è presente la torre di base di un antico faro a servizio del porto militare attiguo.

Tanti sforzi dei pochi pubblici amministratori sensibili al grande valore che l’offerta turistica locale potrebbe raggiungere con la giusta valorizzazione del patrimonio esistente e il costante appassionato impegno di operatori turistici locali vengono mortificati e resi vani dalla ottusa e a volte criminale gestione pubblica di taluni servizi. Per esempio, la recente vicenda rifiuti che ha determinato il rinvio sine die della già preannunciata dichiarazione dell’Unesco dell’area marina protetta di Baia quale patrimonio dell’umanità.
Ci si aspettava come conseguenza di tale dichiarazione il definitivo ingresso del litorale flegreo nei circuiti turistici culturali di respiro internazionale e, invece, si dovrà ricominciare da capo, autentica fatica di Sisifo, punito dagli dei con il rinomato supplizio per aver ottenuto una sorgente perenne d’acqua per la sua Corinto e per aver fatto scomparire la morte dalla terra. A volte la giustizia non è neanche dell’altro mondo.
Per informazoni, prenotazioni e immersioni, cliccare: www.baiasubaqua.it

Pin It

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *