La donna mito di Forio d’Ischia

– di Nino Masiello

Dal dopoguerra fino agli anni Settanta, il Bar Internazionale di Maria Senese fu un’autentica università all’aperto, cenacolo di artisti, scrittori e personaggi famosi italiani e stranieri.
Come cambiò l’insegna del bar.
La corrispondenza con gli ospiti illustri che a Maria dedicavano poesie e romantici ricordi. Il taccuino di Carlo Bernari.
La partenza del poeta britannico Wystan Hugh Auden e il suo malinconico messaggio d’addio.
La lettera a Elsa Morante e la promessa di Ottone d’Assia.

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200804-13-2mCarlo Bernari capitò da Maria una sera un po’ speciale per via di una “‘nzalatella”che Tonino aveva preparato esclusivamente per la comitiva, numerosa e chiassosa, capeggiata dai fratelli d’Assia che quella volta erano Enrico e Maurizio, Ottone chissà dove era… Lo scrittore napoletano, autore dei romanzi popolari “Speranzella” e “I tre operai”, stava raccogliendo appunti da trasformare in pagine stupende, quelle della sua intramontabile “Bibbia napoletana”.

“Poche sere fa al Bar Internazionale i due fratelli d’Assia (Enrico che si diletta di pittura e Maurizio che si diletta di pesca e motonautica), con uno stuolo di cugine e di ospiti stranieri, fra cui i due don Juan e l’Infante di Spagna, attorno a tre tavolini zoppicanti e malamente congiunti – scriverà – divoravano con buon (e dovrei dire con democratico) appetito una frugale cena che Tonino, il cameriere, definì con una sola parola ‘nzalatella, un’insalata, cioè, di pomidoro e cipolla. M’interessai di quel convivio non tanto per la precarietà del cibo, quanto per il fatto che la singolare mensa non era molestata né da sguardi né da commenti curiosi. Avevo già notato con quanta indifferenza la gente di Forio aveva veduto alternarsi, a quegli stessi tavolini, giorno e notte, celebrità d’ogni rango: principi e mimi, scrittori e artisti; dagli attori della Comitiva Francese (come li definì un brigadiere, volendo intendere della Comèdie Française), a poeti e pittori e scrittori famosi: da Auden a Montale, da Moravia a Carocci, da Muscetta a Russo, a Bargheer, eccetera.

Tutti uguali per il foriano: forestieri. I quali soltanto per ingannare il tempo hanno stasera intavolato una scommessa, se, cioè, il foriano ostenta quell’indifferenza consapevolmente, come rappresaglia morale verso coloro che invadono le sue case e le sue spiagge; o se il suo atteggiamento è soltanto ingenuità e timidezza un po’ selvaggia. Come in tutte le scommesse a perditempo non vi è stato né vincitore, né vinto. Ha prevalso una terza tesi che, per virtù dialettica, ricompone in sintesi le due opposte. Insomma, essendo il foriano il più isolano fra tutti gli abitanti dell’isola, egli è perciò il più schivo e il più sospettoso verso ogni novità che gli venga dall’esterno”. Ma, una volta studiato e pesato, se il “foresto” entra nelle grazie del foriano, allora sì che si trova a suo agio e può anche essere coccolato a dovere perché completamente accettato. Questa conclusione è nostra, ma le considerazioni dello scrittore, che ci onorò di autentica amicizia negli anni in cui, da collaboratore eminente, veniva al “Mattino” tutte le volte che tornava a Napoli, non sono assolutamente distanti dal concetto appena espresso.

Più volte “don Carlo”, presente Antonio Ghirelli, tornava volentieri al suo taccuino del viaggio a Ischia e ricordava proprio il bar di Maria Senese che, seppure orfano di Auden e Kallmann, gli aveva fatto vivere atmosfere di tempi che sembravano assai, assai lontani.
Auden era, intanto, partito da Forio, per non farvi più ritorno, nel 1958, lasciando un messaggio poetico senza tempo con “Addio al Mezzogiorno”, canto al Sud del “riarso altrove”, “dove le ombre hanno orli a tagli di luna e l’oceano d’ogni giorno è Azzurro…. Devo proprio andarmene, ma me ne vado, grato (perfino a un certo Signor Monte)…” Se ne andò alla grande e benedisse “… questo paese, le sue vendemmie e gli uomini che lo chiamano casa loro: sebbene non sempre si possa ricordare esattamente perché si è stati felici, non ci si dimentica di esserlo stati”.

Maria fa incorniciare la poesia che Auden le ha dedicato il 17 settembre del 1953, quella che celebra il suo bar. La ritroverete, insieme a quella di Elsa Morante, non potevano certo mancare nelle paginette dedicate a Maria in vita. Continua, intanto, a prodigarsi perché non si perda l’atmosfera magica del suo locale dove “Don Eduardo” ha ripreso a primeggiare, orgoglioso, sempre, di aver scritto, insieme ai suoi connazionali Gilles, Karl Sohn-Rethel, Rudolf Levy, Peter Ruta, Heinz Battke, Max Pfeiffer, Kurt Craemer, una pagina significativa dell’arte europea e pro prio a Ischia. Qualcuno di loro, che appartengono, tutti, alla colonia di artisti arrivati direttamente dalla solita Pensione Bandini di Firenze, ha conosciuto e apprezzato Maria, trovandola identica al ritratto che Bargheer ha fatto loro, da lontano, della “cafettera”. La Senese ha fatto in tempo anche a conoscere Ingeborg Bachmann, originale rappresentante della nuova letteratura tedesca, che considera la parola un “vuoto rotolare di sillabe” e vorrebbe, invece, fosse “libera, chiara, bella” tanto da invocarla appassionatamente: “O mia parola, salvami”.

Quando ha tempo, Maria scrive ai suoi molti amici lontani.
Le piace molto scrivere con destinazione mezzo mondo. Se proprio vuol fare bella figura si fa aiutare, come quando indirizza una lettera di ringraziamento a Elsa Morante: “Gentile Signora Morante, le scrivo poche righe per dirle che la ricordo sempre con molta simpatia e per inviarle questo giornale dove è pubblicata la bella poesia che lei gentilmente ha voluto dedicarmi e che io tengo molto cara. Al giornalista, che l’ha letta nel mio album dei ricordi, è piaciuta molto ed io sono stata ben lieta che l’abbia pubblicata e spero sia cosa gradita anche a lei. La saluto molto affettuosamente augurandomi di rivederla presto a Forio, Maria Senese”. A proposito delle insegne del bar c’è da dire che, per qualche anno, campeggiò quella che recava la scritta “Bar Internazionale” perché una mattina, avendo trovato rotta quella di “Bar Maria”, forse per via di una pallonata notturna, Maria, che era nel pieno della sua attività di regina della piazza, circondata da ospiti illustri in ogni momento della giornata, decise di far cambiare la scritta. Ma non rettificò, per soddisfare questo suo vezzo momentaneo, le carte da tempo registrate all’ufficio commercio del Comune nelle quali, relativamente all’esercizio pubblico, rimase la dizione “Bar Maria”.

Maria, intanto, invia cartoline con vedute di Forio a Enrico e Ottone d’Assia, indirizzandole ai rispettivi domicili, romano e fiorentino. I principi giramondo le rispondono con cartoline da New York, dalla Groenlandia, da Londra, da Los Angeles. Enrico, che sa della piccola passione di Maria per i francobolli, le manda una di quelle buste piene di francobolli assortiti in vendita presso i filatelici.
Fino a poco prima di morire Maria coglie l’occasione delle feste natalizie per ricordarsi a molti dei suoi tantissimi clienti: Cristina, Audrey, Sigrid, Anna, Lotte, Ennie, Erika…. Proprio ai primi di gennaio del 1977 le arriva un cartoncino di risposta agli auguri di Natale inviati a Ottone d’Assia. “Cara Maria, la ringrazio molto per la sua lettera di auguri che mi ha commosso molto. È tanto bello sapere di avere ancora degli amici a Forio dopo tanto, tanto tempo che non sono più stato lì! La sua cartolina mi ha fatto ripensare a tutte quelle giornate felici che ho passato in sua compagnia e con tanti altri in piazza. Anche se non volevo più tornare a Ischia per diversi motivi, dopo questi auguri ho ripensato e spero, se tutto va bene, di rivederla nel tardo autunno di quest’anno. La saluto cordialmente insieme a tutti gli amici e ai suoi nipoti, Ottone Principe d’Assia”.

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