La leggenda nera di George’s Island

– di Claudio Calveri

UNA CRONACA DEL 1876 SUL MISTERIOSO NAUFRAGIO DELLO SCHOONER “WALRUS”

L’avventura dell’ignoto superstite che riparò la goletta, riprese il mare e naufragò in un’isola vicina, Black Island.
Ma sopravvisse ancora e, raggiunto il Labrador, raccontò la storia incredibile delle sue peripezie dileguandosi poi nel nulla.
La scoperta di tre corpi decapitati sulla spiaggia dell’Isola di George e di un quarto corpo con la testa tagliata in quattro parti.
Il mistero di una foto di donna.

200608-7-1m

200608-7-2m

200608-7-3mMilioni di fan nel mondo trepidano in attesa di conoscere quale sia il mistero che avvolge l’isola perduta del telefilm “Lost”, a testimoniare quanto invalsa sia l’equazione che accomuna l’isola e l’enigma. Sono molti i casi in cui si parla – nella letteratura come nelle leggende popolari – di “isola misteriosa”.
L’isola è il locus ideale nel quale ricercare tesori nascosti, una sorta di dimensione parallela lontana da tutto nella quale è assai agevole perdersi o perdere qualcosa. Segreti e misteri, la maggior parte oscuri, si celano in questi frammenti di terra persi in mezzo al mare, almeno stando alle credenze diffuse. Tra le isole “noir” celebrate dalla letteratura viene in mente l’isolotto del Mediterraneo sul quale Agatha Christie ambienta il suo “Omicidio al sole”. La buffa sagoma del sagace Hercule Poirot si aggira per gli splendidi luoghi dell’isola in questione per trovare gli indizi che lo condurranno alla scoperta del colpevole, “facilitato” nel compito dall’ambito territoriale ristretto. Su un’isola è difficile scappare, verrebbe da dire.
Un assunto contraddetto dalla storia di un’altra isola misteriosa, stavolta reale: George’s Island. La fonte della storia è la cronaca giornalistica dell’anno 1876. L’isola di George è un embo di terra scosso dalle onde della Groswater Bay, sulla costa nord del Labrador, un tempo fiorente punto di riferimento per i pescatori della Conception Bay, nella zona di Terranova. La sua conformazione orografica, caratterizzata da numerose scogliere sommerse e barriere coralline, offre tutt’oggi un comodo habitat a molte specie marine. Fino al 1981 l’isola è anche stata valorizzata dal punto di vista turistico.
A leggere la “Newfoundland and Labrador Encyclopedia” (Enciclopedia di Terranova e Labrador), la si descrive come un luogo “colorato e molto frequentato”, ma la realtà del diciannovesimo secolo era ben differente, se non altro per l’esiguo numero di persone che erano soliti bazzicare l’isola. I pescatori vi si fermavano solo per battute di pesca, per lo più in barca. Non c’erano abitanti, ma solo il personale addetto al funzionamento del piccolo molo e della stazione di approvvigionamento ivi allestite all’epoca. La guida non riporta nulla di un tragico evento commentato sul giornale locale per alcuni giorni dell’autunno del 1876. La serie di articoli apparsi si chiedeva della reale portata degli eventi connessi ad un presunto naufragio che pareva avesse coinvolto l’imbarcazione “Walrus” (“il Tricheco”), uno schooner – goletta tipica dei pionieri americani – carico di un equipaggio di pescatori impiegati dalla Hudson Bay Company.
In un primo momento pareva che il vascello, fermatosi alla fonda vicino alla costa dell’ Isola di George il 15 ottobre 1876 per ripararsi da una tempesta, fosse stato danneggiato dalla violenza delle onde e del vento. L’equipaggio, nel tentativo di raggiungere l’isola per rifugiarcisi in attesa che la furia degli elementi si placasse, finirono per annegare nel trasbordo fino alla riva. La barca, pur danneggiata, rimase all’ancoraggio anche se in condizioni pessime. Si disse poi che effettivamente ci fu un superstite, il quale dopo un soggiorno forzato di cinque giorni sull’isola avrebbe riparato alla meno peggio la goletta riprendendo poi il mare per tentare di tornare sulla costa. Le precarie condizioni dell’imbarcazione non gli consentirono però una navigazione tranquilla.
Il viaggio si sarebbe concluso con un naufragio – stavolta definitivo – su un’isola vicina, per ironia della sorta denominata in modo quantomeno cupo: Black Island, nella Groswater Bay.
La sorte avrebbe poi nuovamente assistito il superstite consentendogli di sopravvivere ancora una volta, in tempo per essere soccorso e trasportato sulla terraferma, dove raccontò la storia che abbiamo fin qui riportato. Lo sconosciuto e fortunato marinaio si dileguò poi nel nulla, lasciando dietro di sé una scia di interrogativi irrisolti, domande nate dal successivo svolgersi degli eventi.
I dubbi nacquero quando, solo pochi giorni dopo il rocambolesco salvataggio del marinaio misterioso, un altro equipaggio di pescatori approdò sulle coste di George’s Island per procurarsi dell’esca viva. Giungendo sul lato meno frequentato dell’isola gli uomini scesi a terra si trovarono di fronte l’orrorifico spettacolo di tre corpi senza di vita, decapitati. Conclusero subito che i cadaveri non potevano essere stati portati dal mare, essendo stati rinvenuti ben al di sopra della linea dell’alta marea. Il macabro spettacolo era reso ancora più inquietante da un particolare ulteriore: i teschi delle vittime non furono mai ritrovati. I loro vestiti erano intatti. Esplorando poi il resto dell’isola, i marinai ritrovarono un altro corpo senza vita, stavolta con la testa ma tagliata di netto in quattro parti, come per i colpi inferti da un’ascia. Nei dintorni furono poi rinvenute due tende di grandi dimensioni (presumibilmente costruite da più uomini) ricavate da vele.
I pescatori regalarono agli uccisi una degna sepoltura e, una volta tornati sulla costa del Labrador, raccontarono la storia, senza rivolgersi alle autorità, all’epoca non ancora ben radicate sul territorio. Le circostanze furono poi confermate nel loro resoconto da un tale Pottle, imprenditore nel settore della pesca, che decise di andare a verificare il racconto salpando per George’s Island con un suo equipaggio. I riscontri di quanto esposto furono precisi, con i corpi seppelliti nei luoghi indicati e nelle condizioni descritte. Pottle scoprì anche, in un anfratto negli scogli poco lontano dalle tende, un certo numero di carte e libri marciti, oltre alla foto in seppia di una donna sconosciuta.
Pottle fece riseppellire i corpi ponendo stavolta sulle tombe anche delle lapidi. Nonostante l’ufficializzazione dell’accaduto – una storia ben diversa da quella di un “semplice” naufragio – non fu condotta alcuna investigazione ufficiale. I morti di George’s Island riposano ancora sotto la sabbia dei suoi lidi, conservando la realtà della loro macabra fine, probabilmente per mano di un marinaio scomparso, forse a causa di una donna misteriosa ritratta in una foto ormai perduta. George’s Island, una vera isola del mistero.

Pin It

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *