La metropoli del faraone

– di Peppe Iannicelli

Un viaggio fra Egitto e Israele,
da Alessandria
al Muro del Pianto.
La Biblioteca alessandrina
e la catalogazione
di tutti i libri del mondo.
Le piramidi
e una megalopoli
di dieci milioni di
abitanti.
Il fiume sacro
degli antichi egizi.
La Basilica della Natività
a Betlemme
con la porticina angusta
che consente il passaggio
di una sola persona
per volta. Il muro di Gerusalemme.

La nostra nave approda ad Alessandria, una metropoli capace di sorprendere per i suoi scenari. Dalla caotica città della Biblioteca sappiamo di dover attraversare l’incredibile e surreale silenzio del deserto per incontrare le millenarie piramidi. La strada è lunga, la voglia di vedere le piramidi incontenibile. Ma la nostra città d’approdo merita una visita approfondita.
Fondata da Alessandro Magno nel 332 a.C. e considerata la porta dell’Egitto sul Mediterraneo, Alessandria conta oggi più di tre milioni d’abitanti.
Il Museo greco-romano ospitava anticamente una preziosa collezione di papiri, i volumina, andati bruciati. Nel Museo, oggi, si trovano reperti del II secolo a.C., una magnifica scultura in granito nero d’Api, il toro sacro venerato dagli antichi Egizi, oltre a mummie, sarcofaghi, ceramiche, gioielli e arazzi antichissimi.
Sull’estrema punta occidentale, al posto dell’antico Faro d’Alessandria, una delle sette meraviglie del mondo antico, si erige oggi il Forte di Quait Bey, sede del Museo navale. La nuova Biblioteca Alessandrina sorge a pochi passi dall’antica sede voluta ben 2300 anni fa dal primo faraone greco d’Egitto Tolomeo I. Esistevano due biblioteche: la più grande, all’interno del palazzo reale, era adibita alla consultazione degli studiosi del Museo, mentre la più piccola era destinata alla pubblica lettura. La nuova biblioteca è un capolavoro d’arte moderna e tenta di compiere una titanica impresa cioè la catalogazione di tutti i libri del mondo. Non basterebbero tutte le vite del mondo per sfogliare i volumi che si allineano di fronte a noi. Sono quanti le bibliche stelle del cielo: alcuni sono fondamentali, altri inutili; qualcuno è da leggere a tutti i costi, altri sono tempo perso. Ma per il solo fatto di esistere ed esser sugli scaffali sono importanti anche perché tutti i dittatori della storia prima o poi hanno deciso di bruciare quelli sgraditi.

Da Alessandria, percorrendo la via del Deserto tra sabbie ed oasi, si giunge all’area archeologica di Gizah, famosa per le tre maestose piramidi e per la Sfinge.
La Piramide di Cheope, anche detta Grande piramide, è l’unica delle sette meraviglie del mondo antico che sia giunta sino a noi, nonché la più famosa piramide del mondo. È la più grande delle tre piramidi della necropoli di Gizah. È stata eretta da Cheope (Horo Medjedu) della IV dinastia dell’Egitto Antico come monumento funebre. All’interno, com’è accaduto per molte altre sepolture reali dell’antico Egitto saccheggiate dai violatori di tombe già nell’antichità, non è stata trovata alcuna sepoltura. E’ nata così una miriade di teorie, spesso prive di reale fondamento, sul fatto che le piramidi non siano monumenti funebri ma astronavi spaziali o trasmettitori alieni.
La piramide di Chefren (XXVI sec a.C.) offre la particolarità di possedere ancora intorno al vertice (più a punta di quello della piramide di Cheope) buona parte del suo rivestimento originario ché gli altri furono saccheggiati per costruire la Cittadella. E’ situata nel punto più alto del pianoro ed è di poco posteriore alla Grande Piramide. E’ il punto panoramico migliore per la classica foto ricordo sul cammello.

L’ultima piramide costruita sull’altopiano di Gizah, la piramide di Micerino ha una base equivalente a meno di un quarto di quella delle piramidi vicine. Gli archeologi presumono che gli egizi avessero esaurito le risorse economiche, ma è altrettanto probabile che il potere del faraone fosse in declino e che non fosse quindi più stato possibile riunire l’immensa forza lavoro necessaria alla costruzione di un ulteriore monumento gigantesco.
Accanto alle piramidi un monumento enigmatico. La sfinge è una figura mitologica appartenente tanto alla mitologia greca quanto a quella egizia. E’ raffigurata come un mostro con il corpo di leone e la testa umana, di falco o di capra. Alla testa viene attribuita la rappresentazione della figura del sovrano, ovvero il faraone.
La piramide a gradoni di Sakkara ha spinto qualche archeologo ad ipotizzare un collegamento tra gli egizi e gli antichi Maya che costruirono monumenti simili in America Latina.
A Memphis si resta senza parole al cospetto della statua di Ramses II illuminata dal sole, immagine simbolica della natura divina attribuita al monarca. E’ alta 13 metri. Il faraone stringe tra le mani un papiro con gli arcani imperiali.
Il Papyrus Institute custodisce i segreti della lavorazione della carta e del papiro, un’arte in cui gli antichi egizi erano maestri sin dalla notte dei tempi. Un souvenir da non perdere.

Il Cairo è la moderna capitale dell’Egitto. E’ una megalopoli con dieci milioni di abitanti. Nel 1171 il curdo Saladino s’impadronì del potere alla morte dell’ultimo Im?m. A lui si deve la costruzione della Cittadella per la quale utilizzò il rivestimento delle piramidi di Gizah. La fortezza divenne, fino al XIX secolo, la sede visibile del potere politico e militare. Il Museo di antichità egiziane ospita la più completa collezione di reperti archeologici dell’Antico Egitto del mondo. Gli oggetti in mostra sono 136mila e molte altre centinaia di migliaia sono conservate nei magazzini. I pezzi di maggior pregio sono rappresentati dalla collezione dei reperti trovati nella tomba di Tutankhamon, rinvenuta intatta nella Valle dei Re, dall’archeologo americano Howard Carter nel 1923.
Molto suggestiva la possibilità, partendo dal Cairo, di solcare le acque del Nilo, il fiume sacro degli antichi egizi. Su fastose imbarcazioni faraoni, regine e nobili navigavano sul Nilo verso le altre città del regno sostando, come i moderni turisti, a Gizah.
Dirigiamo così la nostra prua verso il vicino Israele. Vicino geograficamente, ma la prossimità è stata travagliata da guerre ed eccidi dai tempi dell’Esilio a quelli delle guerre mediorientali contemporanee. Il mare non conosce frontiere, ma quando gli strumenti ci confermano che siamo giunti in territorio israeliano avvertiamo un brivido lungo la schiena. Ci sono dei viaggi che mutano di significato e prospettiva: da turisti culturali diventiamo pellegrini spirituali perché davvero questa è la Terra Santa nonostante tutte le profanazioni che ha dovuto subire. Solo i pellegrini, infatti, possono tentare di comprendere realmente il passato, il presente e il futuro di Israele.

Dopo esser approdati ad Ashod imbocchiamo la strada per Betlemme. La nostra meta è la Basilica della Natività: e qui ci attende una sorpresa. La porticina è minuscola, quasi misera per una chiesa tanto importante. E’ una porticina tanto bassa da costringere chi entra praticamente ad inginocchiarsi per non sbattere la testa, tanto stretta da consentire il passaggio di una sola persona per volta. E’ una povera porticina quella che immette nella splendida Basilica della Natività a Betlemme, dove viene custodita e venerata la grotta nella quale Gesù venne al mondo.
L’accesso alla Basilica fu ridotto, nei secoli scorsi, ai minimi termini per impedire che il luogo santo venisse profanato dai turchi ottomani che in altre chiese avevano fatto irruzione a cavallo. Con il tempo la pratica ragione difensiva ha ceduto il passo ad un più ampio significato spirituale: fin dall’accesso ci s’inchina a Cristo Salvatore del Mondo.
La porticina di Betlemme è così diventata “porticina evangelica” poiché ai cristiani è sempre chiesto di credere che un cammello possa passare per la cruna di un ago. Ma questa porticina introduce al grande mistero d’amore di un Dio che irrompe generoso nella storia dell’Uomo e cammina accanto a noi per le strade del Mondo.
Il passaggio attraverso la porticina della Natività mi ha aiutato a riflettere sui miei doveri di comunicatore. Nella nostra missione di servizio è essenziale porsi in atteggiamento di umiltà rispetto agli eventi, ai luoghi, alle persone che andiamo a raccontare quotidianamente. Umili ma carichi d’entusiasmo e responsabilità. Ed in questa prospettiva umana e professionale l’esperienza in Terra Santa è stata molto arricchente.
Sono stato pellegrino, in Terra Santa. Compagno di cammino dell’Opera Napoletana Pellegrinaggi diretta dall’avvocato Mario Russo Cirillo. Da Betlemme a Nazareth, da Gerico a Gerusalemme una settimana d’intesa spiritualità in una Terra dove ogni granello di polvere è carico di significati storici, culturali, religiosi.
Un cammino lieve e faticoso, vissuto con speranza ed umiltà; carico cioè di una concretezza umana (il termine umiltà deriva dal latino humus che vuol dire proprio terra) rivolta ai fratelli ed al Cielo. La porticina verso il Regno dei Cieli è molto stretta ed ha bisogno di uomini di buona volontà come cantavano gli angeli nella notte di Betlemme.
Ma la fede in Dio e la fiducia negli uomini possono cambiare anche la più inquieta delle storie, possono riscattare le ingiustizie più profonde, possono restituire il sorriso a chi ha perduto la casa e la dignità. Certo non è facile trovare una porticina nel muro di cemento armato che divide Gerusalemme da Betlemme, Israele dalla Palestina. Un muro rispetto al quale diventa ogni giorno più difficile comprendere chi sia il prigioniero e chi il custode. Un muro che lacera le coscienze e cambia la vita delle persone. Un muro che la Chiesa di Napoli e l’Opera Napoletana Pellegrinaggi tentano di scalfire attraverso l’adozione a distanza di scolari ebrei, arabi, cristiani a Betlemme.

Grazie alla solidarietà partenopea saranno realizzati, nei prossimi mesi, un’aula informatica e corsi d’inglese per offrire una concreta prospettiva di futuro agli studenti e alle loro famiglie. Questa adozione scolastica è la stretta porticina nella quale far irrompere amore. Il computer e il dizionario d’inglese un frammento di quei ponti che Giovanni Paolo II invocava per la Terra Santa al posto dei muri.
Davanti ad un’altra porta ho concluso il mio pellegrinaggio: la porta della Basilica della Resurrezione e del Santo Sepolcro a Gerusalemme.
Nelle fenditure secolari delle colonne, ai lati dell’ingresso principale, i pellegrini infilano dei foglietti con una preghiera, un’invocazione, un sussurro elevato a Dio.
Ero già stato a Gerusalemme dieci anni orsono e sul mio bigliettino avevo scritto Shalom! In quel momento ho percepito chiaramente che un altro pellegrino si era aggiunto al nostro gruppo: Roberto Gianani che una crudele malattia ha strappato alla vita terrena.
La nostra barca, con la quale avremo ripreso la rotta verso casa, non sarà più la stessa. Ma a guidarci ci sarà sempre lui: la stella più brillante nel cielo. E il cielo ho guardato mentre era scesa la notte su Gerusalemme.
Una stella mi ha sorriso.
Non ho avuto dubbi neanche questa volta: Shalom ! Shalom! Pace su Gerusalemme, sulla Terra Santa , sul mondo intero e su tutti noi.
Shalom, e l’anno venturo a Gerusalemme.

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