La Perla Nera del Mediterraneo

– di Aldo Messina

Cernie e barracuda nel suo mare trasparente.
Le sette Grotte. Un’isola che è un museo vivente.
Il villaggio preistorico di Tramontana.
I forti, le torri, il monumento che ricorda le vecchie prigioni.
Il percorso gastronomico con la speciale zuppa di lenticchie. Dodici chilometri di costa e l’itinerario archeologicosubacqueo segnalato da un filo di nylon.
Un santo importato dalle Eolie.

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200406-10-3mTanto bella da essere “riservata dallo Stato”. L’isola di Ustica, 36 miglia marine a nord di Palermo, viene presentata così da Valentina Gebbia nel suo libro “Estate di san Martino”. Perla Nera del Mediterraneo, isola dal mare incontaminato, sede da oltre vent’anni dell’Area Marina Protetta, il mare di Ustica è trasparente e garantisce l’emozionante esperienza di imbattersi in cernie, tranquille perché indisturbate, o in guizzanti “aluzzi”, più noti come barracuda.
Non è necessario possedere una barca o un gommone per potere scoprire le bellezze del mare. La costa, circa dodici chilometri , è tutta da conquistare. Ai sub vengono offerti quindici percorsi naturalistici sommersi che non sempre richiedono l’uso di bombole.
Facile imbattersi sott’acqua in un reperto storico, essendo stata l’isola utilizzata in passato quale riparo dei naviganti dalle mareggiate. Nei pressi della Grotta Azzurra giacciono i resti di un relitto romano del primo secolo avanti Cristo.
Una boa arancione, nei pressi del faro di Punta Gavazzi, indica l’inizio del percorso archeologico-subacqueo che, seguendo un filo di nylon, consente di osservare “dal vivo” i reperti archeologici, volutamente lasciati al loro posto. A Ustica, i percorsi turistici sono indicati con maggiore precisione sott’acqua che non a terra.
Sono numerose le grotte, tutte balneabili. La Grotta Azzurra o Grotta dell’Acqua, la Grotta di San Francesco il Vecchio, la Grotta della Pastizza (“della pastorizia”: deve il suo nome ad una roccia a forma di testa di capretta), La Grotta delle Barche (rifugio dei pescatori), la Grotta Verde (nella quale immergendosi ogni corpo sembra assumere un colore fluorescente verdastro). Riservata ai sub è la Grotta dei Gamberi. Da terra è possibile raggiungere la Grotta Segreta dalle indescrivibili tinte azzurre dove è vietato immergersi in quanto in area A della Riserva.
Da non tralasciare l’osservazione dal mare dello Scoglio del Medico e di quello del Faraglione al cui interno è possibile raggiungere un laghetto marino.
Ustica ha scelto di non limitarsi ad offrire le bellezze del mare e propone ai suoi ospiti di guardare, “oltre” il mare, i percorsi museali “vivi”.
Il Museo della terra, è ricca di pini, cipressi, eucalipti, querce, alberi di Giuda e, abbassando gli occhi, lentischio, euforbia, oleastro, ginestre.
Non è da meno lo splendido Sentiero di Mezzogiorno che consente ai più resistenti di percorrere quattro chilometri di territorio incontaminato. Esso attraversa la costa meridionale dell’isola che, dalla Torre di Santa Maria, giunge al Faro di Punta Gavazzi. I sentieri battuti permettono da un lato la vista della scogliera e dall’altro della montagna.
Il Museo del cielo è la volta celeste, ben visibile di sera nella zona del Faro di Punta Gavazzi grazie al ridotto inquinamento luminoso. In alcune serate, per lo più quando le condizioni meteorologiche volgono al peggio, è possibile osservare le luci della costa siciliana: Palermo, Punta Raisi, Terrasini sino al Capo di San Vito.
Un Museo vulcanologico è tutta l’isola che “vive” sul bordo del cratere di un vulcano affiorato agli inizi del periodo Quaternario. I tre rilievi montuosi, in rapida successione, della Falconiera, della Guardia di Mezzo e della Guardia dei Turchi, rappresentano probabilmente la parte emersa della bocca del vulcano che scende dolcemente verso il mare con un terreno pianeggiante. Guardando a nord, quando scende il maestrale, si osservano in mare aperto le onde “a cavalloni”. E’ la secca della Colombaia: l’altra parte della bocca del vulcano.
Ancora oggi, l’isola è soggetta ad un continuo modellamento determinato dai fenomeni vulcanici, atmosferici e di erosione marina che hanno determinato il crollo di fasce di basalti colonnari nella zona di Tramontana cui l’uomo ha inutilmente cercato di porre riparo con iniezioni di cemento sulla roccia.
Il Museo storico ha il suo centro nel villaggio preistorico di Tramontana. Sembra che Ustica fosse abitata nel secondo millennio avanti Cristo e certamente doveva trattarsi di una comunità stanziale. Il villaggio preistorico, 1400 avanti Cristo, viene segnalato, per le sue mura, come la fortificazione preistorica meglio conservata del territorio italiano.
La presenza del villaggio fa ritenere che, in qualche modo, fosse possibile all’epoca disporre di fonti di acqua, identificate in alcuni fossi, i “gorghi”, che rappresentano antiche cisterne con particolari sistemi di distribuzione. Ne è prossimo il recupero. Non si sa se anche la Grotta dell’Acqua avesse funzioni di riserva idrica o solo di ristoro per i naviganti. All’interno della grotta sono stati rinvenuti bicchieri e scodelle che risalirebbero a tremila anni or sono.
Il Gorgo Salato, situato lungo la costa di Tramontana, alimentato dagli spruzzi invernali del mare, contiene acqua salmastra. E’ da visitare in inverno e autunno quando è sede di ristoro degli uccelli migratori .
Di estremo interesse è la necropoli del IV-VI secolo dopo Cristo con le tombe del periodo ipogeo, dall’età preistorica ai Fenici e quindi ai Greci. Diodoro Siculo chiamò l’isola “Osteodes”, ossario, essendovi state trovate le ossa di migliaia di mercenari cartaginesi lasciati morire tra gli scogli. I romani la chiamarono “Ustum”, bruciata.
E’ prossima la valorizzazione di un villaggio bizantino che, già oggi, seppur con difficoltà, può essere visitato nei pressi del Faro di Punta Gavazzi. Divenne postazione militare borbonica alla fine del 1700. In quell’epoca furono eretti, a protezione dai saraceni dopo l’invasione dell’8 settembre 1762, il Forte della Falconiera e le Torri di Santa Maria e dello Spalmatore, tutt’oggi intatti e visitabili.
Sempre in quel periodo, venne definita la struttura del paese con una chiesa centrale, del 1765, dedicata a San Ferdinando Re di Castiglia, che era un terziario francescano, e con le vie centrali, molte delle quali hanno nomi di etimologia militare. La chiesa custodisce una tela settecentesca, opera di Vito D’Anna, che raffigura il patrono dell’isola San Bartolomeo. Il santo è stato “importato” dalle Eolie e viene celebrato il 24 agosto con una grande festa che si conclude con “botti” e fuochi d’artificio.
Il Museo storico vanta altri ricordi perché Ustica è stata sede di confino per molti dissidenti del regime fascista (tra cui Gramsci e i fratelli Rosselli), in un secondo momento per criminali mafiosi sino al 1961. E’ possibile visitare i luoghi dove i reclusi vivevano (spesso centinaia in un camerone). Un ristorante dell’isola, “L’Isolotto”, ha sede proprio in uno di questi cameroni.
Merita d’essere visitata una costruzione all’epoca realizzata come carcere con le tipiche finestre piccole e alte che si aprono solo dall’esterno. Gli usticesi la chiamano ancora “Il Fosso”. Nei pressi della Torre di Santa Maria, è stato realizzato un monumento con i ferri delle vecchie prigioni.
Il percorso vivo gastronomico prevede la tappa nei campi e nelle fattorie. Nell’isola è possibile reperire alimenti zootecnici ed agricoli assolutamente biologici, tra cui la famosa lenticchia di Ustica e i capperi, conditi da un olio profumato, il tipico Spincione di Ustica. Deliziosa è la zuppa di lenticchie con cipolla rossa, zucchina, pomodorini, lattuga, basilico, olio, aglio, peperoncino e sale. Può essere gustata al meglio con il “pane caliato”, lasciato abbrustolire per una notte sul forno a calore naturale.
Nella masseria dei Palmisano è possibile bere latte appena munto (o mungerlo direttamente da una mucca) e bere vino di botte. La carne che viene proposta è locale. Sulla strada di Tramontana, la signora Favaloro è pronta ad offrirvi del formaggio fresco.
E’ un percorso all’insegna del benessere. Le lenticchie riducono il tasso di colesterolo e proteggono le coronarie, anche se, contenendo acido fitico, riducono l’assorbimento del calcio. I gamberetti di Ustica, le aragoste, i granchi, i calamari e i molluschi sono alimenti ricchi di rame. Secondo ricerche recentissime condotte in Italia, molte malattie degenerative del cervello (tra le quali il morbo di Alzheimer) sarebbero determinate dalla carenza alimentare di questo metallo che non è presente negli alimenti più comunemente usati nella alimentazione moderna (pane, pasta, carne di manzo, uova, formaggi). Non a caso, a Ustica, ci sono molti arzilli vecchietti (uno per tutti: zio Pasquale, 91 anni) in piena attività. Sono rarissimi i casi di Alzheimer tra gli abitanti dell’isola.
Da non sottovalutare il benefico effetto della “Taurina”, sostanza contenuta nel pesce fresco che fa un’azione protettiva contro i danni all’organismo dal fumo delle sigarette.
L’isola offre, per almeno sei mesi l’anno, la possibilità di un bagno e una efficace esposizione solare per chi soffre di dolori osteoarticolari. Tutto l’anno invece è consigliata l’aria assolutamente pura ed incontaminata, ricca di iodio per quanti soffrono di patologia tiroidea.
Si giunge a Ustica in un’ora e mezza di aliscafo, con partenza dal porto di Palermo, o in due ore e mezzo di nave-traghetto, abilitata al trasporto degli autoveicoli. Ma è anche possibile raggiungere l’isola in aliscafo da Napoli. Lo stesso mezzo collega direttamente Ustica con l’isola di Favignana, offrendo un suggestivo tour della costa settentrionale della Sicilia.

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