La ragazza del faro

– di Claudio Calveri

L’avventura di Grace Darling, un’eroina britannica, che viveva in una “lighthouse” su una delle Isole Farne.
La famiglia Knott, autentica dinastia di guardiani in attività per quasi due secoli.
Il primo faro della storia, settima meraviglia del mondo.
Dalle torri di avvistamento con i fuochi di segnalazione a quelle con la luce elettrica, numerose in Puglia, Sicilia, Sardegna e Calabria. La svolta tecnologica e la destinazione a musei e ristoranti delle costruzioni più moderne, mentre per quelle antiche rimane il rispetto come monumenti storici.

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200704-10-3m“Lighthouse”, casa della luce, questa la traduzione letterale della parola con la quale in lingua anglofona si indica il faro marittimo. Una definizione quantomai descrittiva della funzione oltre che della storia delle torri di illuminazione poste tradizionalmente lungo le coste ed i litorali di tutto il mondo per segnalare ai naviganti la vicinanza della terra e la presenza di ostacoli naturali alla rotta delle navi.
La storia dei fari e la loro utilità non si esauriscono però in quella di punto di segnalazione luminosa. Per la loro stessa struttura verticale, adatta alla visualizzazione di un ampia area sottostante, i fari assolsero anche a scopi militari di difesa del territorio.
Dalla sommità delle costruzioni sviluppate in altezza le sentinelle avvistavano le flotte nemiche in avvicinamento e davano l’allarme proprio utilizzando dei segnali luminosi. La comunicazione avveniva allora ad uso della popolazione dell’entroterra e non per quella dei naviganti.
L’Italia meridionale ed insulare conserva ancora oggi un ingente patrimonio monumentale legato a questo tipo di bastioni, con una densità particolare per quanto attiene le coste della Puglia, della Sicilia, della Sardegna, della Calabria. Era questa infatti la porzione di territorio più esposta agli attacchi delle navi saracene ed in generale di pirati e barbari.
Nell’immaginario collettivo però la dimensione elettiva collegata al faro è proprio quella del “lighthouse”, della struttura architettonica nella quale è ospitata la sorgente della luce che guida i naviganti nel buio ignoto della notte marina.
L’edificazione dei primi fari costituì una evoluzione rispetto al rudimentale sistema di accendere dei semplici fuochi di segnalazione – pur se di grosse dimensioni – su delle alture. Non è certo chi per prima abbia avuto l’idea di portare il fuoco “al coperto”, ma di sicuro l’intuizione ha consentito di gestire in maniera più efficace la portata della fiamma, riducendo anche i rischi di improvvisa estinzione.
Pur non essendo storicamente certa la “paternità” dell’ideazione rimane inteso come la segnaletica marina realizzata mediante i fari sia stato uno dei primi linguaggi “internazionali”, di portata trasversale tra i popoli, che sin dall’antichità la interpretavano in maniera univoca, sulla base delle esperienze pratiche e di una codificazione consuetudinaria.
Il faro più celebre dell’antichità rimane quello dell’isola di Faros, antistante il porto di Alessandria d’Egitto. Dal nome di quest’isola deriva il nome stesso del “lighthouse” in molti idiomi. Basti pensare che – oltre all’italiano “faro” – il nome delle torri di segnalazione varia dal francese “Phare” al “Faro” spagnolo al “Farol” dei portoghesi.
Dalla medesima radice proviene la parola “pharology”, disciplina che studia i fari. A sua volta, il nome dell’isola deriva da un fraintendimento di sapore mitologico, secondo il quale Menelao ed Elena, condotti fuori rotta da una tempesta, una volta approdati chiesero quale isola fosse. Alla risposta “isola dei faraoni” compresero però “isola di faro”, dando inizio alla leggenda. La torre del faro fu edificata sotto il regno di Tolomeo I°, costruita in dieci anni grazie allo sforzo di più di mille operai, cifre che le fecero meritare il titolo di settima meraviglia del mondo.
I fari più “misteriosi” dell’Europa sono invece le torri di avvistamento e segnalazione ancora oggi visibili lungo le frastagliate coste delle Isole Aran, di fronte a Galway, nell’Irlanda del Sud. Nulla si sa della loro edificazione né circa gli autori.
Il faro ha sempre evocato, nella letteratura come nell’immaginario popolare, l’idea di solitudine ed unicità, a volte di mistero. La conservazione, la manutenzione e la gestione dei fari è sempre stata affidata a dei professionisti del settore, i “lighthouse keepers”, per noi “guardiani del faro”. Costoro dovevano avere una buona cognizione delle norme tecniche e una innata propensione per la vita solitaria, essendo molto spesso le torri segnaletiche edificate a latitudini lontane dai centri abitati.
Oggi la relativa figura professionale, dopo un declino progressivo legato alla automatizzazione dei servizi oltre che al miglioramento costante dei sistemi satellitari di navigazione, ha ripreso quota, in particolar modo nei paesi nordici e in Gran Bretagna. La funzione principe rimane quella di custode, ma le mansioni vanno calibrate sulle nuove prospettive studiate per queste suggestive costruzioni a picco sul mare.
Se la segnalazione luminosa è infatti ormai desueta, molto accattivante è la suggestione dei luoghi dove le sentinelle del mare si innalzano. Non è raro infatti che le amministrazioni locali sfruttino questi veri e propri monumenti in chiave turistica, allestendo al loro interno musei, bed & breakfast o dei ristoranti. Ciò accade naturalmente con i fari di costruzione più recente, mentre quelli storici rimangono testimonianza di un passato nei quali – come per i campanili nella pianura padana – le torri erano identificative di un luogo sul territorio.
Nonostante tutto, alcuni fari rimangono comunque attivi nella loro primigenia funzione segnaletica, e in questi casi il lavoro richiesto ai guardiani è altamente specializzato e necessita di apposita formazione.
L’esempio più fulgido di dedizione professionale e diremmo quasi “dinastica” nella storia dei guardiani del faro è legata alla famiglia Knott, i cui membri spesero continuativamente quasi due secoli nell’esercizio di questa professione spesso ingrata. Dal 1730 al 1910 le coste britanniche nella zona del Galles furono presidiate da almeno un membro della famiglia o da uno dei suoi discendenti.
I membri della Knott Family spesero la loro esistenza vegliando sulla operatività dei fari di South Foreland, Eddystone, Skerries, Bull Point, Braunton. Uno di loro, Henry Thomas Knott, portò addirittura la sua esperienza nelle colonie, curando il faro di Basses, nell’isola di Ceylon.
Alla vita ed alle vicissitudini dei fari britannici è anche legata la storia di una delle eroine predilette dell’era vittoriana. Lei si chiamava Grace Darling, nata nel 1815 a Bamburgh, in Gran Bretagna, in una famiglia storica di guardiani del faro. Grace conquistò la sua fama in conseguenza del comportamento eroico dimostrato in occasione di un’alba burrascosa sulla fine dell’estate del 1838.
Il mare era scosso da venti di tempesta e una pioggia limitava la visibilità della costa di una delle Isole Farne, dove la ragazza soggiornava insieme alla famiglia. Alzatasi di buon ora, la ragazza capitò davanti alla finestra che affacciava sul declivio della scogliera, verso il mare. Gettando uno sguardo distratto al fortunale che scuoteva le onde e la costa, impedendo una chiara visibilità, si accorse della imminente catastrofe. Grace scorse tra i flutti la sagoma della “Forfarshire”, una imbarcazione di grosso cabotaggio, che si avvicinava senza scampo alla scogliera.
Era troppo tardi per impedire la collisione, ma subito avvertì il padre, insieme al quale prese il mare con una piccola barca a remi, sfidando la furia degli elementi. I due, incuranti dei rischi, riuscirono a raggiungere il luogo nel quale nel frattempo si era consumata la tragedia, traendo in salvo nove superstiti terrorizzati.
La ragazza fu insignita di onorificenze internazionali oltre che di una ingente ricompensa finanziaria, ma ciò non impedì che morisse di tubercolosi nel 1842. La memoria della sua impresa è conservata e celebrata dai documenti conservati nel museo di Bamburgh – dedicato alle vicende dei fari della zona – oltre che dalla sua tomba nella Parish Church del piccolo centro sulla costa britannica, che in questo modo ha inteso eternare il ricordo della giovane eroina, guardiana del faro figlia di guardiani del faro.
Ancora oggi il prestigioso Royal National Lifeboat Institution Mersey class lifeboat (museo del salvamento) reca il nome di Grace Darling.

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