La ragazza di Saint-Tropez

– di Roberto Gianani

Il cielo sulla Costa Azzurra è limpido, appena sfiorato dal giro di danza di una nuvola ballerina che ricorda Mistinguett, la “monella” con le gambe endiablés che a Nizza fece innamorare perdutamente Maurice Chevalier, lo chansonnier con la paglietta che cantava “Prière”.
In un pomeriggio color del glicine, la Promenade des Anglais sembra uscire dalle pagine di uno dei romanzi di Francis Scott Fitzgerald dedicati alla Costa Azzurra. Il passeggio è elegante, charmante. Gambe di belle donne, sorrisi di bistròt, zucchero di croissant, il doppio petto di lino blu di un anziano play-boy.
La Bugatti Royale scivola verso Saint-Tropez tra strade di lavanda e di mare. Al volante “une femme” bella come un incantesimo, come una lettera d’amore. Capricciosa come una giornata di marzo, mutevole come una nuvola, seducente come una tentazione.
I capelli biondi, allegri sopra la schiena e le gambe fasciate in un jeans. Una donna bella che parla francese, è Brigitte Bardot.
Sulle colline di Maures il sole accende praterie di fiori azzurri, una luce dorata vezzeggia il porto e si allunga fino a Port-Cros, L’ile du Levant, Porquerolles. Le labbra del vento soffiano la musica di uno scirocco caldo che sembra uscire dalla tromba di Miles Davis che a Saint-Tropez ebbe una breve e tormentata storia d’amore con Juliette Gréco. Erano gli anni cinquanta, in Costa Azzurra splendevano il lusso e il jet-set. Sulla spiaggia di Pampelonne le bocche più viziate bevevano Chablis e tentazioni.

Ma Saint-Tropez era troppo piccola per la femme che viaggiava in Bugatti. Quella ragazza dai capelli allegri, biondi sopra la schiena e le gambe fasciate in un jeans voleva sempre di più, voleva acchiappare la luna, fare l’attrice e diventare famosa.
Arrivò a Parigi con l’aria viziata e le labbra capricciose. Il regista Claude Autant-Lara le offrì di girare un film: “En cas de malheur”. La camera da presa la illuminò mentre si slacciava la gonna e lo slip. Nuda, in tacchi a spillo e reggicalze si offriva all’avvocato Jean Gabin.
Quel giorno Dio creò la donna. Non fu Vadim. Da quel set lei si sollevò come un fiore che sboccia. Brigitte era l’amore, era tutte le donne. Diventò sex-symbol, infilò di nuovo gambe e sentimenti in un jeans e andò alla conquista del mondo. Vibrante negli occhi e nelle scollature. Le labbra proibite e una chioma di ciocche di sole, percorse in fretta la sua età.
Si inchinarono gli uomini, si inchinarono i registi. La donna che sapeva di lavanda fece molta strada e diventò regina. Il verde e l’azzurro scintillavano nei suoi occhi e si mischiavano ai colori del mare di Saint-Tropez. Quella femmina si portava dietro tutte le brezze ardenti della Costa Azzurra.
Dentro il suo sguardo iniziava il desiderio, il desiderio del corpo e della notte. Un corpo che divorava la carne e i pensieri.
Era l’epoca dei reggiseni a balconcino, lei amava il topless e i seni nudi sotto la t-shirt. La erre francese rotolava maliziosa, lo sguardo accendeva le passioni. Gli occhi da gatta, una voce da letto e i capelli spettinati. Era femmina e dentro quei jeans correva il peccato.

Una scintilla, un’onda di capelli capricciosi, la camicia aperta sul seno generoso e il cuore bollente. Brigitte Bardot era amore, avventura, pettegolezzo, scandalo. Se la contesero registi, mariti, amanti, playboy e uomini famosi. Una vita di troppi letti di una sola notte e intrecci clandestini.
Aveva un debole per abbandoni e gabbie dorate, distese di sabbia bianca e oceani blu. I suoi fianchi erano curve di mare, sulla spiaggia di Heraclee anche i gabbiani stavano lì a guardarla con i capelli lunghi, allegri, spruzzati di sole. Morbida e scollata, erotica e capricciosa, B.B. è stato il corpo, la sensualità, il peccato, sia dentro lo spacco di una gonna, sia fasciato nel segreto di un jeans. Oggi la ragazza della spiaggia di Saint-Tropez è una signora vicino agli ottanta che vive alla “Mandrague” in compagnia di cani e pochi amici.
In Costa Azzurra dicono che la “femme fatale” che sedusse Adamo non è felice. Nei suoi occhi la malinconia dei ricordi.

(Da “Parola di jeans” di Roberto Gianani, Vele Bianche Editori, 2008)

Pin It

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *