La ragazza ha 90 anni

– di Mimmo Carratelli

L’8 agosto il ragguardevole compleanno di Esther Williams, da migliore nuotatrice sulla costa del Pacifico a straordinaria showgirl acquatica nelle pellicole del dopoguerra. Un corpo perfetto. L’accoppiata con Johnny Weissmuller nello spettacolo di Billy Rose. Il film “Bellezze al bagno” la rivelò al grande pubblico. Sorella Acqua mentre sullo schermo avanzavano le sensualone Jane Russell e Rita Hayworth, e poi Marilyn Monroe, fino a Ursula Andress e Sharone Stone.

La ragazza ha novant’anni. Intendo dire la nostra ragazza di quei tempi.
La guerra era appena finita. Gallette di Castellammare e cioccolata americana.
Alla radio, l’orchestra di Pippo Barzizza portò un po’ di swing. Le donne (ah, le donne!) portavano gonne sotto al ginocchio e svettavano sulle vertiginose scarpe con la zeppa di sughero. Per la nostalgia delle calze di seta, le ragazze si disegnavano la riga dietro le gambe nude (ah, le gambe!). Deflagrò il Mambo numero 5 di Perez Prado. Dagli States giungevano echi di Benny Goodman e Duke Ellington.
Venivamo dai telefoni bianchi, arrivarono i musical di Hollywood. Carmen Miranda, samba e banane in testa.
Flo Sandon’s, vicentina che si chiamava in realtà Mammola Sandòn, cantava el negro zumbòn. Si andava spegnendo la tiritera musicale delle tre sorelle olandesi, il Trio Lescano, che ci avevano martellato con tuli, tuli, tulipàn (dorme il mulino a vento sotto la luna d’argento!). Un derby balbettante con Ba, ba, baciami piccina (Alberto Rabagliati).
Fu uno schianto il seno di Maria Luisa Garoppo a “Lascia o raddoppia”. Immediatamente censurata la tabaccaia di Casale Monferrato “per l’abito che metteva in evidenza le sue procacità”.
Televisione in bianco e nero. Ma al cinema stava arrivando il technicolor.

Lei, la nostra ragazza, era una campionessa di nuoto di Los Angeles, la migliore sulla costa del Pacifico. La guerra le aveva impedito di partecipare alle Olimpiadi del 1940 che non si fecero. Billy Rose, impresario di uno show acquatico, la scovò in un centro commerciale dove faceva la commessa e l’indossatrice. La coinvolse nello show. Nella spettacolare piscina di Billy Rose si vide una straordinaria coppia acquatica. Lui era Johnny Weissmuller. Lei era Esther Williams, la nostra ragazza.
Johnny era un gran fusto, di origini romene. Aveva partecipato con un trucco alle Olimpiadi del 1924 e del 1928 vincendo cinque medaglie d’oro nel nuoto. Il trucco fu che Johnny, nato a Freidorf, un sobborgo di Timisoara in Romania, temendo che le origini lo escludessero dalla squadra americana di nuoto, taroccò la sua anagrafe da cui risultò che era nato invece a Windber, in Pennsylvania, con la data del fratello minore, venuto alla luce negli States. Dopo essere stato un boy addetto agli ascensori del Plaza Hotel di Chicago, era esploso del nuoto ed era anche diventato Tarzan sullo schermo (Io Tarzan, tu Jane!). Nel suo primo film, 1929, era apparso coperto solo da una foglia di fico. Aveva i suoi meravigliosi 25 anni.
Esther, attratta dalla popolarità di Weissmuller, accettò di tuffarsi nella gigantesca piscina di Billy Rose. Aveva 19 anni e Johnny ne aveva 36 quando apparvero nel “Billy Rose’s Arcade”. La nostra ragazza, oggi, ha novant’anni. Li festeggerà l’8 agosto nella villa di Beverly Hills col suo quarto marito, Edward Bell, un ex attore.

Si tuffò nei nostri cuori piroettando nelle acque azzurre di “Bellezze al bagno”, il film del 1944, con Red Skelton, un attore dell’Indiana con un ciuffone biondo. Lei era lo spot della salute, bella, elastica, atletica. Noi avevamo la magrezza di Lamberto Maggioni, il protagonista di “Ladri di biciclette” e portavamo vestiti stazzonati. Avevamo ancora la guerra addosso. Era bella, Esther Williams, perfettamente bella, disegnata dalla natura senza un difetto, gambe perfette, corpo perfetto, braccia perfette. Non so dirvi perché non pensammo mai di portarla a letto. Ma era la nostra ragazza. Per andare a ballare. Per andare in piscina. Per stare al chiaro di luna. Un bacio e via (kiss me, Esther). Capimmo che c’era una differenza con quelle che avremmo voluto avere come amanti (les amants, baby), le donne che provocavano indicibili tempeste ormonali a noi che andavamo all’Azione cattolica (Dio ti vede) e leggevamo Topolino, tormentati dalla minaccia della cecità se avessimo osato di sbrigarcela da soli con i primi ardori del corpo.

Accidenti, Esther era bella, ma, quando capitammo al casinò di Buenos Aires, Rita Hayworth, con le spalle nude e le gambe svelate a tratti dall’abito da sera, si sfilò i lunghi guanti neri cantando “Amado mio”, allora noi eravamo là, storditi ed elettrici, col respiro corto nel buio del cinema, cominciando a sudare come non ci succedeva con Esther, e invece ci succedeva con Gilda-Carmen Cansino-Rita Hayworth, snocciolando i suoi tre nomi al limite dello sfinimento.
Eravamo già usciti ubriachi di sesso dopo avere visto Jane Russell, la stangona sensuale del Minnesota, che in una capanna del West resuscitava il moribondo Billy the Kid con la medicina vivificatrice delle sue lunghe gambe, del seno generoso, degli sguardi languidi, della bocca provocante mentre gli sussurrava “il mio corpo ti salverà”, questo almeno era il titolo del film, e lei aveva un corpo ondeggiante che resuscitava i morti, figurarsi un moribondo.

E non vi sto a dire quello che ci successe sulla spiaggia di Crab Key, la piccola isola a nord di Giamaica, quando venne dal mare Ursula Andress, la ricercatrice di conchiglie, nel primo fantastico bikini dello schermo, bianco su un’abbronzatura eccitante, tutta bagnata tant’è che il bikini era inesistente, e, ahi, che movimenti pelvici quella volta di Ursula, mai vista un svizzera così sexy, un metro e sessantasei al fulmicotone. Andavamo per i trent’anni e ci sapemmo controllare, tanto lei cadde subito tra le braccia di Sean Connery.
Per dire, insomma, che Esther Williams, se non era proprio la ragazza della porta e della piscina accanto, non ci faceva sudare freddo come le altre. Punto (okay, darling). Il ritratto della salute era Esther e, come tale, sta avendo certamente una vecchiaia onesta, pulita, forse vigorosa, levigata e allenata dal nuoto.
Si sposò la prima volta con un ragazzo dell’università, belloccio, attraente, Leonard Kovner. Esther aveva 19 anni, una pazzia. Dopo quattro anni divorziarono. Penso che il sesso non era tutto per Esther e Leonard, credo, fosse solo una splendida macchina di sesso. Poi sposò un sergente dell’esercito, Ben Gage. Molto ammirati i due, lui bello, lei bella e famosa. Era il 1945. Esther era impegnata nello spettacolare balletto subacqueo in “Ziegfeld Follies”.

Non siamo stati mai gelosi di Esther mentre cominciavamo ad avere un interesse esagerato per Norman Jean Baker, la biondina di Los Angeles che stava diventando Marilyn Monroe (un terno a letto). Esther, comunque, passò al terzo marito e qui bisogna proprio dire che fu una grande scelta perché lui era Fernando Alvaro Lamas y de Santos, bel tenebroso di Buenos Aires, attore pregiato che semplificò il suo nome troppo impegnativo e lungo per starci tutto sulle locandine dei film. Vissero insieme ventidue anni a conferma che Esther l’aveva finalmente imbroccata.Fernando Lamas, col suo fascino latino, deve averla fatta felice. Il tumore che stroncò la vita di lui, a 67 anni, troncò quella felicità. Esther aveva sei anni in meno. Rimase sola. Poi a 75 anni s’è preso in casa Edward Bell. E ora sono là nella villa di Beverly Hills. Auguri, ragazza acquatica. Ti abbiamo voluto bene ed è stato un bel tempo.
Potremmo chiamarti Sorella Acqua, Acqua Azzurra, Acqua Chiara. Ora siamo tutti più tranquilli quelli che venivamo a vederti al cinema (quiet, baby: as time goes by). L’ultimo sussulto è stato quando Sharon Stone ha accavallato le gambe. Un basic instinct. Proprio l’ultimo, Esther.

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