La sera andavamo a Carnaby Street

– di Mimmo Carratelli

Londra negli anni Sessanta era l’ombelico del mondo e la piazza del pianeta era Piccadilly Circus. La strada malfamata ai tempi di Dickens divento un luogo cult reclamizzato dalla rivista americana “Time” invogliando a visitarla turisti di tutto i Paesi. Una citta in anticipo sulla globalizzazione dei nostri giorni. Si incontrava gente di tutte le razze in quella che fu la capitale della moda e della musica, l’indimenticabile e felice London Swinging. La trovata dello stilista gallese John Stephen e la minigonna di Mary Quant. Sara tutta un’altra citta con i Giochi 2012.

Al tempo in cui si andava in giro per il mondo, Londra fu una tappa fondamentale negli anni Sessanta. Poi vennero Amsterdam e Parigi. New York rimaneva ancora lontana. Ma la London Swinging Sixties, capitale della moda e della musica, con i pantaloni a zampa di elefante e le minigonne di Twiggy, le canzoni dei Beatles e dei Rolling Stones, e la regina Elisabetta che a 46 anni governava 125 milioni di sudditi dalla Gran Bretagna ai confini del mondo, compresi molti luoghi esotici come Antigua, Belize, Papua Nuova Guinea, Grenadine e Tuvalu, una piccola nazione polinesiana, quella fu una citta indimenticabile e irripetibile. E dire citta e poco. Londra era il mondo. Non pensate alle citta di oggi dove confluiscono tutte le etnie del pianeta. Nei Sessanta, Londra anticipo in assoluto il melting pot, il calderone di razze che la globalizzazione ha diffuso nelle nostre citta occidentali.

A Piccadilly Circus si incontravano giamaicani con la chitarra, ragazze indiane in sahari, asiatici e i loro occhi a mandorla, egiziani con la sahariana beige o avorio, lucidi senegalesi, severi ebrei, ciprioti, pakistani con la felpa e il cappuccio. Ai grandi magazzini Harrods, un gigantesco edificio con la facciata di ceramica su Brompton Road, che vendeva proprio tutto, avreste potuto comprare anche un leone come fecero John Rendall e Anthony Bourk, due australiani. La sera andavamo a Carnaby Street con l’insegna ad arco all’ingresso della strada fra due palazzi: “Welcom to Carnaby Street”. Era stata una via malfamata ai tempi di Dickens, era diventata la strada piu “in” della Swinging London, il luogo cult degli anni Sessanta, centro di attrazione di artisti e musicisti, cosi ben reclamizzata dalla rivista statunitense “Time” da farvi affluire turisti da tutto il mondo. Carnaby Street ispiro piu di un film, da “Alfie” a “Modesty Blaise”, a “Blow-Up”.

A inaugurare tutta una serie di negozi di abbigliamento “all’avanguardia” fu un giovane stilista gallese, John Stephen. Abbigliamento unisex a prezzi economici. Piu lontano, a Chelsea, Mary Quant inventava la minigonna col primo negozietto in King’s Road.

Allora, a Carnaby Street, c’erano solo due pub, il “Firkin” e “The ShakespearÈs Head”. Uno era in una piazzetta, Foubert’s Place, al piano terra di un edificio di mattoni rossi ad angolo con i tavolini sul marciapiede. Le notti erano sempre eccitanti. Londra era realmente l’ombelico del mondo. Oggi Carnaby Street e molto cambiata e non e piu un mondo alternativo. Sono pochi i negozietti indipendenti superstiti degli anni Sessanta, soffocati da grandi ristoranti e dai negozi smargiassi delle multinazionali. Londra anni Sessanta con quelli della City in bombetta, Piccadilly Circus con i grandi display luminosi, i localini di striptease di Soho, la sogliola di Dover al ristorante Wheeler, il pasticcio di piccione, il pate di pavone, le due orchestre che suonavano fino alle quattro del mattino al “Four Hundred Club” in Leicester Square, il dixieland al “Flamingo Club”, quaranta possibilita di spettacoli al giorno e il “News of the World” con le piu irresistibili pagine erotiche.

Tutto in anticipo a Londra, nei Sessanta. La storia a Trafalgar Square e il mercato di Covent Garden con le grida dei venditori di frutta e delle venditrici di fiori e tacchini. A Mayfair, tra Piccadilly e Hyde Park, tra le ragazze andava di moda imitare la diciannovenne Christine Keeler, la brunetta slancia, bocca sensuale, seni alti, gambe perfette, chioma scura sulle spalle. Aveva fatto perdere la testa al ministro della guerra John Profumo e fu la piu famosa squillo londinese. “Give me a tinkle”. Telefonami era un invito fin troppo eccitante. Ma non ne avevamo il numero. Bye bye, Londra. Con queste Olimpiadi sara un’altra storia, il rock al posto dello swing.

Pin It

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *