La signora Letizia

– di Marta Saraceno

Il soggiorno caprese, a più riprese, della figlia di Edwin Cerio. L’infanzia col nonno Ignazio e un’amica del cuore, Diana Heiskell. Il ritorno nell’isola, nel dopoguerra, col figlio Fernando. I foulard disegnati per Emilio Pucci e la copertina per il libro del padre, “L’ora di Capri”, con la torre campanaria della Piazzetta e l’orologio senza le lancette.

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200606-15-3mA “Ca’ del Sole” si dedicò alla sua vera passione, la pittura.
Le grandi amicizie con Borges, Norman Douglas e Graham Greene.
Le nuotate alla Marina Piccola. Negli ultimi tempi, dopo una serie di interventi chirurgici, camminava velocemente coi suoi bastoni, elegante e austera.

Nel settembre 1970 Laetitia Cerio inviava a tutte le donne impegnate nelle arti, professioni ed affari presenti nell’isola di Capri un invito al fine di costituire una sezione dell’Associazione femminile Fidapa. La sezione, in effetti, si costituì alla presenza della presidente nazionale Emma Granturco il 14 settembre 1970 ed ebbe, come tuttora ha, lo scopo di risvegliare nelle donne che svolgono un’attività professionale e commerciale il senso di responsabilità verso il loro paese e la società, di elevare il livello della loro cultura e della loro qualificazione, di favorire rapporti amichevoli tra le donne di tutto il mondo, di rimuovere le discriminazioni che spesso le donne devono sopportare.
Molte e qualificate furono le donne che aderirono a questa importante iniziativa che segna anche il ritorno di Laetitia Cerio a Capri dove aveva le radici della sua famiglia e dove prese casa a “Ca’ del Sole”. Laetitia, infatti, pur sentendosi caprese, era in realtà nata il 29 febbraio 1908 a Buenos Aires da Edwin Cerio (che lavorava in Argentina per i Krupp) e da Melena Hosmann. Da bambina non era molto amante dello studio e della lettura, ma i suoi le avevano dato un’educazione cosmopolita. Tra l’altro, a Roma, era stata una delle prime iscritte alla scuola, appena aperta, di Maria Montessori.
Aveva studiato in Argentina, in Svizzera, in Germania dove per un anno aveva frequentato l’Olderwald Schule e dove aveva conosciuto Klaus Mann e August Wegener. Nella sua infanzia aveva vissuto anche a Capri e nell’isola faceva spesso visita all’amato nonno Ignazio dal quale imparava molto e che morì quando lei era appena adolescente.
A Capri aveva la sua più cara amica, quasi coetanea, Diana, figlia del fotografo e pittore impressionista Morgan Heiskell. I loro giochi infantili si svolgevano tra Palazzo Cerio e Villa Discepoli dove Diana viveva.
Nel 1932 aveva sposato Ramiro Alvarez de Toledo, nobile di origine spagnola da cui aveva avuto due figli, Beatrice nel 1933 e Fernando nel 1934. Allo scoppio della seconda guerra mondiale era tornata in Argentina (là viveva la famiglia della madre) anche per proteggere i suoi piccoli dai pericoli del conflitto e aveva iniziato a disegnare quasi ogni mese per la rivista “Vogue”, ma anche costumi per il cinema. Nel 1954, dopo un viaggio avventuroso su una nave da carico, descrittoci dal figlio Fernando, aveva raggiunto New York e per tre anni aveva frequentato l’Art Student League dove aveva imparato, dato che era già un’esperta disegnatrice, l’uso dei colori.
Il 1946 è un anno triste per Laetitia. La fine del suo matrimonio e la morte immatura della figlia tredicenne, Beatrice, la segnano profondamente. La vita della sua bambina era stato un calvario negli ultimi anni in cui, a causa della malattia, era sempre rimasta ingessata. Anche Fernando ci ha detto di non avere mai potuto quasi mai giocare con Beatrice perché era sempre malata.
Dopo la morte di Beatrice, Laetitia e Fernando erano tornati a Capri e Laetitia aveva iniziato a collaborare, disegnando magnifici foulard, con il marchese Emilio Pucci che aveva aperto una boutique vicino alla “Canzone del mare”. Nel 1950 aveva disegnato, per la copertina di uno dei più famosi libri del padre Edwin, “L’ora di Capri”, la torre campanaria della Piazzetta. Il disegno, assai conosciuto, rappresenta l’orologio privo delle lancette perché il padre le aveva detto che Capri non ha ora e il tempo non esiste. Dagli anni Cinquanta in poi aveva partecipato a mostre collettive e personali in Italia, Francia, Inghilterra, Germania, Stati Uniti, ottenendo premi e riconoscimenti.
Nel 1960 sposò in seconde nozze Richard Holt e fino agli anni Settanta era tornata in America dove, con grande successo, aveva disegnato stoffe per interni e carte da parati. Questa attività, per quanto remunerativa, non le piaceva e, in seguito, dopo il ritorno a Capri, preferì abbandonarla per dedicarsi totalmente alla pittura. Era bello vedere la nascita delle sue opere sui cavalletti del suo studio a “Ca’ del Sole”. Era un’attenta conoscitrice di tutte le correnti pittoriche più avanzate e mostrava di prediligere una pittura tra l’astratto e la sintesi cubista. Secondo Graham Greene era l’unica pittrice di Capri. Lavorava costantemente e la sua ultima mostra risale al settembre 1996.
Dal 1962 fino alla morte, avvenuta il 10 gennaio 1997, fu presidente a vita del Centro Caprense Ignazio Cerio promuovendo manifestazioni nazionali e internazionali, lei stessa vagliando e selezionando gli autori che vi partecipavano. Sostenne la pubblicazione di “Le pagine dell’isola”, valido aiuto della conoscenza da parte della popolazione caprese delle attività del Centro. Aveva voluto donare al Comune il cimitero acattolico dove sono sepolti molti illustri italiani e stranieri. Aveva concesso due comodati: la “Casa Orlandi” ad Anacapri all’Università di Napoli perché fosse creato un Centro internazionale di cultura scientifica e la “Casa Cetrella” agli amici di Cetrella perché fosse usata per studi naturalistici sull’isola per continuare la tradizione della famiglia Cerio.
Negli ultimi anni, a partire dal 1982, si dedicò a creare dei capolavori a piccolo punto in cui dominavano alcuni colori: il blu del mare (il suo capoletto con il fondo del mare e con pesci di ogni genere, ora in casa del figlio Fernando, è semplicemente meraviglioso), il rosso del fuoco dell’eruzione del Vesuvio, il giallo dei limoni capresi che pendono dai rami. Di alcuni di questi lavori, che rivelavano la sua femminilità, faceva dono agli amici più cari. Gli amici non le mancavano e la sua casa era un punto di incontro di uomini e donne di cultura che giungevano a Capri da tutto il mondo. I suoi libri degli ospiti ne sono testimonianza. Ricordiamo la sua grande amicizia con Jorge Luis Borges e la sua famiglia, con Norman Douglas, con Graham Greene del quale fu a fianco per tradurre il discorso del settembre 1978 quando lo scrittore ricevette la cittadinanza onoraria di Anacapri nella chiesa di San Michele, con Sebastian de Grazia e sua moglie.
La ricordiamo elegante ed austera, dotata di una volontà ferrea. D’estate, ma anche d’inverno quando c’era un po’ di sole, faceva lunghe nuotate nel mare di Marina Piccola. Diceva che le facevano bene. Negli ultimi tempi camminava velocemente su suoi bastoni e sembrava non volere dar retta ad alcuno e forse, per questo suo atteggiamento, era fraintesa. In realtà, in seguito ai molteplici interventi chirurgici subiti, era costretta a questo tipo di deambulazione ed evitava di fermarsi perché la ripresa del cammino le risultava difficile. Chi aveva la possibilità di avvicinarla, godeva delle finezza dei suoi sentimenti e della elevatezza della sua cultura.

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