La sorpresa di Simenon di fronte all’Elba

– di Maria Gisella Catuogno

Il veliero “Araldo”, all’ormeggio, fu invaso da curiosi e musicanti che il nostromo spacciò per suoi cugini. Erano suonatori di mandolini e chitarre con un cantante in costume da bagno dalla voce tenorile. Rifiutarono un compenso dello scrittore accettando solo di bere e mangiare a bordo in cambio dell’allegria che portavano. Erano disoccupati di Rio Marina.

200506-14-1mQuesto racconto è ispirato ad una crociera nel Mediterraneo che Georges Simenon fece nel 1934 a bordo del veliero “Araldo”, sostando anche, per una decina di giorni, all’Elba.

S’avvicina una barca… Si preannuncia una serata splendida: il sole ha perso ormai ogni energia e si prepara ad un tramonto di bellezza struggente; il mare, abbandonata ogni increspatura, si arrende alla quiete mostrando un fondale senza segreti, almeno là dove l'”Araldo” ha ormeggiato.
Simenon si riposa sull’amaca di bordo, il berretto da marinaio calato sugli occhi, la pipa all’angolo della bocca; Tiggy è intenta a ripulire conchiglie, sassi e vetrini raccolti sulle spiagge: li passa nell’acqua dolce, li asciuga e poi li chiude in un barattolo, mettendoci sopra un’etichetta col nome del luogo e la data. E’ il suo modo di distinguere le varie tappe della crociera e non confonderle. Per ora i barattoli sono tre: Genova, Sanremo, Il Cavo…
Il Cavo è un minuscolo paese dell’Isola d’Elba.
Ad un tratto vede avvicinarsi dal largo una barca da cui si espande una musica dolce e sommessa. Quando è più vicina al veliero, si materializzano cinque, sei, otto uomini armati di mandolini e chitarre, che si sono lasciati trasportare dalla corrente.
– Angelino! – chiamano.
– Amici, venite, salite… – grida il nostromo.
In pochi minuti sono tutti a bordo e, dopo i saluti intonano una romanza napoletana di cui un tenore in costume da bagno rosso urla le strofe.
– Che succede Angelino? – chiede non senza apprensione Simenon.
– Cusini! Cusini miei e del capitano.
A quelle note, come i calamari attirati dalla luce, altri giovani salgono sull'”Araldo” e cercano una sistemazione sul sartiame e sui guardacorpi: sono allegri, sorridenti, ritengono sottinteso l’invito.
Il veliero si riempie di curiosi e i musicanti, lusingati da tanta attenzione, intonano sempre nuovi pezzi. Il giallo e l’arancio del tramonto fanno da fondale alla performance del primo attore, il chitarrista dai lunghi favoriti neri, il cappello calcato sulla fronte e la sigaretta tra le labbra, chino sullo strumento come un innamorato.
Simenon ascolta, è divertito e incuriosito. Passata quasi la prima ora, mentre le ombre calano più decise, prevale l’inquietudine e allora prende da parte il nostromo:
– Ascolta, mi spieghi chi pagherà tutti questi uomini, non solo i musicanti ma tutti quelli che, da quando siamo qui, lavorano sulla barca? Sono passati otto giorni ed è salita a bordo una vera armata… –
– Sono cusini! – risponde Angelino, il bel viso cotto dal sole, i capelli una volta castani ormai decisamente biondi e un’espressione di autentico stupore negli occhi.
– Cusini! Va bene, ma insomma devono anche mangiare, suonano e cantano per guadagnarsi da vivere, immagino…Non lo faranno solo per amore dell’arte…-
– Cusini! – insiste il nostromo.
– Ma questi chitarristi da dove vengono?-
– Da Rio Marina, il paese che si trova dietro questo promontorio. –
– E dove vanno? – interroga Simenon
– Non importa dove! Sono disoccupati… di mestiere, molti di loro fanno i marinai, ma ora sono senza ingaggio, gli altri sono meccanici… –
– Si guadagnano la vita con la musica? –
– Ma no, potranno mangiare con noi o anche dormire qui, sul fondo della barca, con la vela che farà da coperta… se lo chiederanno. Tutto qui! Domani è un altro giorno e cercheranno altrove… –
– E gli altri cusini, quelli che hanno lavorato a bordo? –
– Daremo da mangiare anche a loro! -Ecco, pensa Simenon, hanno “cugini” dappertutto: si dà una mano al proprio cugino risparmiandogli qualche fatica e lui in cambio cede la metà dei suoi maccheroni…
Quando, dopo due ore di serenate, lo scrittore offre del denaro ai musicanti, questi protestano con vigore e si sentono umiliati da quell’insistenza. Non chiedono che da bere e da mangiare; le loro scarpe hanno le suole bucate, ma i pantaloni sono pulitissimi e sulla fronte indossano berretti d’ammiraglio. C’è nel loro atteggiamento, nella cura stessa del loro modesto vestire, un’innata dignità ed eleganza.
Lasciando l'”Araldo” dopo saluti che non hanno nulla d’ossequioso, riprendono il mare: il chiaro di luna è il loro unico viatico. Si allontanano pizzicando ancora le chitarre.

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