La straordinaria Villa Lysis raccontata da Ada Negri

– di Carlo Missaglia

La poetessa lombarda fu ospite del barone Fersen nella dimora caprese ricca di meraviglie e cose rare ed esotiche dei suoi viaggi in Giappone e Cina. Uno scenario fastoso e gli ospiti suggestivi della villa, le donne sdraiate su cuscini e tappeti.
Il segretario Nino Cesarini stappava e mesceva champagne. Il barone ogni tanto scompariva rientrando sempre più livido e con le pinne del naso violacee per l’assunzione della cocaina. Un vero e proprio reportage in uno scritto del 1929.

È tempo di vacanze e così mi sono concesso la rilettura di alcuni documenti letterari in mio possesso, tra gli altri anche uno sconosciuto scritto di Ada Negri, prima scrittrice italiana generata dalla classe operaia. Il padre manovale e la madre, tessitrice. Nel 1940, divenne membro dell’Accademia italiana. Le era già stato riconosciuto nel 1894 il premio Milli per la poesia e nel 1931 il premio Mussolini per la carriera. Fu trovata morta dalla figlia Bianca nel suo studio. Era il 1945 ed ella aveva 75 anni. Voglio proporvi lo scritto che descrive un suo incontro caprese col barone Jacques de Fersen, nella di lui splendida residenza caprese.
Così scrisse Ada Negri a Cadenabbia, nella primavera del 1929: “Conservo un rotolo di versi francesi, scritti, con rotonda e chiusa calligrafia, a me dedicati dal barone Jacques de Fersen la scorsa primavera, in Capri. I fogli sono legati da un cordoncino giallo-oro, terminante in due nappe. Ricchi d’armonia i versi, e di raffinate immagini, ma pervasi da un acuto tormento. Io non vidi che due o tre volte in Capri il barone Jacques de Fersen; morto di sincope alcune settimane orsono, nella villa che egli aveva chiamata Lysis, alta sul monte Tiberio”.

“Non mi sembra vero di aver trascorso tre mesi di quest’anno nel manicomio azzurro del Tirreno. Ero viva laggiù? Ero io? O forse ho sognato? Solo a Capri io potevo incontrare il barone Jacques de Fersen. Vidi un gentiluomo, che dimostrava più o meno quarant’anni; alto, biondo, correttissimo di lineamenti perfetti e di nobili maniere. Solo gli occhi non riuscivo a definire: inafferrabili: come se non ci fossero.
Tali gli occhi delle statue: e l’anomalia mi turbava. Nel più aureo francese che io avessi mai udito, e con singolare precisione e lucentezza di linguaggio, dopo alcune sobrie parole sui miei libri m’invitò a Villa Lysis per una breve lettura di versi, in ristretto cenacolo di amici”.
“Nulla allora conoscevo della misteriosa vita di Jacques de Fersen. Qualcosa, nel suo toscano pittoresco e crudo, me ne sussurrò Perondino quand’egli fu partito (Perondino o anche Capinera, l’autrice di “O donne tutte”, libro che forse tutte le donne d’Italia hanno letto). Ma poi concludendo mi disse: Bisogna che tu vada a Villa Lysis, è un vero museo di meraviglie artistiche, che Fersen portò con sè nei suoi viaggi in Oriente. Edwin Cerio (sindaco e sire di Capri in quel tempo, ora non più sindaco ma sempre sire, finché vivrà) aggiunse: Dovete andare, Fersen ama appassionatamente gli alberi. Il suo parco è il più ricco e il più bello di Capri, dopo quello di Lady Lennox”.
“Andammo dunque una sera di fine maggio, a Villa Lysis. Eravamo, se ben ricordo, in nove, dieci, fra uomini e signore. La sera tiepida e profumata di rose, ma buia ché la luna si sarebbe levata assai tardi: la strada lunga, stretta, sassosa, scavata nella montagna. Cammina, cammina, come nelle favole, cammina, cammina, nel buio, sotto le stelle; Perondino-Capinera, ammantellata di bianco, zazzera nuda, innanzi a tutti, con una lampadetta accesa per segnare la via.

Ed ecco nel fondame fosco, occhieggiare luci violette, sanguigne, dorate; il palazzo dell’Orco? La casa di en Assan? Perondino avverte: ci siamo. E ci trovammo in uno spiazzo dinanzi ad una marmorea gradinata, conducente al portico romano della villa; ma la porta d’ingresso era nascosta da un ampio velario oro e nero. Sulla gradinata tappeti turchi e persiani; sui tappeti, tralci di rose; una profusione di rose; un torrente di rose. Al sommo della gradinata, due antichi tripodi di bronzo reggevano alcuni bracieri, donde vaporavano grani d’incenso. L’aroma dell’incenso unito a quello delle rose e a non si sa quale essenza orientale impregnava l’aria e mi dava il capogiro.
Globi opachi di luce era no sapientemente disposti fra il verde e nell’interno del portico. Dietro quei globi indovinavo la grandiosità del parco, respiravo in spirito l’innocenza degli alberi”. “Sedemmo in semicircolo, su poltrone preparate nello spiazzo. L’illusione del palcoscenico era festosa e perfetta. Io ho sempre avuto il terrore del palcoscenico. Avrei dovuto dire i miei poveri, semplici versi lassù, appoggiata a quella colonna, al sommo di quella cascata di rose, dietro quel tripode fumante d’incenso? Il barone Jacques de Fersen era in piena buona fede. Credeva, lui, fermamente credeva in quella messa in scena, in cospetto alla quale io non sapevo se ridere o piangere. Offriva (non vidi un solo domestico) su piatti d’oro sbalzato confetture che avevano il colore e la forma dei petali di rosa; e il suo segretario Nino Cesarini, accanto a lui, strappava e mesceva champagne”.

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Un commento su “La straordinaria Villa Lysis raccontata da Ada Negri

  1. Alfonso Auriemma 05/07/2015 at 23:31 - Reply

    avrei voluto rileggere la descrizione di Ada Negri di una serata passata a villa Lysis a Capri, di cui al numero 50 , anno 2010 mese di aprile de l’isola, in un articolo a firma di Carlo Missaglia. Purtroppo l’articolo è incompleto , mutilo della splendida chiusa finale della scrittrice. Potreste indicarmi dove posso recuperare il racconto nella sua interezza ? Grazie e complimenti per il lavoro che svolgete…..

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